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risali negli anni

18 Marzo 2024

Giornalismo poetico

Una marcia trionfale

Il settimanale britannico The Economist è letto da milioni di persone in tutto il mondo, non solo ma soprattutto dalle élite economiche, politiche, tecnologiche, intellettuali. Fondato nel 1843, ha attraversato la rivoluzione digitale con una marcia trionfale: ogni settimana un milione e mezzo di copie a pagamento e 35 milioni di follower sui social. Tre i pilastri della strategia:

  • aver abbracciato ogni nuova piattaforma modulando sapientemente contenuti e tono di voce
  • il servizio al lettore senza nessun compromesso (“Like talking to your clever friend”, così si presenta su TikTok)
  • una qualità dei contenuti e della scrittura pure quelli senza compromessi.

Ce n’è abbastanza perché sia un riferimento per chiunque scriva per mestiere.

Ritratti d’autrice

La versione cartacea è ponderosa, con i mitici dossier tematici che fanno il punto sui temi più attuali, le inarrivabili (per gli altri) infografiche. Eppure la prima cosa che fa la maggior parte delle persone che si trova il nuovo numero in mano, o sullo schermo, è correre verso la fine dove si trova una delle rubriche più lette, con una estesissima fan base: l’obituary, il ritratto di una persona morta nella settimana precedente. Se lo fanno è perché quella pagina non ha niente a che fare con i nostri cronologici coccodrilli, ma è un ritratto d’autrice di una persona conosciutissima che riusciremo a vedere in una luce nuova o quello di una persona sconosciuta che però ci apre a mondi, culture, prospettive che non conoscevamo.

Finestre sulla vita

Che ci fa una rubrica così ─ impressionista, poetica, letteraria ─ in un settimanale come l’Economist? E perché ha questo straordinario successo da vent’anni? “Perché a chi lavora in una banca, in una start-up tecnologica, guida un’azienda o un partito politico apre una finestra sulla ricchezza della vita, sulle vite di persone, paesi, professioni, situazioni, anche molto lontane. Per continuare a meravigliarsi della vita e apprezzarla in tutti i suoi aspetti” risponde l’autrice Ann Wroe, una giornalista di 71 anni che ricorda moltissimo l’attrice Helen Mirren.

Così, quando la settimana scorsa l’Economist ha annunciato una intervista di un’ora con lei riservata agli abbonati, mi sono preparata con la penna in mano per prendere appunti. L’occasione era preziosa perché Ann Wroe di interviste ne ha date pochissime, presa com’è a scrivere un obit dietro l’altro (in vent’anni ne ha scritti più di 1.000). Ero troppo curiosa di carpire almeno qualche consiglio e dietro le quinte di quei testi meravigliosi, dove si incontrano giornalismo e poesia.
Volentieri condivido i miei appunti “ragionati” con voi.

I vincoli sono una risorsa straordinaria

I vincoli di Ann Wroe sono il tempo e lo spazio. Il tempo: solo 36 ore per prepararsi e scrivere l’articolo. Il weekend si fa un’idea; il lunedì a ora di pranzo decide la persona insieme alla redazione; pomeriggio, notte e mattina un’immersione profonda di ricerca; alle 17 di martedì il testo deve essere pronto. Lo spazio: circa 1.000 parole, con pochissime eccezioni. Questi vincoli sono la sua “fortuna”, ci dice. Se non ci fossero, non riuscirebbe a concentrarsi disperdendo l’attenzione in mille rivoli, non troverebbe la “chiave” o lo “sguardo” sulla vita da raccontare, non sarebbe in grado di fare quel magnifico lavoro di selezione sulle informazioni e le parole più adatte.
Anche se non lavoriamo all’Economist, i vincoli ce li possiamo dare da soli: “alle 18 questo testo deve essere finito”, “devo farcela in 5.000 caratteri, né uno di più né uno di meno”. La creatività si scatena nei recinti, non nelle praterie della libera espressione.

