Tag Archives: Jakob Nielsen

Leggere sullo smartphone: qualche sorpresa

14 Dic

Sono piuttosto sorprendenti i risultati dell’ultima ricerca di Jakob Nielsen & Co. sulla leggibilità dei testi sullo smartphone, ma ci dicono molto sulla straordinaria capacità di noi umani di adattarci al nuovo, anche se all’inizio facciamo sempre un sacco di storie.

La sorpresa, infatti, è che stiamo imparando a leggere sugli schermi piccoli. Non proprio tutto, ma quando i testi sono semplici e non trattano argomenti particolarmente complessi, la capacità di comprensione e la memorabilità del contenuto letto sullo smartphone è addirittura uno zic migliore dello stesso contenuto letto sul desktop.

Uno dei motivi potrebbe essere il minor tasso di distrazione: sullo smartphone, non abbiamo altre finestre intorno e questo aumenterebbe la concentrazione durante la lettura. Concentrazione che ci aiuterebbe a recuperare quanto perdiamo nella difficolta di ricostruire e memorizzare il contesto del pochissimo testo che vediamo nel minischermo.

Altri possibili motivi: scrollare con le dita è molto più comodo e naturale che farlo con il mouse, la definizione sugli smartphone è molto migliorata.

Quando però i testi sono particolarmente lunghi e trattano temi più complessi con un linguaggio appena più ricercato, le cose cambiano: sullo smartphone la velocità di lettura è più bassa, si torna spesso indietro a rileggere, la comprensione è decisamente migliore sullo schermo grande.

Questo per i testi cosiddetti “lineari”, come gli articoli dei giornali, da leggere e basta. Invece sullo smartphone i testi spesso ci chiedono di agire e interagire (vedi comprare), cosa che sul desktop facciamo ancora molto meglio e con più tranquillità.

Takeaway: allentiamo pure un po’ l’imperativo della brevità e concisione assolute per i testi che si rivolgono al grande pubblico, con obiettivi informativi e di intrattenimento. Per tutti gli altri, continuiamo a tenere alta la soglia di attenzione sulle difficoltà e i limiti dello schermo piccolo e a scrivere di conseguenza.

Salva

5 consigli per 40 caratteri

7 Mag

Il Nielsen Norman Group (dove Nielsen sta per il famoso Jakob) ha pubblicato un paio di giorni fa un articolo con 5 consigli per scrivere oggetti efficaci per le email, oggetti che facciano subito capire se il messaggio interessa o meno. Senza un oggetto chiaro e informativo, molte email rischiano di finire direttamente nel cestino. Con un oggetto chiaro e informativo la via del cestino è almeno frutto di una decisione consapevole. Mentre leggevo, sbirciavo la mia casella email per vedere quanti e quali oggetti seguivano i cinque consigli.

1. Includere contenuto nell’oggetto
Non farsi tentare dall’idea che un oggetto generico porti comunque ad aprire l’email. Per mantenere una buona relazione, meglio lasciar decidere al destinatario che lasciarlo indispettito e deluso perché il contenuto non gli interessa.

comunicazione – Notiziario 2-2013
chi? cosa? mistero!

Newsletter Tv2000 – Newsletter Tv2000 numero 164
a cosa mi servirà mail il numero? non siamo in biblioteca

Corriere della Sera – Scegli la tua Europa
quale Europa? più che una notizia, un tema

Jakob Nielsen – Alertbox: Better Email Subject Lines,  Responsive Design & UX
l’oggetto che annuncia l’articolo in questione; informativo, non c’è che dire

Timbuktu – FREE APP: Timbuktu Pasta!
informativo e conciso, ci sta bene perfino il famigerato “tutto maiuscolo”

Amazon.it – I cento libri da leggere nella vita
c’è tutto, forse ci potevano mettere persino il numero in cifre: 100

Notiziario Zanichelli – Word of the Day: bank
se la parole mi interessa apro, sennò cestino; decisione informata

ufficio stampa zanichelli – i talent show secondo il Dizionario del Pop-Rock 2014
mi piace il tutto minuscolo: così risalta il titolo del libro

2. Mettere le cose più importanti all’inizio e comunque entro 40 caratteri
I piccoli schermi tagliano i nostri oggetti e inoltre altre ricerche di Nielsen mostrano che nell’affollamento della casella email tendiamo comunque a leggere solo le prime parole.

IBS.it – 5 libri per te con i libri di sei grandi editori!
I numeri staccano sul testo e si vedono subito: conciso e completo, gioca bene anche con i due numeri. Quello più importante in cifre, l’altro in lettere.

Il Segnalibro di Bookrepublic – Tutti (TUTTI) i classici Garzanti a 0.99 euro. E le altre promozioni
Ci sta anche la studiata ridondanza e persino il tutto maiuscolo.

