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risali negli anni

27 Aprile 2023

Affidiamoci ai “testi maestri”

Seguire l’istinto

Quando scriviamo facciamo istintivamente delle ottime cose, che rendono il testo più vicino ai nostri obiettivi, più in sintonia con le nostre intenzioni. Questo buon istinto io credo di averlo sempre avuto, ma sono stati l’esperienza sul campo, gli errori e le cicatrici che hanno lasciato, le letture illuminanti, le maestre e i maestri ad avermi fatto capire nel tempo perché quelle scelte di pancia facessero così bene al testo. Sono stati quel perché, quella consapevolezza a farmi migliorare, a farmi appassionare al mio mestiere e man mano a rendermi capace di trasmetterlo agli altri. Non le regole, che − a parte quelle grammaticali e ortografiche − (quasi) non esistono.

Per me è andata così

L’istinto ha funzionato molto bene finché ho scritto da dipendente all’interno di un’azienda: mi si chiedevano testi efficaci, non come ci ero arrivata o quali strategie avessi messo in atto. Quando invece ho cominciato a raccontare il mio mestiere e poi a scrivere e a insegnare per tante organizzazioni diverse, ha preso il sopravvento il bisogno di capire perché, di entrare profondamente nel meccanismo di un testo e quindi nella mente mia e di chi mi avrebbe letto o ascoltato.

I meccanismi si capiscono studiando chi ne sa molto più di noi − cosa che continuo a fare tuttora −, ma pian piano ho cominciato a imparare dai testi stessi. Non tanto dai miei, quanto da quelli che incontro nelle occasioni più diverse delle mie giornate.

Collezionare bellezza ed efficacia

Anche io, all’inizio, sono caduta nella trappola di additare testi brutti, oscuri, inefficaci, pieni di aziendalese e burocratese. Limitarsi a scovare e ad additare gli errori degli altri sicuramente qualcosa ci fa capire, ma non ci rende migliori, al massimo ci procura qualche commento e mi piace in più.

Molto più utile è collezionare esempi di scrittura che ci conquistano, anche quando non capiamo bene perché. Ma quel senso di leggerezza, appagamento, fluidità, eccome se lo riconosciamo! Quegli esempi bellissimi ho cominciato a raccoglierli in un ppt che apro ogni inizio anno, prima con il titolo generico di Testi Utili, poi di Testi Belli.

Naturalmente la spinta al collezionismo sono stati anche i libri che ho scritto, per i quali ero continuamente alla ricerca di esempi, perché sono sempre stata convinta che l’indicazione senza esempio lascia il tempo che trova. Spesso gli esempi li ho inventati o rielaborati, ma partendo dall’ispirazione di testi reali. A fine anno il mio file ppt con gli screenshot di quello che mi ha anche fugacemente colpito è sempre bello nutrito.

Dai testi belli ai testi maestri

Ora ho cambiato il titolo al file del 2023: si chiama Testi Maestri, la traduzione italiana di mentor text, felicissima espressione chiave che ho trovato in due libri che ho letto ultimamente:

Tell it like it is, l’ultimo libro del maestro del giornalismo Roy Peter Clark (ne riparliamo presto qui).

Scrittori si diventa, di Jenny Poletti Riz, insegnante della scuola italiana che insieme a un folto gruppo di altre ardimentose docenti sta introducendo nelle classi un metodo (in realtà made in usa) che potrebbe rivoluzionare l’insegnamento della lettura e della scrittura.

Entrambi − l’insegnante di premi Pulitzer e la prof italiana − raccomandano ma soprattutto praticano i testi maestri: prima di spiegare un concetto, di dare un’indicazione o di consigliare una strategia per scrivere meglio, propongono un *breve* testo che lo dimostra al meglio, non il contrario come si tende a fare. Quelle cinque o dieci righe dimostrano, convincono o trascinano con la forza delle sole parole. Solo dopo, l’insegnante svela il “meccanismo” di quel testo che funziona così bene.

Il meccanismo si può smontare e riprodurre, la magia no, per quanto incantatrice.

Tante lezioni mini sono le più efficaci

I testi maestri sono brevi perché si concentrano su un solo concetto, una sola idea, una sola indicazione. Così è più facile sia spiegare sia imparare. Una cosa nuova alla volta: funziona così da sempre.