Quando si può, attingere alle fonti di prima mano

Decisa la persona protagonista dell’articolo, Ann comincia la sua frenetica ricerca. Se la persona è superfamosa, rischia di annegare nelle informazioni ma qui l’aiuta leggere non tanto quanto ne hanno detto o scritto gli altri, ma quanto la persona ha espresso di sé, nelle forme più diverse. L’intenzione, infatti, non è quella di raccontarne la vita come una mini-wikipedia, ma di “catturarne l’anima”, aprire un varco nei suoi pensieri, nella sua visione. Quindi Ann guarda la persona parlare e muoversi in un video su Youtube, ne scorre gli appunti su Twitter, ne legge i diari e le lettere, ne ascolta la musica o le canzoni, ne guarda le foto, ne legge le poesie, ne guarda i film. Per raccontare il regista svedese Ingmar Bergman ha passato la notte del lunedì rivedendone i film uno dopo l’altro, alla fine una specie di incubo.

You just have to try and get the essence of who they are, and it has to boil down to what was most important to them.

Che si tratti di una persona sconosciuta o di una famosissima, Ann arriva al martedì mattina con 25-30 pagine di appunti: per le 17 devono diventare due, cesellatissime e pronte per la stampa.

I don’t have room to spell it all out; I have to brush it in like an Impressionist painter, as an adjective or the brand name of a cigarette.

Per Ann Wroe, come per noi, attingere a bio, riassunti e altre fonti di seconda mano oggi rappresenta una tentazione per la quale abbiamo mille scorciatoie. Seguiamo il suo esempio: risaliamo la corrente verso le parole autentiche per scoprire quelle che lei chiama le vital words. Vitali per la persona ritratta, vitali per l’ispirazione di chi ne scrive, vitali per la rappresentazione mentale ed emotiva di chi ne leggerà.

You have no idea how much I google, feeding in odd combinations like their name plus “cheese” or “umbrellas”, even though the obituary is only a thousand words and most of it will boil away.

Narrare è scegliere una chiave, un punto di vista

Da 25 a 2 pagine: la soluzione non è stiparvi il massimo delle informazioni, ma trovare il filo conduttore della narrazione. Come si trova? Con un lavoro di ricerca e di studio accurato e appassionato finché  “A bell in my head tells me it’s a good story”. Quel momento arriva sempre a placare l’ansia e ad aprire la strada alla scrittura. Una strada, perché Ann in quel momento di illuminazione finalmente sa come cominciare e come finire. E i suoi incipit e le sue conclusioni sono memorabili.

Her hair was grey, turning steadily to white. So what? Whether in a bob, a bouffant or a pompadour, she liked it that way.

Si apre così il ritratto di Iris Apfel, diventata icona di stile tra gli 80 e i 103 anni.

Ecco Aleksej Navalny:

He was just an ordinary fellow. Nothing remarkable about him. He was Everyman, every Russian; one of the hundreds of thousands whose voices were usually stifled. His speeches weren’t full of literary quotes or references to history. Instead he liked to sit down with people and talk about what worried them: health care, schools, the price of bread.

Il poeta irlandese premio Nobel per la letteratura 1995 Seamus Heaney:

The eyes first. Kind, brown, narrowing as they smiled. Eyes that had squinted into wind and through smoke: that had seen a river rat “tracing its wet/Arcs on the stones”, wind “quicksilvering” a poplar in one sweep, a cut finger “swaying its red spoors through a basin”. Then the hands: big, red, with squared-off nails. Not a poet’s hands.

La giornalista inquadra solo un aspetto, decide un taglio, come una regista, una fotografa, una pittrice. I 95 anni di vita di Elisabetta II si snodano lungo l’immagine della sua piccola figura:

For the millions who watched on June 2nd 1953—for it was the first time in history that a British coronation had been televised—the most moving part of the ceremony came near the end. It was then that the imperial state crown, encrusted with 2,868 diamonds and weighing more than a kilogram, was placed on the pretty, dark and fragile head of Elizabeth Windsor, proclaiming her, in the eyes of all, Queen Elizabeth II.

E così si chiude:

Tirelessly, the small and somewhat dumpy figure, with a large handbag and a taste for spring-bright coats, travelled the country and overseas.