3. Non ripetere informazioni che sono già nel mittente
Questo invece, per qualche ragione, lo fanno in tantissimi, anche gli scafati come Amazon. Forse perché gli oggetti sono molto brevi e la ripetizione non esclude comunque altre informazioni.

Amazon.it – Amazon.it consiglia “Memorie di un vecchio giardiniere (Raggi)” e altro ancora
Cosa sia, o siano, Raggi rimane un mistero… e come lo esaltano le parentesi!

Trony – Da Trony Una Pasqua Di Sconti
Quante, troppe, maiuscole confondono anche in un oggetto così breve. L’occhio sulle montagne russe.

4. Non inserire il nome del destinatario nell’oggetto
Secondo gli esperti di usabilità, l’utente è sempre più accorto e di questi trucchetti non ne può più. Se comunque si decide di mettere il nome, i consigli sono: solo il nome di battesimo, solo l’iniziale maiuscola, non cominciare l’oggetto col nome perché il destinatario lo deve “scavalcare” alla ricerca della notizia. Nella mia casella di Luisa e LUISA ne ho contate moltissime, eccone alcune:

IKEA FAMILY Newsletter – Ciao LUISA, in IKEA sta arrivando il SOTTOCOSTO!
Quante maiuscole, ma poteva Luisa essere da meno di Ikea?

Lufthansa – Solo per lei: il suo buono da 20, Signora Carrada
Molto cerimoniosi, ‘sti tedeschi.

Campagna Riparte il futuro – Luisa qual è il tuo sogno?
Teaser ma non mi intriga.

5. Attenzione ai simboli e ai caratteri speciali
Non ci avevo proprio mai fatto caso, ma un piccolo sole nella mia casella c’era. Lo fanno per attirare l’attenzione, pare, ma evidentemente non la mia. Nielsen Norman sconsiglia simboli e caratteri speciali, soprattutto all’inizio del messaggio. Meglio in mezzo, suggerisce, per esempio con una stellina di separazione, ma la raccomandazione è di non sacrificare battute utili a informare per inserire un piccolo effetto speciale.

Giordano Shop – ☼ Ecco le Offerta di questa Settimana ☼
Due soli non sono bastati a illuminare l’offerta della settimana.

I millefoglie del Corriere e qualche divagazione

8 Mar

Mi piace il nuovo sito del Corriere della Sera. Le immagini la fanno da padrone, come è giusto che sia su un medium sempre più visivo, ma ho notato finalmente un cambiamento anche nei testi. Tutti gli articoli, praticamente senza eccezioni, sono strutturati per essere letti dalla finestra di uno schermo, un piccolo schermo.
Quindi, fine degli articoli-lenzuolone, interrotti solo da uno spazio da un capoverso e l’altro. Gli articoli del nuovo Corriere seguono il modello “millefoglie” che Jakob Nielsen consiglia da anni:

  • titolo
  • occhiello
  • titoletti interni altamente informativi

Se i primi due fanno parte da sempre dell’apparato di titolazione di un quotidiano, i titoletti molto meno. Ora scandiscono ogni pezzo, ma soprattutto costituiscono un vero livello di lettura a sé. La mente che legge rimbalza di titoletto in titoletto, si fa una prima idea, si potrebbe persino fermare lì, se ha voglia legge tutto.

Nielsen ci ricorda che sullo schermo ci soffermiamo soprattutto sulla parte sinistra della pagina e lì dove troviamo una discorntinuità visiva. Per questo i titoletti interni sono perfetti.

Titoli, occhielli e titoletti del Corriere soddisfano pienamente la lettura esplorativa che facciamo sullo schermo. Ecco quelli dell’ultimo articolo di Maria Teresa Meli:

Europee, il premier si dà il traguardo del 30%

L’obiettivo più alto è il 33% di Veltroni Una soglia per mettere fine alle trattative fuori e dentro il partito

L’effetto Renzi si misura il 25 maggio

Col 33% Renzi avrebbe raggiunto il traguardo

Il taglio dell’Irpef potrebbe essere la carta vincente

E se i lettori, ormai appagati, si fermano qui? In realtà le ricerche ci dicono che se i “microcontenuti” sono ben fatti, è molto più probabile che alla lettura esplorativa segua quella più attenta e profonda. Quindi testi necessariamente brevi no, testi strutturati sicuramente sì.

E allora – mi chiedo alla fine di questo post – perché io in questo blog non sottotitolo mai e prediligo i titoli misteriosi a quelli altamente informativi?

Perché i modi per tenere il lettore con sé sono tanti, non solo struttura, modularità e varietà visiva. Per esempio, la fluidità, quello che preferisco, quello che più mi appartiene.
Un testo “fluido” si fa leggere in virtù della logica dell’argomentazione, del ritmo e della piacevolezza. Non pone ostacoli alla lettura. Non scommette sulla pausa e sull’interruzione, ma sul fatto che alla fine di una frase il lettore non potrà fare a meno di leggere la successiva.

