Tag Archives: mobile

Leggere sullo smartphone: qualche sorpresa

14 Dic

Sono piuttosto sorprendenti i risultati dell’ultima ricerca di Jakob Nielsen & Co. sulla leggibilità dei testi sullo smartphone, ma ci dicono molto sulla straordinaria capacità di noi umani di adattarci al nuovo, anche se all’inizio facciamo sempre un sacco di storie.

La sorpresa, infatti, è che stiamo imparando a leggere sugli schermi piccoli. Non proprio tutto, ma quando i testi sono semplici e non trattano argomenti particolarmente complessi, la capacità di comprensione e la memorabilità del contenuto letto sullo smartphone è addirittura uno zic migliore dello stesso contenuto letto sul desktop.

Uno dei motivi potrebbe essere il minor tasso di distrazione: sullo smartphone, non abbiamo altre finestre intorno e questo aumenterebbe la concentrazione durante la lettura. Concentrazione che ci aiuterebbe a recuperare quanto perdiamo nella difficolta di ricostruire e memorizzare il contesto del pochissimo testo che vediamo nel minischermo.

Altri possibili motivi: scrollare con le dita è molto più comodo e naturale che farlo con il mouse, la definizione sugli smartphone è molto migliorata.

Quando però i testi sono particolarmente lunghi e trattano temi più complessi con un linguaggio appena più ricercato, le cose cambiano: sullo smartphone la velocità di lettura è più bassa, si torna spesso indietro a rileggere, la comprensione è decisamente migliore sullo schermo grande.

Questo per i testi cosiddetti “lineari”, come gli articoli dei giornali, da leggere e basta. Invece sullo smartphone i testi spesso ci chiedono di agire e interagire (vedi comprare), cosa che sul desktop facciamo ancora molto meglio e con più tranquillità.

Takeaway: allentiamo pure un po’ l’imperativo della brevità e concisione assolute per i testi che si rivolgono al grande pubblico, con obiettivi informativi e di intrattenimento. Per tutti gli altri, continuiamo a tenere alta la soglia di attenzione sulle difficoltà e i limiti dello schermo piccolo e a scrivere di conseguenza.

Salva

Mini-dialogo tra titolo e link

21 Dic

In questi giorni sto recuperando un po’ di letture e oggi sono immersa in Mobile Usability di Jakob Nielsen e Raluca Budiu, interessantissimo per chi scrive parole che saranno lette su schermi sempre più piccoli e in ambienti con un rumore di fondo sempre più alto.
Se la concentrazione e la sintesi sono da sempre obiettivi del business writer, soprattutto per i primi livelli della piramide rovesciata – titolo, sottotitolo, strillo o abstract – ora sono un imperativo categorico. Dobbiamo allenarci a dire meglio in meno spazio. Pesare le parole una per una perché siano precise, ricche, evocative. Individuare e togliere quelle superflue. Non sprecare nemmeno una battuta.
Condivido quindi un esempio di concentrazione che mi è piaciuto, quello della newsletter di Altroconsumo. La testata con il corsivo ombreggiato non mi piace per niente, le foto sono perfettamente inutili, ma il mini-dialogo tra titoli e link è indovinato:

Prodotti che promettono di far bene alla nostra salute
Ma funzionano davvero?

 Vuoi fare un regalo hi tech per Natale e non sai come sceglierlo?
Scoprilo con la guida al miglior acquisto

 Forni a microonde
Fanno male? Come funzionano?

 L’imposta di bollo sui prodotti finanziari dovrebbe essere progressiva.
Su chi pesa di più?

Senza i soliti clicca qui, leggi di più, leggi tutto, approfondisci, il link anticipa qualcosa sul contenuto dell’articolo, proprio come un microabstract. Il meccanismo funziona e potrebbe funzionare ancora meglio perché la concentrazione permetterebbe di inserire persino qualche battuta in più, recuperando per esempio l’intero titolo dell’articolo:

 Forni a microonde: tra verità e leggenda
Fanno male? Come funzionano?

È vero che il link potrebbe benissimo stare anche sul titolo e poi a seguire un breve abstract, come facciamo egregiamente in tanti, ma nel microcosmo titolo-sottotitolo il link call-to-action alla fine non mi dispiace affatto e mi sembra particolarmente adatto per il piccolo schermo dello smartphone.

Lo avrete capito: sto svuotando la mia casella di posta, faccio le pulizie di Natale.
Così scorro anche gli oggetti delle newsletter tutti insieme e faccio la classifica mentale di quelli che mi piacciono. La palma la do senz’altro a Bookrepublic e a Timbuktu.

