Sono sempre stata sensibile all’aspetto visivo del testo. Prima in maniera soprattutto intuitiva: mi veniva naturale aggiungere o sottrarre una sfumatura del tono di voce variando la font, separare le unità di contenuto dei paragrafi con lo spazio, creare un diverso livello di lettura con pochi e coerenti grassetti, spacchettare le informazioni in elenchi… insomma provare a dirigere lo sguardo di chi legge attraverso direttrici e punti di attenzione.
Poi a dare sostanza, solidità e motivazioni alle mie intuizioni arrivò lei, Ellen Lupton, con un libro rivelazione: Thinking with type. Quel titolo mi affascinò: non si trattava semplicemente di “vestire” il testo con la font giusta, di farlo respirare con i giusti spazi, ma di pensare le parole insieme alla loro forma. Anzi di farsi aiutare a progettare e immaginare anche da quell’insieme di elementi che in inglese va sotto il termine di typography. Per esempio, se scegli di elencare invece di “discorrere”, puoi scrivere parecchie parole in meno, ed è inutile introdurre l’elenco con frasi del tipo “nel seguente modo”; sposterai inoltre sulla parte sinistra tutte le parole chiave, proprio lì dove ogni voce comincia.
La mia guida alla progettazione
Mi affascinò anche il sottotitolo: Typography is what language looks like, che ha troneggiato per anni in una delle slide introduttive di molte delle mie presentazioni. Da Ellen Lupton ho imparato tantissime cose per progettare e scrivere un testo limpido, leggibile, invitante, in cui ogni minima scelta visiva ha il suo perché. Cose a volte minuscole, impercettibili, che mi hanno però resa una business writer molto più sicura.
Ho cercato di saldare il mio debito di riconoscenza comprando negli anni tutti i suoi libri, anche le nuove edizioni di uno stesso libro, perché certa di trovarvi sempre qualcosa di nuovo e di utile. Così quando un paio di mesi fa è uscita la nuova edizione di Thinking with type, per di più in italiano e per di più con la prefazione di Riccardo Falcinelli, l’ho comprata all’istante. Sorpresa: stesso titolo, ma in gran parte un nuovo libro. Me-ra-vi-glio-so.
Un gioiello editoriale
Nuovo nei contenuti: vi troverete ancora la storia della tipografia e la disamina di tutti gli elementi che la compongono, ma lo sguardo ora è ampissimo e abbraccia gli altri alfabeti, oltre a quello latino, e le tendenze della più giovane typography anche di paesi e culture che conosciamo meno (tanta Africa e America latina). Più una serie di esercizi per progettare font e pagine, che deliziano anche chi, come me, non lo farà mai.
Nuovo nella forma: la rete tra testi e immagini, rimandi, didascalie e note è fittissima, ma di un nitore e una leggerezza assoluti. D’altra parte il compito della tipografia è proprio questo:
“I designer aiutano chi legge a navigare in un fiume di parole costruendo ponti, scorciatoie e percorsi alternativi.”
Occhi e mente percorrono le pagine senza incertezze perché ogni segnale è chiaro. Eppure nessuno è vistoso o marcato; anzi, differenze e variazioni sono lievissime: cambia solo un colore, una dimensione, una collocazione, uno stile del carattere, un filo, un’icona, e tu sai perfettamente dove dirigerti. Esattamente quello che ogni lettrice o lettore desidera da un testo. Solo che questo ti insegna a farlo anche tu.
Un libro di carta, dalla sensibilità digitale
Con Thinking with type Ellen Lupton offre una via di ordine e chiarezza nel mondo caotico, pieno di stimoli e disattenzioni in cui siamo immersi:
“Nonostante viviamo in un’epoca di sovraccarico di informazioni, una persona può ancora processare solo un messaggio alla volta. In questa competizione folle per l’attenzione delle persone, gli utenti hanno la possibilità di dare forma all’economia dell’informazione scegliendo dove guardare. Attraverso una serie di inviti chiari e accessibili a vedere, leggere e riflettere, i designer possono aiutare tutti a compiere scelte consapevoli.”
Un testo è un ambiente in cui chi legge si muove con l’obiettivo di fare o imparare qualcosa nel migliore dei modi:
“Mentre parlare scorre in un’unica direzione, scrivere occupa sia il tempo che lo spazio. La tipografia insiste su questa dimensione spaziale e libera chi legge dalla linea retta.”
