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Gli ibuk di Zandegù

8 Dic

Uno me l’ha regalato l’autrice (Annamaria Anelli), uno l’ho comprato (quello di Roberto Pasini) e un altro me lo ha mandato la casa editrice (quello di Francesca Marano). Fatto sta che negli ultimi tempi ho divorato ben tre ebook di Zandegù, casa editrice torinese che conoscevo ma di cui non avevo mai letto nulla.

Nessuno dei tre temi – scrivere email efficaci, costruire un’identità visiva, farsi un sito da freelance – mi trovava completamente digiuna, eppure da tutti e tre ho imparato e messo a punto parecchie cosette che in questo periodo di riflessioni e ripensamenti mi sono tornate utili. Li leggi in un paio d’ore – e di questi tempi non è male –, ma ti lasciano una scia di idee e spunti che continuano a lavorarti dentro e sui quali ritorni.

La linea editoriale è chiara e tutti e tre gli autori la seguono con precisione millimetrica: idee da mettere in pratica con facilità, che rispondono alle domande di base che ciascuno di noi si fa, utili per far da soli o per chiedere ad altri con consapevolezza e attenzione. Più due ingredienti che io apprezzo in qualsiasi libro che ti vuole insegnare a fare: tanti esempi e tutti ben scelti (sì, molti di più che in libroni con il doppio delle pagine e il doppio del prezzo), un tono di voce amichevole e diretto che si traduce in credibilità e piacevolezza, come se l’autore fosse lì a parlarti. Così è stato per la pacatezza arguta di Annamaria e l’understatement leggero ed elegante di Roberto, che ho riconosciuto fin dalle prime battute. Francesca invece non la conosco personalmente, ma ora è come se la conoscessi e probabilmente sentendola parlare riconoscerei subito la sua sorridente praticità.

Evviva la leggerezza intelligente degli ebook di Zandegù, abbasso la presunzione delle “guide definitive”!

PS Grazie all’ABC di Francesca Marano ho scoperto il bellissimo blog C+B, che pure conoscevo di striscio e che invece ora mi sono messa a studiare come si deve.

Cosa ci racconta di noi il nuovo Poynter.org

13 Gen

Poynter.org è il sito di riferimento per i giornalisti di tutto il mondo. Per me, uno dei pochissimi siti che mi hanno accompagnata ininterrottamente da quando ricordo di essere in rete. È ricchissimo e non leggo tutto, ma lo sfoglio spesso e leggo comunque gli articoli che vi pubblicano due delle persone dalle quali ho più imparato: il docente di scrittura Roy Peter Clark e il newspaper designer Mario Garcia.

Il sito si è rinnovato spesso negli anni e pochi giorni fa è arrivata l’ultima versione. È interessantissima, ma è interessante soprattutto leggere il perché dei vistosi cambiamenti: ci fanno capire dove va l’informazione online e dove andiamo noi lettori con lei. Come siamo cambiati in questi anni e cosa ancora ci aspetta. Vi raccomando almeno la lettura dell’articolo di Garcia Poynter: a new site for a new era e le FAQ sul redesign.

Già la scelta di questi due formati – l’editoriale e le faq – per lo stesso tema ci introduce alla prima novità: la coesistenza in ciascuno di noi del quick reader e dello slow reader, del “doppio ritmo” della lettura, per dirla con Garcia. Leggiamo al volo l’ultima notizia, ma in un momento tranquillo della giornata amiamo un articolo lungo, argomentato, ricco di link, di dettagli, di contesto. Il nuovo Poynter è stato creato per questo lettore.

Un lettore nomade e mobile, che legge velocemente sullo smartphone o lentamente sul tablet, che raramente passa per la home page ma che piuttosto piomba su un pezzo direttamente dai social:

  • i pezzi lunghi sono strutturatissimi e modulari
  • l’indicazione della tipologia è molto più evidente di prima (Tips/Training, Business, Storytelling, Fact Checking, Career, Commentary, Innovation, Culture, Ethics, Leadership, Legal, Safety); alla fine di ogni articolo c’è la proposta “What to read next”, per dare all’articolo quel contesto e quella gerarchia che la home page non gli fornisce più
  • la home non propone più l’affollamento di notizie, ma pochissimi pezzi con grandi titoli e grandi immagini:

The first 10-second impression for users will be one that combines visual appeal with a sense of hierarchical importance for the fewer, but more important, items on that home screen.

Il resto va esplorato e assaporato, comprese scelte raffinate (e molto ben spiegate) come il cambiamento del logo e della sua font.
Vi anticipo solo un’idea semplice ma indovinatissima, che fa capire l’attenzione alla nuova lettura a “due ritmi”: il Poynter organizza moltissimi corsi per giornalisti, ma ora ha aggiunto i Coffee Break Course, schede che si leggono in due minuti e che, sì, sono una promozione dei loro corsi a pagamento, ma danno da soli ottimi spunti e idee.

Mentre gironzolavo per Poynter.org in preda alla più abbandonata serendipità, mi ha colpita il payoff del redesign: Know more. Be more. Introducing the new Poynter.org.

