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risali negli anni

31 Agosto 2004

La mano sul foglio

Sul Corriere della Sera di oggi un interessante dossierino sulla perdita dell’arte della “bella scrittura”, ovvero la calligrafia, la scrittura a mano. Un tema che mi tocca molto, perché appartengo a quella folta schiera di persone che senza la tastiera non sa praticamente più scrivere.

Scrivo a mano quando prendo appunti in una conferenza o in una riunione, ma per essere chiara a me stessa uso ormai solo lo stampatello, figure, frecce, un righello per contornare e sottolineare, tante penne colorate. Ho ormai perso la capacità di scrivere caratteri tondeggianti a favore di una scrittura tutta funzionale e geometrica.

E’ un peccato, per me e per tutti coloro che, come sottolinea l’articolo del Corriere, perdono addirittura opportunità di lavoro e concorsi perché la loro scrittura a mano è incomprensibile.
Eppure ammiro la calligrafia negli altri, la noto, così come conservo gelosamente lettere e cartoline di bisnonni e antenati che scrivevano con mille ghirigori e svolazzi.

Ma la calligrafia si può coltivare come arte e passione anche (e forse soprattutto) se nel lavoro e nella vita quotidiana abbiamo sempre il computer davanti. Una visita al sito della Associazione Calligrafica Italiana può suggerirvi come.

 

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6 risposte a “La mano sul foglio”

  1. No Luisa! Pensavo fossi un’elegante calligrafa!
    Ho letto l’articolo del Corriere e mi è venuto in mente il libro “Donne che lavorano con il cuore”, di Laura Pazzaglia. Fra i tanti mestieri di donne passionali e testarde, c’è anche l”arte calligrafica” di Simona Bartolini e del suo laboratorio. E, ovviamente, c’è tutta la voglia di sporcarci/mi con inchiostri, pennini…
    Ciao Alessia

  2. Nessuno nota la sottile affinità fra questo post sul fascino della scrittura a mano e quello sui taccuini di Auster?

    Possibile che non si sia più consapevoli di quell’aspetto magico, metafisico legato all’atto dello scrivere? Non per il contenuto, ma proprio per la meraviglia di poter tramutare il pensiero e la voce in parole, qualcosa che vive oltre e a prescindere da noi. La scrittura che è immortalità, creatrice divina del mondo.
    Quando penso allo scrivere ricordo Odino impiccato nove giorni e nove notti all’albero della sapienza, che guarda le rune salire verso di lui… la scrittura non è solo l’inventario dei magazzini fenici, è anche la prerogativa dei sacerdoti, del dio egizio Thot… lo sapeva bene Barthes nelle sue Variazioni sulla scrittura…

    C’era una scena che amo in uno di quei filmacci fantasy da domenica pomeriggio di scarso impegno e poche energie mentali: il 13° guerriero. Nessuno ricorda la meraviglia reverente, quasi religiosa, del capo vichingo di fronte alla parola Allah che il giovane arabo sa tracciare nella sabbia?
    io credo che antropologicamente, in qualche parte più o meno conscia di noi, soprattutto di chi abbia in qualche modo fatto della scrittura un punto focale della propria esistenza, tutto questo sia ancora vivo, presente… e così, quando il Daimon – per dirla come Platone – ci viene a visitare, c’è chi l’Ospite lo accoglie con le tazze scompagnate di tutti i giorni perché gli esprime così quanto lo consideri familiare – soprattutto l’ospite che arriva inatteso, e bisogna fargli spazio in fretta perché si trovi a proprio agio, perché si fermi a lungo…
    c’è invece chi sceglie lini di fiandra e preziose porcellane e argenti, perché vuole testimoniare quanto la visita sia preziosa e importante, e addirittura cerca di propiziare la venuta dell’Ospite amato con moleskine o blocchi di carta particolare, o penne stilografiche e inchiostri colorati…

    Chubby Huggs

  3. Argomento interessante. Avevo una pessima grafia. Neppure il decifratore della stele di Rosetta ci avrebbe capito granchè. Per cui la scritturta elettronica (dopo quella a macchina) fu per me un toccasana. Ma adesso mi sto esercitando a scrivere a penna. L’eventualità di dover cancellare e riscrivere, o peggio, di dover limare, scoraggia la scrittura di getto, aiuta a riflettere.
    La lentezza è una cosa buona.

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