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risali negli anni

5 Luglio 2023

Tra miracoli verbali e prompt sperimentali

Nel mese di giugno ho messo nella stessa settimana due attività diversissime, anzi opposte, almeno così le ho percepite prima di intraprenderle entrambe. L’ho fatto apposta, per vedere che effetto mi faceva:

  • ho letto il libro Con le parole si fanno i miracoli del copywriter Doriano Zurlo, che sapevo avrei poi dovuto recensire per il sito di Treccani
  • ho seguito il corso di Prompt Design con Federico Favot e Jacopo Perfetti, per dare nuovi orizzonti alle mie ormai inconcludenti e ripetitive incursioni su ChatGPT dopo i primi wow!

Entusiasmi e strattonamenti

Da una parte il massimo dell’originalità e dell’anima dell’autore in un libro che immaginavo studiato e limato fino a ogni singola parola, qualcosa che nessuna AI generativa può generare. Dall’altra, una macchina pronta a obbedirmi, tutt’altro che intelligente, ma molto condiscendente e molto veloce e potente.

Entrambe le esperienze mi hanno entusiasmata: il libro di Zurlo per la sua visione originalissima, la ricchezza di prospettive e anche per l’impegno che richiede (ma che ripaga, oh se ripaga!); il corso di prompt design perché mi ha rimesso in moto il desiderio di “pasticciare” con le parole, di manipolare concretamente e anche gioiosamente il testo, qualcosa che si confà alla mia anima artigianale.

Il libro ha richiesto tempi lenti e la profondità dell’immersione: per leggere, assaporare, tornare indietro, collegare, appuntare, lasciare decantare e poi scrivere la recensione. Il corso ha avuto ritmi velocissimi e altrettanto veloci sono stati i risultati dei miei esperimenti con ChatGPT, Playground e Bing. Interessantissime le emozioni e i pensieri – entrambi del tutto personali –, che lo strattonamento tra i diversi ritmi mi ha suscitato.

Indugiare sul foglio bianco fa paura, ma (a me) serve

L’AI (sono imprecisa, lo so, ma così facciamo prima) ti aiuta a partire, ti restituisce comunque qualcosa e così un po’ ti illude di aver cominciato: un’idea, una scaletta, degli spunti. Tutto questo può essere molto rassicurante, ma con me non funziona. Io del bianco, anzi del vuoto iniziale, con la paura di non farcela, ho bisogno, altrimenti non scrivo nulla di decente. Mi sono sempre ritrovata con quanto Annamaria Testa afferma in Minuti scritti:

“L’unica costante è una dose di ansia unita a un vago senso di possibilità.”

Io sono molto affezionata alla mia ansia da foglio/schermo bianco. La provo sempre e il senso di appagamento che mi inonda quando ho finito è proporzionale all’ansia iniziale. Non ci rinuncerei per niente al mondo e non voglio nessun medicamento artificiale ad alleviarla. 

Ho provato ansia, tanta, anche prima di scrivere la recensione del libro di Doriano Zurlo. Avrei trovato le parole per condividere le meraviglie che vi avevo trovato? Ho resistito alla tentazione di riversare in ChatGTP i miei appunti e farmi dare un aiutino iniziale. Raramente come questa volta ho sentito cosa vuol dire scrivere “mettendoci l’anima”. E per metterci l’anima, vuoto e solitudine aiutano almeno a sentirne meglio i palpiti.

Non c’è solo la creatività

Per fortuna la vita professionale della business writer è varia e movimentata. Ci sono i palpiti dell’anima, la ricerca dell’originalità, ma anche il duro e paziente lavoro della precisione e della chiarezza, che ha a che fare più con l’editing che con il copywriting. Lì i servigi del tuo assistente AI possono tornarti molto utili e ho deciso di sperimentare con la semplificazione di testi burocratici, tema che conosco a fondo e per il quale credo di essere una brava insegnante. Avevo per le mani dei bandi di concorso e ho deciso di cominciare da lì. Prima con qualcosa di molto breve, senza dare istruzioni particolari:

Niente male davvero, anche se “Non ci sarà preselezione” è troppo brusco per un bando e sarebbe meglio “Per questo bando non c’è la preselezione”.
A questo punto, ho dato indicazioni più precise:

Non solo ha spinto decisamente sui verbi, ma ha tolto il pesante passivo iniziale e lo ha sostituito con il naturale e diretto “Comunicheremo”. E ha sostituito “in concomitanza” con il quotidiano “insieme”.

