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risali negli anni

13 ottobre 2005

What’s in a name?

La bella newsletter Brandchannel di Interbrand mi ha portato qualche giorno fa un interessante articolo sui nomi dei grandi brand mondiali, le cui principali tipologie sono rappresentate già nella classifica dei primi 10 brand mondiali:

  • i nomi di famiglia, come Disney e McDonald’s, concentrati soprattutto nella finanza (Merril Lynch, Morgan Stanley, Goldman Sachs) e nella moda (Vuitton, Gucci, Chanel), ma presenti in tutti i settori merceologici: significano autenticità, fiducia, un tocco personale e la continuità negli anni, aiutano a far affermare prodotti molto innovativi con la garanzia di un nome solido e antico
  • i nomi astratti quali Gap, Canon, Nivea, sono fortissimi strumenti di marketing e di differenziazione sul mercato; nome astratto + prodotti e servizi di qualità sono il mix più potente, hanno il solo svantaggio di dover essere spiegati ai consumatori in fase di lancio
  • i nomi “associativi”, che evocano i loro prodotti, quali Volkswagen, Motorola, Caterpillar, Mastercard, Duracell, sono i più amichevoli ma i più inflazionati, la “lingua franca” del branding internazionale. Vantaggi: facili da capire, aiutano a posizionare i prodotti e a creare una brand personality a livello emotivo: Svantaggio: è spesso difficile proteggerli come trademark.
  • i nomi sigla, quali IBM, UPS, MTV, sono i più difficili da gestire: non significano, non evocano, non creano confidenza, si addicono più alle aziende che ai prodotti, e per questo sono preferiti da aziende già affermate sul mercato o che amano un certo understatement.

Il consiglio dell’autore, vicepresidente di Interbrand? Orientarsi verso nomi astratti, che possono fare la differenza in un mercato affollato e sui quali è più facile costruire la “personalità del brand. Non a caso due tra i brand mondiali che sono cresciuti di più hanno nomi astratti: Samsung e Apple.

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5 risposte a “What’s in a name?”

  1. … pessima presentazione:)))
    dicevo… che il tuo blog è perfettamente on topic con il mio progetto e mi piacerebbe tu partecipassi.
    Grazie, ri-scusa… e a presto!

    Marina Bellini

  2. Cara Luisa,
    scusa la domanda, forse stupida e incolta: in che senso Apple sarebbe un nome astratto? E anche Nivea, almeno per noi italiani, più che astratto mi sembra parecchio associativo ed evocativo…
    Ho forse perso qualche passaggio fondamentale della smaterializzazione della realtà?

    Marina G.

  3. Io ho interpretato “astratto” anche come non attinente al business/prodotto, però alla luce dell’osservazione di Marina mi rendo conto che Nivea è ai confini tra astratto e associativo.
    Ho anche dimenticato di linkare, cone faccio di solito il testo originale… lo faccio ora.
    Luisa

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