Libri
A Roma siamo in piena estate e Roberta, la signora che ieri si è concessa di fare il bagno nuda nella più bella tra le fontane barocche, ha tutta la mia simpatia, per qualsiasi motivo lo abbia fatto. In fondo, ha realizzato il sogno che credo tenti qualunque persona quando si trova davanti a quel trionfo di acqua scrosciante e di natura di pietra. Meno simpatia provo per i grandi giornali online, Repubblica e Corriere in testa, che da ieri dedicano […]
Diario chiude con la doppia pagina Se ne sono andati, Il Foglio ha la colonna Vite Parallele. Il titolo della rubrica sull’ultima pagina dell’Economist è ben più tetro, Obituary, ma vi si leggono storie bellissime di persone note e meno note, raccontate magnificamente in una settantina di righe. Dei capolavori di giornalismo narrativo. Questa settimana la rubrica è dedicata a Kurt Vonnegut, e la storia inizia a Dresda, in una giornata di febbraio del 1945, poco prima del grande incendio… […]
Il pm Woodcock ormai lo conosciamo tutti. Ma per i giornalisti, ogni volta che ne parlano, è come se fosse la prima volta e vogliono sorprenderci. E così, dopo averlo nominato ad apertura di servizio, scatta automatica la tentazione dell’esotismo e la seconda volta è immancabilmente “il magistrato anglo-italiano o anglo-napoletano”, “il pm di origini inglesi”. Sarà così per tutta vallettopoli?
Al figlio che gli chiede sui suoi inizi di giornalista, Terzani risponde che “oggi fare quello che facevo io a quel tempo, quello che facevamo noi, sarebbe impossibile perché non c’è lo stesso spazio.” Spazio: mi ha colpito moltissimo questa parola, perché è proprio “spazio” in senso letterale. È vero: viviamo il tempo dello spot, dei tre minuti, delle pagine che non si leggono se non spezzate in mille boxini, sottotitoli, figure. Il tempo dei contenitori delle piccole cose, e […]
Credo di aver letto tutti i libri di Tiziano Terzani, a partire da quella rivelazione che fu Un indovino mi disse, ormai molti anni fa. Ma ho indugiato parecchio prima di comprare e cominciare La fine è il mio inizio. Non so se per paura di un’operazione commerciale post-mortem o per non sciupare quello che per me è stato il vero congedo di Terzani, lo sguardo sull’Himalaya e sul mondo alla fine del suo ultimo giro di giostra. Invece anche […]
Chissà cosa oggi ha spinto il titolista dell’edizione online di Repubblica a ricorrere a una lingua sorella, eppure così lontana (difficile che i nostri giornalisti ormai azzecchino anche una pur facile pronuncia), come il francese. Ma il francese, si sa, è lingua romantica, da chansonnier, e per dare notizia di un uomo morto di freddo nel cuore della notte sarà sembrata molto adatta ed elegante. Più del dilagante e asettico homeless, più del semplice senzatetto, infinitamente di più di barbone, […]
Il linguaggio dei giornalisti televisivi a volte ti fa rabbia, a volte ridere. Ti fa rabbia quando senti dire homeless o embedded, come se tutti sapessero l’inglese. Quando senti l’aggettivo e la tua mente ha già pronto il sostantivo tanto l’abbinamento è scontato. Quando al posto di un ente si cita una sigla incomprensibile. Ti diverte quando il giornalista ha poco da dire e allora si dà al “pezzo di colore”, dove il colore sta spesso per aggettivazione debordante, giochini […]
… mi trascino negli appunti da mesi la risposta del direttore del Manifesto Riccardo Barenghi a una bella lettera che chiedeva “Ma come scrivete al Manifesto?”. Prima o poi la perderò, è più sicura sulle pagine di questo blog. Dunque, il lettore chiedeva una maggiore attenzione a ricercare una forma e uno stile di comunicazione che tenesse maggiormente in considerazione l’obiettivo di un giornale: comunicare, far arrivare il messaggio a più persone possibili con la capacità di trattare anche temi […]
In questo momento la home page di Repubblica ha in primo piano due notizie apparentemente lontane: il furto dell’Urlo di Munch dal Munch Museet di Oslo e la “furiosa battaglia di Najaf”. Più di un secolo tra il quadro di un solitario artista norvegese e la guerra in Iraq, il mondo asettico di un museo da una parte, la polvere, la morte e gli spari dall’altra. Eppure quella faccia stravolta, quegli occhi dalle orbite vuote, quelle mani sulle orecchie, quelle […]
Never use a metaphor, simile or other figure of speech which you are used to seeing in print. Never use a long word where a short one will do. If it possible to cut out a word, cut it out. Never use the passive when you can use the active. Never use a foreign phrase, a scientific word or a jargon word if you can think of an everyday English equivalent. Break any of these rules sooner than say anything […]