E poi perché questo blog non è un giornale. È il mio blog. Il mio spazio personale, come si diceva una volta. Qui mi piace lasciarmi andare e continuare ad allenarmi alla fluidità, che in questo mondo testuale sempre più ricco i muscoli scribacchini li dobbiamo tenere in forma tutti.

E infine perché mi piace che i miei testi personali conservino una bella conversevolezza, per usare un termine che mi ha regalato Silverio Novelli e che ho subito fatto mio. La conversevolezza è fluida per natura. Quanto ai titoli misteriosi, mi divertono, e questa mi sembra un’ottima ragione per continuare a scriverli. Almeno qui.

PS Comunque anch’io strutturo. Eccome! Per esempio in questo lungo testo che ti può interessare: Sul web così si legge, così si scrive (dati alla mano)

Su questo blog leggi anche:

Alla scoperta dei sottotitoli

Salva

Mini-dialogo tra titolo e link

21 Dic

In questi giorni sto recuperando un po’ di letture e oggi sono immersa in Mobile Usability di Jakob Nielsen e Raluca Budiu, interessantissimo per chi scrive parole che saranno lette su schermi sempre più piccoli e in ambienti con un rumore di fondo sempre più alto.
Se la concentrazione e la sintesi sono da sempre obiettivi del business writer, soprattutto per i primi livelli della piramide rovesciata – titolo, sottotitolo, strillo o abstract – ora sono un imperativo categorico. Dobbiamo allenarci a dire meglio in meno spazio. Pesare le parole una per una perché siano precise, ricche, evocative. Individuare e togliere quelle superflue. Non sprecare nemmeno una battuta.
Condivido quindi un esempio di concentrazione che mi è piaciuto, quello della newsletter di Altroconsumo. La testata con il corsivo ombreggiato non mi piace per niente, le foto sono perfettamente inutili, ma il mini-dialogo tra titoli e link è indovinato:

Prodotti che promettono di far bene alla nostra salute
Ma funzionano davvero?

 Vuoi fare un regalo hi tech per Natale e non sai come sceglierlo?
Scoprilo con la guida al miglior acquisto

 Forni a microonde
Fanno male? Come funzionano?

 L’imposta di bollo sui prodotti finanziari dovrebbe essere progressiva.
Su chi pesa di più?

Senza i soliti clicca qui, leggi di più, leggi tutto, approfondisci, il link anticipa qualcosa sul contenuto dell’articolo, proprio come un microabstract. Il meccanismo funziona e potrebbe funzionare ancora meglio perché la concentrazione permetterebbe di inserire persino qualche battuta in più, recuperando per esempio l’intero titolo dell’articolo:

 Forni a microonde: tra verità e leggenda
Fanno male? Come funzionano?

È vero che il link potrebbe benissimo stare anche sul titolo e poi a seguire un breve abstract, come facciamo egregiamente in tanti, ma nel microcosmo titolo-sottotitolo il link call-to-action alla fine non mi dispiace affatto e mi sembra particolarmente adatto per il piccolo schermo dello smartphone.

Lo avrete capito: sto svuotando la mia casella di posta, faccio le pulizie di Natale.
Così scorro anche gli oggetti delle newsletter tutti insieme e faccio la classifica mentale di quelli che mi piacciono. La palma la do senz’altro a Bookrepublic e a Timbuktu.

I nomi delle categorie secondo Nielsen

21 Dic

Avoid Category Names That Suck: nel suo ultimo articolo Jakob Nielsen torna sulle parole, per invitarci a resistere alla tentazione di mettere nomi brillanti ma ambigui alle sezioni del nostro sito. Meglio nomi terra terra, francamente logori, ma chiarissimi su quanto viene dopo. Insomma, teniamoci il nostro “chi siamo” o “l’azienda”.
L’invito si articola in cinque consigli, come sempre corredati da esempi:

  • Scegliete nomi descrittivi, cui gli utenti sono abituati, anche se vi sembrano noiosi.
    Support and Solutions è ambiguo, Inspired Living incomprensibile. Meglio Chi siamo, Ricette, Corsi.
  • Non inventatevi nomi originali.
    Cosa ci sarà mai dietro Company Experience? O Profumi&Sapori?
  • Evitate le sovrapposizioni.
    L’etichetta deve essere precisa, né troppo ristretta né troppo ampia.
    Che differenza c’è tra Soluzioni e Servizi e Prodottì? O tra Itinerari e Viaggi?
  • Adottate la logica e la prospettiva dell’utente, non la vostra.
    I propri criteri di classificazione sono chiarissimi all’interno dell’azienda, spesso oscuri al di fuori. Offerte e Promozioni per Trenitalia e Italo sono due cose diverse, ma per noi conta solo lo sconto, la tariffa migliore.
  • Non fidatevi del vostro istinto.
    Progettate e testate, riprogettate e testate ancora.