World Wide WED

10 Lug

Una delle ultime Alertbox di Jakob Nielsen torna sulla antica questione della lettura sul web. La sua risposta è nota: non si legge, o si legge pochissimo. Negli anni le sue e altre ricerche non hanno fatto altro che suffragare questa tesi, fino all’ultimo articolo di Fahrad Manjoo su Slate: You won’t finish this article. Eh sì, perché pare che un sacco di gente condivida sui social network prima ancora di aver letto o letto per intero un testo.
Ma torniamo a Nielsen, il quale questa volta ammette che sì, un po’ di legge: Website Reading: It (Sometimes) Does Happen. E questo succede quando:

  • il sito ha un’ottima architettura delle informazioni
    la navigazione chiara, che permette di trovare subito ciò che ci interessa, non affievolisce la motivazione del lettore che, quando arriva sulla pagina, ha una buona disposizione alla lettura
  • il layout della pagina fa capire subito come sono organizzate le informazioni e dove sono quelle che ci interessano: quindi ottimi titoli e sottotitoli, stili del carattere coerenti, citazioni, didascalie; tutto per assecondare la lettura esplorativa che si fa sul web
  • alta qualità della scrittura.

Insomma testi molto ben organizzati e strutturati, dal punto di vista logico e da quello visivo. Tanti testi lunghissimi, lettissimi e commentatissimi stanno lì a dimostrarlo.
Allora, dove comincia la scrittura e dove comincia il design? Rispondono due veterani del giornalismo come Roy Peter Clark e Mario Garcia, l’uomo delle parole, che i lettori di questo blog ormai ben conoscono, e l’uomo della rivoluzione visiva dei quotidiani degli ultimi vent’anni. E la loro risposta è iWED: Writing, Editing , Design, tre attività che ormai sono da considerare una sola, ma anche un delizioso gioco di parole perché WED è il “matrimonio di parole e immagini”, che celebra una cerimonia diversa a seconda della piattaforma e del contesto comunicativo. Semplice, breve e sobria per lo smartphone; lunga, articolata e ricca di immagini per il tablet.

Ecco cosa c’è nel backstage della cerimonia:

W
Scrittura, ma anche ricerca, interviste, titoli, sottotitoli, strilli, box.

E
Editing, ma anche la ricerca di senso in tutti i materiali raccolti, le diverse declinazioni della notizia, dalla prima pagina del giornale su carta ai link di quello digitale, a un servizio online collegato.

D
Design, ma anche fotografia, arte, illustrazioni, colore, tipografia, infografica.

Nel suo blog Mario Garcia promette di mostrare esempi di iWED nelle prossime settimane. Intanto, come per la scrittura, anche per layout e design un po’ di sano back to basics non guasta: tipografi e designer dell’era Gutenberg ci lasciano una bella eredità in quanto a equilibri di colonne, spazi, interlinee, font… a partire da quell’Aldo che mise i testi nel libro tascabile e i libri nelle tasche dei suoi contemporanei – un po’ come con i nostri smartphone – e al quale Roberto Calasso dedica pagine bellissime nel suo recente L’impronta dell’editore (ma su questo ci torniamo, va’).

Il mobile marketing in 17 R

16 Feb

Review, Relevant, Request, Recruit, Register, Rate, Regional, Remind, Respect, Return, Respond, Record, Responsible, Referral, Rely, Reality, Rapid.
Per aiutare i lettori a ricordare, i comunicatori anglosassoni ricorrono spesso alle simmetrie, anche a rischio di diventare ossessivi.
A Hubspot gli autori dell’infografica sul Mobile Marketing devono aver sudato sette camicie per individuare le diciassette R.
Ma il risultato è di grande compattezza ed efficacia, e l’infografica riassume bene i punti che l’articolo illustra uno per uno.

Salva

Il lettore è mobile

12 Ott

Jakob Nielsen torna sulla scrittura (e la lettura) dei microtesti destinati agli smartphone.
Le sue ricerche dei mesi scorsi avevano già evidenziato che sui piccoli schermi la comprensibilità dei testi è due volte più difficile che sul normale schermo di un pc. Oggi rileva un curioso paradosso: chi legge news e altri testi sullo smartphone lo fa per lo più a tempo perso, quando è in attesa da qualche parte, ha un minuto o giù di lì e non sapendo cosa altro fare getta un’occhiata al telefono.
Legge quindi per riempire il tempo. Ciò nonostante si innervosisce moltissimo se i testi sono verbosi e non arrivano subito al punto. Il lettore mobile pare voglia fatti, notizie e basta.
Di qui la raccomandazione, reiterata, del guru: scrivere in modo semplice, senza parole superflue, e strutturare in modo tale da tenere dettagli e informazioni di contesto per le pagine successive.
Due cose più semplici a dirsi che a farsi e che richiedono competenze editoriali più robuste di quanto si pensi.