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risali negli anni

9 Ottobre 2004

Numeri da capogiro

Leggo da Punto.com di giovedì scorso che il preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’università La Sapienza di Roma, Domenico De Masi, si è dimesso.

De Masi è quel simpaticissimo signore con occhi vispi e barba bianca che scrive libri dai titoli accattivanti L’ozio creativo, La fantasia e la concretezza, Non c’è progresso senza felicità. Libri pieni di idee condivisibili e intelligenti, a volte talmente ovvie – in senso buono – che non si capisce perché le aziende fanno esattamente e regolarmente il contrario.

Comunque, De Masi si è dimesso perché non ha abbastanza mezzi, strutture e soldi per far studiare decentemente i suoi studenti. La cosa che mi ha atterrita è stato leggere il numero degli studenti di Scienze della Comunicazione: 13.000 solo a Roma negli ultimi cinque anni. Se li moltiplico per il numero delle altre facoltà in giro per l’Italia, più i master post-universitari e i corsi di perfezionamento, arrivo a cifre da capogiro.

Il problema non è di avere locali per farli studiare oggi, ma di avere le aziende, le amministrazioni, i giornali, le televisioni dove farli lavorare domani. Che, temo, non ci saranno. Almeno per la maggior parte di loro. Peccato che nessuno onestamente glielo dica.

 

3 risposte a “Numeri da capogiro”

  1. cara Luisa, non ci sono posti di lavoro per tutti i laureati in Scienze della comunicazione così come non ci sono mai stati posti di lavoro per tutti i laureati in Scienze politiche, Sociologia, Psicologia, ecc. ecc. E’ anche vero che molti laureati escono dall’università solo dopo aver completato la loro raccolta bollini (leggi: esami) ma senza aver acquisito nessun saper fare nel lavoro intellettuale. La responsabilità non è loro ma di chi permette ad una realtà così sgangherata e cialtrona di avere l’etichetta di “università”.

    Corrado de Francesco

  2. Gentile Luisa,
    da universitario non posso che essere d’ accordo con quanto ha scritto; anche a informatica le cose non vanno meglio, negli ultimi anni (complice il 3+2), abbiamo assistito ad una invasione di matricole a cui è stato dato a intendere che con una laurea in informatica si diventa subito ricchi; contemporaneamente si è abbassato il livello dell’ insegnamento sempre grazie alla magica formula 3+2.
    Risultato?
    Sforniamo tantissimi operai specializzati e quasi più nessun laureato in grado di avere una mentalità aperta, di continuare a formarsi, di fare ricerca
    Chi lo spiega a questi ragazzi che fra 10 o 15 rischiano di avere ancora le stesse mansioni di quando sono stati assunti?
    O peggio di finire fuori mercato?
    Chico

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