Linguaggio semplice, eppure vivido e sensuale
L’autrice ha scritto questo libro abbracciando completamente le indicazioni ormai collaudatissime del plain language. Non ci sono frasi più lunghe di 25 parole, molte ne hanno meno di 15. Nulla è dato per scontato, tutto viene spiegato: anche cosa vuol dire “calligrafia” o cosa siano stati l’umanesimo e l’illuminismo. Ed è una eccellente risposta a chi pensa che il plain language appiattisca lo stile e banalizzi il contenuto:
“La virgola dell’Helvetica è un quadrato massiccio montato su una curva spavalda, mentre la virgola del Bodoni è un bocciolo voluttuoso dallo stelo sottile.”
“Le frasi sono come le scene di un film. Qualcosa avviene (l’azione) per opera di qualcuno o qualcosa (l’attore). Dai energia alle tue frasi chiedendoti dove dovrebbe cadere l’attenzione. Punta un riflettore sugli attori e su ciò che accade, introducili presto sulla scena. Una prosa attiva e concreta farà sì che la tua scrittura sia semplice da capire, divertente da leggere e accessibile a più persone.”
Tempo di verifiche e riequilibri
Di quanto possa contare “what language looks like” mi sono resa conto leggendo a ruota, subito dopo, un libro interessantissimo, ma dall’ambiente visivo alquanto monotono e tristanzuolo: Come leggere. Carta, schermo o audio di Naomi Baron.
Baron è una linguista che ha studiato in modo esteso e profondo la lettura. Dalla sua non ha la capacità trascinante e le metafore coinvolgenti di Maryanne Wolf, ma la solidità delle ricerche, anche recentissime. Desideravo da tempo leggere questo libro (un bel mattone da 300 pagine) per due motivi:
fare il punto, dati alla mano, su un tema − la leggibilità negli ambienti digitali − in cui tutti ripetiamo un po’ le stesse cose da anni (me compresa), ma in cui stanno cambiando tante cose
confrontare dati e risultati della ricerca con la mia personale esperienza di lettrice su carta e in digitale, e ormai anche ascoltatrice compulsiva di podcast. Pur essendo una lettrice più che forte, ho sempre più spesso la sensazione di essere troppo veloce, superficiale, con un’attenzione dispersa, incapace di ricordare anche concetti importanti. Insomma, sentivo un gran bisogno di “ricentrarmi”.
Leggere per imparare, studiare, ricordare
Come leggere non si occupa di lettura in generale, ma di lettura con l’obiettivo dell’apprendimento, suddivisa per fasce di età, fin dalla prima infanzia, e per ordine di scuola. Quindi interessantissimo anche per genitori e soprattutto insegnanti, perché non si limita a presentare i risultati delle ricerche, ma suggerisce strategie per leggere in modo più efficace a persone come me, a genitori disperati perché i figli non ne vogliono sapere di leggere, a docenti universitari indecisi tra dispense, slide, video o podcast.
Appunti personali
Il libro è denso, ma online trovate molte sintesi e interviste all’autrice. Qui vorrei condividere cosa ne ho tratto di utile per me, anche per rimodulare il mio approccio alla lettura:
Per studiare e approfondire, carta batte tutto, sia nell’esperienza che nella percezione di studenti e docenti. Offre quell’ambiente fisico, tattile, modificabile, in cui possiamo muoverci e fare esperienza con tutto il corpo.
Studiamo e ricordiamo meglio quando interveniamo fisicamente sul testo, ma sottolineature ed evidenziazioni sono molto meno utili di quanto pensiamo. Lo è molto di più fare schemi, mappe mentali, estrarre parole chiave, riassumere, riformulare lungo la lettura:
“Scrivere di proprio pugno favorisce un atteggiamento attivo verso ciò che si sta leggendo. L’annotazione inoltre rallenta il processo di lettura: è necessario fermarsi, pensare e scrivere piuttosto che andare continuamente avanti, a volte con gli occhi vitrei e la mente altrove. La manipolazione fisica di uno strumento di scrittura a mano, al contrario della tastiera di un computer o del touchpad, aiuta molto di più la memoria.”
Ovviamente il digitale ha un sacco di vantaggi, a partire dai costi, ma funziona meglio se armonizzato con gli altri strumenti (carta, video, audio) e i suggerimenti per farlo, intelligenti e praticabili, sono veramente tanti.
Chi legge molto sulla carta ha più facilità quando legge o studia su strumenti digitali; la carta è quindi un’ottima palestra per leggere anche su supporti digitali e anche per “leggere con le orecchie”.