L’arte dell’inquadratura con le sole parole dissolve l’ansia da pagina bianca e ci fa evitare gli incipit e le conclusioni “temino”. Funziona anche quando scriviamo un post su Linkedin o il bilancio di sostenibilità.

I dettagli sono potentissimi

I’m a medieval historian, that’s my background, and I’m looking for tiny clues that people might have missed.

Queste minime tracce ─ una movenza, una parola che ricorre, una piccola o grande ossessione ─ diventano squarci su una vita intera. Ann Wroe ci passa attraverso e ci costruisce il suo ritratto.

La musica, per i romanzi di Milan Kundera:

He liked to call his novels “polyphonic”: a word learned from his father, a concert pianist and musicologist. The many voices, parts and motifs in his work were united by “novelistic counterpoint” into a single music.

Colori e geometrie per la rivoluzione di Mary Quant:

Suddenly the look changed. It became rectangular, plain, sleek and very short, and if you were a teenager in the early 1960s that was what you wanted. Your parents would never buy such clothes for you, but if you were determined you would make them yourself. Out on the lounge floor you’d spread the fabric, a shock of scarlet, orange or electric blue, and in a few days you, too, would be wearing Mary Quant.

L’aspirazione alla bellezza (l’avreste detto?) nel ritratto di Gino Strada:

In his hospital garden in Kabul there were 200 varieties of roses. One day they might fill his wards, where the war-wounded used to be.

Il silenzio per un giovane di 21 anni, prigioniero a Guantanamo:

Since his cell could be easily seen into, discretion was essential. On June 10th, near midnight, he made his bed to look as if he was in it, wrote a suicide note, pushed a wad of cloth into his mouth, then hanged himself among the laundry drying from the ceiling. His colleagues did the same.

Nell’ispirarsi, puntare in alto e pensare in grande

Dopo aver guardato l’intervista, sono andata a rileggermi un po’ di obit, anzi di “celebrazioni di vita”, come li chiama la sua autrice. Scegliere i brani da proporre in questo post, ricopiarli qui, li ha fatti diventare anche un po’ miei, come se ne assorbissi un po’ l’architettura, lo spirito, la vitalità.

Il web è un gran calderone, pieno di testi inutili, piatti e ripetitivi, ma è anche pieno di magnifici esempi di scrittura e di pratica della scrittura. Incontrarli è una fortuna, studiarli un’opportunità, assorbirli un privilegio. Godiamone, senza temere di sceglierci dei modelli troppo alti: più sono alti, migliore sarà la lezione per noi. Come fare un upload di profondità e freschezza invece del solito download delle solite cose, magari solo rimpacchettate in un formato diverso.

L’Economist è a pagamento, ma si può fare un mese di prova gratuita. E comunque si impara tantissimo anche seguendo i suoi favolosi canali social.

La sua guida di stile è mitica: ne scrissi qui già molti anni fa.

11 risposte a “Giornalismo poetico”

  1. Una scoperta per me questa di Ann Wroe. Grazie Luisa per aver condiviso i tuoi preziosi “appunti” oltre i confini degli abbonati all’Economist. Un privilegio per i tuoi lettori 😉

  2. E’ meraviglioso questo testo. Grazie, ne ho estrapolato delle parti che utilizzerò per fare lezione (citandoti ovviamente).

  3. Grazie Luisa cara,
    molto piacevole, brioso, interessante.
    Come sempre.
    Un abbraccio forte,
    Piera

  4. Faccio presente per chi fosse interessato/a, che l’Economist si può leggere gratuitamente (e del tutto legalmente) ogni settimana. Basta avere la tessera di tantissime biblioteche italiane e con quella accedere a MLOL – https://www.medialibrary.it/home/index.aspx – che è la piattaforma digitale per accedere ai contenuti, digitali appunto, delle varie biblioteche. Al suo interno si trova anche The Economist, oltre a decine di altre riviste e quotidiani italiani e internazionali.

  5. Cara Luisa,
    il tuo post ci ricorda che si può scrivere di tutto, purché si usino parole stimolanti, che descrivono cose e persone senza scivolare nella scontatezza.
    Grazie sempre, Luisa, per mostrarci la vastità della lingua.
    Saluti a tutti

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