Un risultato molto buono, prodotto in secondi. Certo, qualcosa si perde per strada, per esempio l’elenco torna indietro da “per completare le prove” a “per l’espletamento delle prove”, ma si può recuperare.

In genere, è brava (ho deciso che per me è femmina) a scovare i burocratismi e a sostituirli:

E quando non ci riesce e glielo fai notare, si riprende subito:

Quasi sempre però, quando gli hai insegnato una cosa, la impara e la applica nelle risposte successive. Per esempio la mia assistente ha imparato subito a:

  • spostare i riferimenti normativi sempre alla fine del periodo e tra parentesi, senza i vari “ai sensi di”, “nel rispetto di”, “in ottemperanza a”
  • evitare il maschile sovraesteso:   

La sua pedanteria snerva e più volte ho pensato che facevo molto prima a riscrivere da sola invece di incalzare, correggere, riprendere, spiegare. Ma ho tenuto duro e imparato a ignorare i suoi salamelecchi, finché ho ottenuto questo splendido risultato:

Sono due righe sole, ma per niente facili da semplificare. Brava, continua così!

Se volete cimentarvi nella “semplificazione assistita”, un paio di consigli:

  • usate la stessa chat per lo stesso lavoro, lo stesso tema, anche se diventa chilometrica
  • provate a chiedere in modi diversi le stesse cose, per vedere come si comporta (“fai attenzione a”, ma anche “occhio a”, come lo diresti parlando)
  • fate notare anche le sottigliezze, le sfumature
  • rispiegate ogni tanto l’indicazione da applicare, anche se dovrebbe saperla
  • variate le richieste, per esempio “evidenziami in grassetto le parole burocratiche” oppure “quali parole hai tolto, e perché”, “c’è ancora qualcosa che puoi togliere”
  • sì, chiedete conto dei cambiamenti con “perché” o “che ragionamento hai fatto per…”
  • conservatevi la chat, magari stampatela e studiatevela.

Dopo il duro lavoro, gli spazi di divertimento

Gli esperimenti creativi non mi hanno dato per ora le stesse soddisfazioni, almeno su compiti reali e plausibili: nomi banalotti, payoff così così. Faccio meglio con le mie ricerche tradizionali, i miei vuoti e le mie paure. “Per ora”, perché ho l’impressione che dobbiamo premettere queste due paroline a qualsiasi cosa riguardi l’AI generativa. Il corso mi ha però insegnato che si può imparare tantissimo anche dalle sperimentazioni “pazzerelle”, quelle non finalizzate ma serendipiche.

Così, è stato bellissimo dialogare a lungo con due personaggi letterari che ben conosco, Jane Eyre di Charlotte Bronte e Clarissa Dalloway di Virginia Woolf. Ho chiesto a Jane persino di scrivere una lettera a Charlotte per ringraziarla di averle dato la vita e alla signora Dalloway di descrivere il suo appartamento londinese e anche di parlarmi dei suoi rimpianti. 

Ho poi stressato al massimo la mia assistente facendole applicare allo stesso payoff una moltitudine di figure retoriche ispirandomi al libro di Zurlo. Lo so che lui inorridirebbe e avrebbe ragione, ma io mi sono divertita e lui forse sarebbe clemente con la pazzerella che è in me.

Macchine da scrivere in cammino

Si scrive per tante ragioni: in questo blog io scrivo soprattutto perché mi aiuta a pensare, a connettere i puntini e a mettere ordine in quello che vado sperimentando e imparando. Come spesso accade, comincio i post senza sapere bene dove arriverò: come dice il poeta “el camino se hace al andar”. E io vado. L’IA generativa ci apre nuove strade, ma siamo sempre noi ad andare. Ce lo ricorda la mia impareggiabile maestra umana Annamaria Testa, che così conclude i suoi Minuti scritti:

“La vostra macchina da scrivere siete voi. Stiamo parlando di una macchina cognitiva complicatissima, delicata e ancora in larga parte misteriosa, che lavora con la parola e la scrittura. Due strumenti mica da poco.”