Ma ha ancora la meglio chi legge abitualmente narrativa, soprattutto classici e libri lunghi: tutte le ricerche dimostrano che chi frequenta la letteratura ha risultati migliori anche nelle materie scientifiche, anche nei test online.
Se sentiamo (e io lo sento spesso) che gli schermi touch ci spingono a scorrere le pagine “a tutta birra”, meglio rallentare con intenzione, anche impegnandosi a tenere le mani lontane dallo schermo finché non si è finito di leggere la pagina che si ha sotto gli occhi.
Dalla teoria alla pratica
Ho letto entrambi i libri su carta, ma non ce l’ho fatta a intervenire sul gioiellino della Lupton con sottolineature, nemmeno a matita. Così ho comprato i post-it trasparenti: leggermente colorati, si mettono sul testo da evidenziare che però rimane leggibile. A ogni fine capitolo ho letto ad alta voce i brani più interessanti: la funzione Dettatura di Word li ha trasformati in testo. A fine libro ho ripreso i miei appunti dettati, li ho corretti, riordinati e integrati con le mie riflessioni. Poi ho scritto questo post: il blog è da sempre il mio modo preferito (e il più efficace) di riflettere, studiare e ricordare.
Su questo blog trovi tanti altri post dedicato alla typography e al visual design, comprese le mie recensioni ai libri di Riccardo Falcinelli.
Cara Luisa, riscontro con piacere che sei tornata più rigenerata che mai, pronta a condividere con noi riflessioni “croccanti” e a ricomporre frammenti di pensieri spesso a
ho sparpagliato nella mente e a cui riesci ad assegnare un’architettura precisa e logica.
Mi ha sempre affascinato il “mondo scritto”, che ci appare diverso a seconda del type scelto. Trovo che addirittura le virgole, a seconda della font usata, acquistino più o meno rilevanza all’interno del testo e della lettura.
Personalmente trovo amichevoli alcuni type, che mi predispongono a una lettura aperta e rilassata. Dietro ogni scelta tipografica, almeno dei prodotti di qualità, c’è uno studio rigoroso e non casuale, di cui beneficiamo noi lettori, spesso ignari.
Grazie sempre, Luisa, perchè ci ricordi ogni volta quanto contano le parole e l’abito che indossano.
Buona ripresa a tutti
Marinella
Come sono diverse le strade e come sono affascinanti gli incroci.
Io mi sono appassionato alla tipografia quando, da ragazzo, i vecchi computer iniziavano a rendere i caratteri oltre la funzione.
Me ne sono innamorato con LaTeX, un sistema di scrittura che compone un testo con un algoritmo programmato per “rendere la distribuzione del testo sulla pagina secondo un obiettivo estetico). Se ti va cercalo, mi ha introdotto alla divisione testo-stile e aveva tutto un sistema per “creare” i font a partire dalle descrizioni formali.
Torno sempre a cercarti quando voglio un pensiero chiaro e di valore, ti ringraizo per questa perla ritrovata.
Cara Luisa, riscontro con piacere che sei tornata più rigenerata che mai, pronta a condividere con noi riflessioni “croccanti” e a ricomporre frammenti di pensieri spesso a
ho sparpagliato nella mente e a cui riesci ad assegnare un’architettura precisa e logica.
Mi ha sempre affascinato il “mondo scritto”, che ci appare diverso a seconda del type scelto. Trovo che addirittura le virgole, a seconda della font usata, acquistino più o meno rilevanza all’interno del testo e della lettura.
Personalmente trovo amichevoli alcuni type, che mi predispongono a una lettura aperta e rilassata. Dietro ogni scelta tipografica, almeno dei prodotti di qualità, c’è uno studio rigoroso e non casuale, di cui beneficiamo noi lettori, spesso ignari.
Grazie sempre, Luisa, perchè ci ricordi ogni volta quanto contano le parole e l’abito che indossano.
Buona ripresa a tutti
Marinella
Come sono diverse le strade e come sono affascinanti gli incroci.
Io mi sono appassionato alla tipografia quando, da ragazzo, i vecchi computer iniziavano a rendere i caratteri oltre la funzione.
Me ne sono innamorato con LaTeX, un sistema di scrittura che compone un testo con un algoritmo programmato per “rendere la distribuzione del testo sulla pagina secondo un obiettivo estetico). Se ti va cercalo, mi ha introdotto alla divisione testo-stile e aveva tutto un sistema per “creare” i font a partire dalle descrizioni formali.
Torno sempre a cercarti quando voglio un pensiero chiaro e di valore, ti ringraizo per questa perla ritrovata.