Anche in piena era digitale, gli elementi della comunicazione efficace sono quelli enunciati da Aristotele oltre due millenni fa:

Logos: il tema, i fatti: Know more.
Pathos: come ti sentirai, l’emozione: Be more.
Ethos: la credibilità, l’autorevolezza dell’oratore o della fonte: Introducing the new Poynter.org.

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La scrittura efficace e il baseball

19 Set

Come una brava scolaretta all’inizio dell’anno scolastico, al rientro delle vacanze mi sono riproposta di leggere di più, soprattutto libri. Sarò stata sfortunata, non avrò scelto bene, mi sarò fatta ingannare dalle recensioni stratosferiche che ho trovato su Amazon, ma i primi due libri della lista li ho finiti proprio per carità.

Prendete nota: The Reader’s Brain: How neuroscience can make you a better writer, appena uscito presso Cambridge University Press è una diluita e brutta copia di The Sense of Style di Steven Pinker; Message not received. Why business communication is broken and how to fix it, anche questo uscito da pochissimo presso una casa editrice prestigiosa come Wiley, è il nulla assoluto, costa 20 euro in versione digitale e non vale nemmeno una stelletta.

Delusa e abbastanza disgustata dalla ricetta ormai imperante – una montagna di storytelling dove non serve, introduzioni fiume su cosa il libro è e cosa non è, una pletora di metafore inutili, zero esempi –, ho deciso di piantarla con i libri e di fare un bel corso online di quelli tosti, robusti (mi sono detta). Spulcio Coursera e simili, faccio la mia lista di corsi… finché incrocio Adventures in Writing. Il titolo tanto bene non promette – penso –, ma il fatto che il corso lo offra (sì, è gratis!) l’università di Stanford e che sia stato appena pubblicato mi convince a darci almeno un’occhiata. E le avventure mi conquistano.

La formula è leggera e totalmente interattiva: un graphic novel sul mondo del baseball (io di questo sport non capisco niente, ma non è necessario per godersi il corso) e tantissimi esercizi a risposta multipla. Il bello è che non si limitano a dirti quale è la risposta giusta, ma ti dicono perché è giusta e perché le altre sono sbagliate. Così, leggendo e quasi giocando, impari moltissime cose. E non sono cose elementari o scontate, anzi. Il primo modulo, quello che ho svolto per intero, è dedicato al linguaggio formale e informale, al tono di voce e allo stile da adottare quando si scrive in ambito universitario, un’email al professore o un saggio. Il bello – di nuovo – è che anche negli esercizi il tema è in gran parte il baseball, che non credevo si prestasse a mille esempi, metafore, sfumature.

Gli altri moduli, che centellinerò per quanto sono efficaci e godibili: Purpose, Audience and Context; Identifying Active and Passive Voice; Punctuation: Signposts to Guide Readers; Argument: Making and Support Claims.

È chiaro che dietro tanta leggerezza e naturalezza c’è un lavoro pazzesco, di tante persone, un progetto studiato nei minimi dettagli (guardatevi la squadra degli autori). Ma è un bellissimo esempio di come oggi si possa insegnare in modo diverso, senza perdere nulla in profondità e precisione, anche su temi difficili. E non rinunciate se pensate che il vostro inglese non sia all’altezza: tutti i “perché” degli errori servono anche a farci capire il significato di slang e parole difficili. Anzi, prendetelo anche come un corso di inglese. Un ottimo corso di inglese.

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La propria rima

30 Dic

Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,
il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola
come una trappola da sacrificio,
è quindi venuto il momento di cantare
una esequie al passato.

Alda Merini

Questa breve poesia di Alda Merini mi è subito sembrata una vera celebrazione per il passaggio dell’anno.

Me l’ha offerta il blog di Nicoletta Cinotti, una psicoterapeuta che ho conosciuto questa estate in un ritiro di mindfulness. Non conoscevo però il suo blog e il suo sito, che ho scoperto solo in questi giorni e di cui – nonostante la mia voracità di lettrice e ascoltatrice – sono riuscita a esplorare solo una piccola parte tanto sono immensi.

Vi troverete contenuti importanti, che arrivano dritti alla mente e al cuore, scritti con voce precisa e limpida, fotografie scelte con amore e attenzione, video e podcast curatissimi. Ma soprattutto vi troverete una generosità, una passione e una capacità di condivisione che raramente ho trovato in un professionista.

Così, anch’io per il nuovo anno auguro a me e a ciascuno di voi di poter cantare la propria rima.

Guido & Wendy

6 Mag

Conoscevo l’uno e l’altra, ma le Segnalazioni di Claudia Neri sul blog dell’ADCI mi hanno portato dritta ai loro siti.
Sono un illustratore italiano, Guido Scarabottolo, e una illustratrice e drawn journalist californiana, Wendy Macnaughton.

Di prima mattina, rifacciamoci gli occhi.


www.scarabottolo.com

www.wendymacnaughton.com

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