Altre strade:

  • Annamaria Testa ha pubblicato (finora) una serie di 4 articoli sull’AI sul suo blog Nuovo e utile e altrettanti su Internazionale. Più che articoli, dei minisaggi.
  • Il sense maker Luca Rosati dedica il primo post di una serie sull’AI allo UX design.  Le prossime puntate saranno dedicate all’intelligenza artificiale per l’architettura dell’informazione, il content design e il copywriting, i test.
  • Il New York Times dedica all’AI una popup newsletter divulgativa e molto pratica. Per abbonati, ma un motivo in più per pagare 10 euro al mese e avere il top dell’informazione.

14 risposte a “Tra miracoli verbali e prompt sperimentali”

  1. Luisa, sempre grazie dal profondo del cuore. Spesso sei una delle poche ragioni per continuare a tenere accesa la lanterna della speranza nell’umanità. giorgio

  2. Entro il prossimo martedì 20 giugno pubblicheremo il calendario dei colloqui, la sede e l’aula, assieme ai risultati della prova scritta.

    Il prossimo 6 giugno comunicheremo eventuali modifiche del calendario.

    Per accedere alle sedi concorsuali, si consiglia di:
    – usare la mascherina negli spazi pubblici di ateneo al chiuso;
    – igienizzare le mani con l’apposito gel presente nelle sedi;
    – mantenere una distanza interpersonale di un metro.

  3. Avevo avuto la stessa esperienza anche io.
    Alcuni spunti utili e interessanti. Però preferisco fare io. Mettere tutto insieme e continuare da me.
    Così se sbaglio, almeno sbaglio io e sbaglio bene.

  4. Nella domanda, i candidati con disabilità devono:
    – indicare se hanno bisogno di un aiuto specifico in relazione al proprio handicap;
    – segnalare se chiedono tempi aggiuntivi per completare la prova;
    – documentare entrambe le richieste con un certificato rilasciato dalla struttura sanitaria pubblica competente per il territorio (in base agli articoli 4 e 20 della legge 104/92).

  5. Il dipendente assunto è soggetto a un periodo di prova: per contratti con durata non superiore a sei mesi il periodo di prova dura al massimo due settimane, mentre per contratti più lunghi il periodo di prova dura quattro settimane.

  6. Potremo assumerla se ci saranno fondi sufficienti nel bilancio dell’ateneo e se le norme vigenti sull’assunzione nelle università ce lo permetteranno.

  7. Per le mie riscritture non ho usato alcuna intelligenza artificiale. Tuttavia, i risultati mostrati da Luisa sono sbalorditivi.

    Del resto, anche la traduzione automatica ha fatto passi da gigante…

  8. Tanti spunti di riflessione, cara Luisa, come quella sulle intelligenze che si incrociano e si compensano. Sulle parole sembra sia già stato scritto e detto tutto, ma ci dimostri che non è così. C’è ancora spazio per distinguere quelle generate dal pensiero umano da quelle della AI.
    Per progredire dobbiamo essere disposti, come esseri cogitanti, a raccogliere il guanto di sfida lanciatoci dalle realtà contemporanee.
    Concordo con te sul foglio bianco, che fa sudare ancora molti di noi. In fondo, però, senza un minimo di senso di inadeguatezza non oltrepasseremmo i nostri limiti, e sguazzeremmo nelle acque familiari e rassicuranti del già noto.
    Grazie a te, Luisa, che pungoli neuroni e sinapsi, pronti ad assopirsi se non stimolati adeguatamente.
    Buona estate a tutti.

    Marinella

  9. Luisa, ho assaporato il tuo post questa mattina e ho subito pensato di scrivere un commento per ringraziarti ma poi mi sono venuti in mente tutta una serie di dubbi: e se poi utilizzo delle parole sbagliate o, peggio ancora, se utilizzo le “virgolette” impropriamente? 🙂 🙂 Le cose che scrivi sono sempre leggere e gustose! Buona estate!

  10. Ciao Luisa, mi occupo di web writing e da un po’ sto facendo alcune prove con Chat GPT per capire come e dove può essermi utile. Anche io spesso mi sono arresa e ho detto “faccio prima a fare da me”, ma probabilmente dovrei perseverare e avere un po’ più di pazienza 🙂 Mi piace molto il tuo suggerimento di chiedere conto del perché dei cambiamenti e delle scelte fatte, non ci avevo pensato ma da ora in poi lo farò! Grazie

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