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risali negli anni

4 Febbraio 2025

Liste dritte al punto

Direttrici sicure

Leggere è andare, spostarsi da un punto a un altro nello spazio della pagina o dello schermo. Oggi questo andare è quasi sempre ben poco lineare: gli occhi zigzagano, divagano, seguono i più diversi itinerari. Le ricerche di NNGroup ne hanno censiti un bel po’: dal modello a F a quello a Z, dal millefoglie al tagliaerba, fino alla pallina di ping pong. Dove ci sono discontinuità o appigli visivi, lì va irresistibilmente lo sguardo.

Quindi, anche se chi legge ha la libertà di andare dove gli pare, se teniamo a mente la sua impazienza e le possibili motivazioni, possiamo progettare il testo con direttrici privilegiate verso cui convogliare e ancorare il suo sguardo e la sua attenzione.

Prima della scrittura c’è sempre il pensiero

Nei miei laboratori di scrittura continua a stupirmi quanto poco si sfrutti l’enorme potenziale della direttrice più semplice, la lista, che fa scivolare lo sguardo lungo la preziosa parte sinistra ─ il punto di partenza di qualsiasi tipo di lettura ─ di bullet in bullet, di numero in numero. Starete già obiettando che siamo circondati da liste, che anzi sono fin troppe… è vero, a volte sono tante, ma non sono i bullet a fare una lista e non necessariamente una lista ha bisogno di bullet. La lista è un modo di pensare e progettare, che oggi vive un momento d’oro ma ci accompagna dalla notte dei tempi.

Dal testo discorsivo al testo strutturato

Dai semplici pensierini della scuola primaria fino alla tesi, passando per il classico tema, abbiamo una tale abitudine al testo discorsivo da non accorgerci che spesso contiene una o più liste “annegate” all’interno. Non è facile coglierle alla prima lettura, perché ogni voce comincia in un punto diverso e in modo diverso, mentre la nostra mente ha bisogno di schemi, di geometrie, e se non li trova belli e pronti se li crea. Perché non andarle incontro e crearli noi per lei con un elenco verticale? A quel punto basterà una sola lettura, senza tanti andirivieni.

Oltre l’alta leggibilità, ci sono tanti altri motivi per scegliere il formato lista

  • dirige lo sguardo e l’attenzione verso le informazioni e le parole più importanti
  • asseconda la “scansione del testo”, quella che facciamo soprattutto sugli schermi
  • rende il testo più asciutto e leggero, perché ottimizza le parole nello spazio
  • fa emergere la relazione tra gli elementi, una cosa utile per chi legge e per chi scrive
  • fa “a fettine” i contenuti complessi: chi scrive ci ragiona meglio, chi legge li assimila e li ricorda meglio
  • parla di chiarezza e organizzazione già al primo sguardo, una promessa molto rassicurante, che argina le fughe verso altri lidi.

Proprio il tema della rassicurazione è il leit motiv del più bel libro dedicato alle liste: La vertigine della lista di Umberto Eco. Dalle liste pratiche a quelle poetiche, dalla letteratura alle arti visive, per Eco la lista è un formato sempre fortunato perché:

  • dà ordine al caos
  • fa capire quello che altrimenti sarebbe molto complesso
  • crea confini in ciò che percepiamo come indefinito o difficile da delimitare.

Ordine, chiarezza, limiti: imparare a scrivere ottime liste ha ricadute inimmaginabili su tanti altri aspetti della scrittura professionale.

La lista come strumento di chiarezza

Selezionare e organizzare le informazioni in una lista ordinata aiuta prima di tutto chi scrive a capire se le informazioni sono complete e se il loro ordine segue la buona regola della progressive disclosure: un’informazione alla volta, ognuna si basa sulla precedente, fino al quadro integrale.

La lista come strumento di leggerezza

Il passaggio da elenco orizzontale a elenco verticale comporta un immediato “decluttering verbale”: moltissime parole cadono da sole come le foglie in autunno. Finalmente vediamo di quante parole superflue il pilota automatico infarcisce i nostri testi.

L’alleggerimento non è solo lessicale, ma anche sintattico. Per sperimentare, non aspettate di avere un periodone. Anche due sole voci possono sbrogliare una matassa sintattica:

Occhio: se in un testo ci sono troppi anche, altresì, inoltre, nonché, infine è molto probabile che contenga una lista. Sgrullate il testo dalle parole superflue e fatela emergere: le voci brilleranno come alla luce naturale.

La lista come aiuto all’argomentazione

Ma chi l’ha detto che per convincere o portare qualcuno dalla nostra parte si deve argomentare con un testo discorsivo come un parere legale?

La lista come cassettiera

Tutte le informazioni che riguardano una voce-punto devono stare sotto quel punto, come in un cassetto con la sua etichetta. Per non perdere alcuna informazione ed evitare gli antipatici andirivieni lungo il testo.

Cosa fa di una lista un’ottima lista?

  1. Frase introduttiva promettente e chiara. O un titolo altrettanto promettente e chiaro.
    Annuncia subito cosa aspettarsi, definisce la “cornice” in cui collocheremo e daremo senso a ogni voce.

2. Lunghezza uniforme delle voci (ma senza ossessioni)
Trasmette ordine e chiarezza al solo sguardo.

3. Voci con la stessa struttura grammaticale
La mente che legge riconosce il “template” e ci scivola veloce e senza alcuna fatica.

4. Il frontloading delle parole chiave
Le parole chiave si muovono e si allineano sulla direttrice sinistra, facilitando lettura e comprensione.

Il frontloading funziona al meglio quando le prime parole di ogni voce sono tutte diverse. Se sono uguali (fosse anche per le piccole preposizioni di e per), basta assorbirle nella frase introduttiva:

5. Scelta ragionata di bullet o numeri

Optare per una lista puntata o numerata non deve essere casuale, né una questione di gusto personale. L’ideale è usare i bullet per default: chi legge sa benissimo che comunque diamo un ordine logico o di importanza alle voci. Usiamo i numeri quando:

  • c’è propedeuticità tra le voci
  • l’ordine di importanza tra le voci è molto forte
  • è necessario richiamare le voci (ma cerchiamo di farlo il meno possibile).

Evitiamo invece le lettere perché si confondono con il testo.

I bullet non sono tutti uguali e, soprattutto, si chiamano “proiettili” non “palloncini” come ci ricorda l’agenzia londinese The Writer:

Non è il bullet a fare l’elenco, ma la struttura parallela rigorosa: stessa sintassi e, in questo, caso, stesse parole a marcare la differenza:

La tabella è una forma sofisticata di elenco

Quando le informazioni presentano molte variabili da mettere in relazione c’è uno strumento ancora più efficace della lista: la tabella. Per esempio da così:

  • qualora il passeggero abbia richiesto il cambio di data del biglietto, questo può essere effettuato gratuitamente fino a 24 ore prima della partenza, anche se il nuovo viaggio è in una fascia tariffaria superiore;
  • qualora il passeggero abbia richiesto il rimborso completo, questo è garantito se la cancellazione avviene almeno 48 ore prima della partenza, con una trattenuta del 20% sull’importo del biglietto;
  • qualora il passeggero abbia fatto domanda di rimborso parziale per ritardo, il risarcimento sarà automatico per ritardi superiori a 60 minuti, con accredito diretto sulla carta utilizzata per l’acquisto.

a così:

Bonus finale

Eh no! L’orrendo e inutile punto e virgola alla fine della voce di una lista non è obbligatorio e non c’è grammatica che lo prescriva. Si mette per prassi, per tradizione, per imitazione, per conferire formalità al testo, ma non aggiunge nulla, casomai toglie. Toglie nitore, chiarezza, pulizia: a contrassegnare la fine della voce c’è già quella meravigliosa “punteggiatura bianca” che è lo spazio.
Invece, se la lista è un periodo completo, il punto alla fine dell’ultima voce ci vuole eccome. Chiude il periodo, chiude la lista.

Questo post era proprio lungo: per ringraziarti di essere arrivatə fin qui, ti regalo la check-list della lista pratica (quasi) perfetta.

Scrivo su questo blog da talmente tanto tempo che a volte dimentico totalmente post e circostanze. Qualche anno fa avevo parlato di liste a un evento. Leggi il post e sfoglia le slide.

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4 risposte a “Liste dritte al punto”

  1. Quando credo di sapere (quasi) tutto su un argomento arriva un tuo post, cara Luisa, e scopro dettagli e spiegazioni che mi mancavano per chiarire ogni cosa.

    Il punto focale, lo ricordi, è proprio che spesso chi scrive non ha chiaro in mente cosa voglia comunicare e a chi.

    È allora che noi lettori inciampiamo in frasi che in inglese si direbbero “convoluted”, bignè troppo farciti, dove la lingua straripa e imprigiona senza farci capire.

    La lista è un’ottima “dieta” e la tabella, se fatta bene, lo è ancora di più.

    Grazie sempre, Luisa, per le tue periodiche illuminazioni.

  2. Ti propongo questa riformulazione del brano al punto 2.

    Per il laboratorio di coprogettazione servono:
    – un’ampia sala riunioni per 30 persone con spazio per muoversi;
    – post-it colorati e pennarelli (scambio di idee e mappe mentali);
    – un cronometro e una lavagna a fogli mobili con ricambi;
    – acqua e bicchieri.

    Rispetto al tuo testo:
    – ho sostituito gli orrendi anglicismi “workshop”, “brainstorming” e “timer” con “laboratorio”, “scambio di dee” e “cronometro”;
    – ho scritto “spazio per muoversi” anziché “con area movimento” (il verbo è meglio del sostantivo);
    – ho omesso “per idratazione” (a che cos’altro possono servire acqua e bicchieri?);
    – ho usato punto e virgola alla fine di ogni voce, tranne l’ultima: lo so che non ti piace, ma quelle voci che terminano nel nulla le trovo incomplete.

  3. Grazie Luisa
    mi piacciono questi articoli. Dove si prende un argomento apparentemente facile e lo si approfondisce <3

  4. Ciao Luisa, trovo sempre molto utili questi post così concreti, grazie.
    Un chiarimento. In un vecchio articolo, che ho usato spesso come riferimento, spiegavi come utilizzare le maiuscole e minuscole all’inizio dei punti.
    Maiuscole & minuscole
    Le voci di una lista vogliono l’iniziale minuscola se, da un punto di vista grammaticale, sono una continuazione della frase introduttiva principale. Maiuscola se sono espressioni grammaticalmente indipendenti.

    Sei ancora di questo avviso?
    Trovo ancora molta confusione su questo punto e vedo di in giro di tutto di più.
    Grazie,
    Margherita

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