Per Roy Peter Clark sono esempi eccellenti tratti in gran parte da maestri di giornalismo delle grandi testate come il New York Times o il Washington Post, ma qualche volta anche da narratori, persino da tragedie di Shakespeare. Per Jenny Poletti Riz sono tratti da scrittrici e scrittori italiani, oppure sono scritti appositamente da lei. Ma lo schema è sostanzialmente questo:

Proposta del testo maestro > analisi/smontaggio > istruzione per l’uso > scrittura di un testo istruzione alla mano > lettura-condivisione per vedere com’è andata.

Mi ha colpita che quello che funziona per i giornalisti funziona anche per bambine, bambini, adolescenti e per persone che scrivono per lavoro. Vedere, smontare, sperimentare in prima persona: apprendere e soprattutto ricordare a quel punto diventa spontaneo, naturale.

Qualche personalissimo consiglio per adottare i testi maestri

Lo schema di qualche riga fa lo uso da anni nei laboratori di scrittura, ma ora lo userò ancora più consapevolmente ed esplicitamente: prima entra in scena il testo maestro, meglio è; più le lezioni sono mini e focalizzate, meglio è.

I testi maestri a me hanno insegnato moltissimo, quindi penso possano essere utili a chiunque voglia migliorare il proprio modo di scrivere anche per conto proprio, qualsiasi mestiere faccia. Ecco quello che consiglio, in pratica:

Avere un unico file, da chiudere quando è fin troppo ricco, ma uno solo
Così è più semplice buttarci dentro testi e screenshot mentre si legge o si naviga con tutt’altri obiettivi. Perché il testo maestro è frutto quasi sempre della serendipità, non della ricerca mirata. Quando lo riconoscete, avete magari l’urgenza di qualcos’altro, ma se non lo catturate al volo non lo ritroverete più.
Il ppt ha il vantaggio delle note: ci copio l’url della fonte e se riesco anche il perché mi ha colpito.

Cercare prima “quelli bravi”
Io lo faccio soprattutto quando affronto un tema o un settore di mercato con cui ho meno dimestichezza. Non avrei mai potuto affrontare i report sulle politiche pubbliche o i rendiconti sugli investimenti finanziari, ma nemmeno il marketing turistico, se non fossi andata a scovare chi al mondo ne scriveva meglio.

Privilegiare canali diversi e settori di mercato anche lontani da quelli che frequentiamo di solito
Se invece abbiamo tempo e vaghiamo alla ricerca di buone idee, meglio spaziare. Il testo è maestro per il come esprime o presenta un contenuto, non per il contenuto in sé. Riconoscere una buona idea, un buon modello è molto più facile se ci concentriamo soprattutto sulla forma.
Per lo stesso motivo di “utile straniamento”, funziona avere testi maestri in una lingua che conosciamo bene, ma non è la nostra.

Pescare ovunque: le buone idee, i buoni modelli dei testi maestri non hanno confini
Un tweet, una scritta per strada, un brandello di video, un titolo di giornale, l’etichetta della crema spalmabile, l’oggetto di una mail, un romanzo del settecento, un’inchiesta giornalistica, la didascalia di un museo…
Nell’emergenza, scattate una foto o dettatevi un appunto.

Riaprire il file quando si ha il tempo di dedicarsi allo “smontaggio”, cioè a capire perché quel testo funziona così bene
Anche per chi non scrive libri o post o non insegna scrittura, il lavoro di smontaggio del meccanismo è utile e appassionante, anche se si tratta di smontare una sola frase. Fatevi tutte le domande possibili, e lasciate che il testo risponda:

Perché mi trasmette questo senso di calma e di pace? Non sarà la sintassi così lineare, senza incisi?
Perché invece questa idea mi suona proprio come una presa di posizione? Non sarà perché la frase è così breve da suonare certa e definitiva?
Che succede se sostituisco il “di conseguenza” con i due punti? Fammi provare.
Cos’è che mi dà questo senso di ricercatezza, quasi di lusso? Non sarà questa parola che non conoscevo ma che suona così sontuosa?
Cosa mi dà questa sensazione di ordine limpido e curato anche in un tema così complesso? Magari le strutture grammaticali parallele su cui corro come su comodi binari?

E perché queste ripetizioni invece che infastidirmi mi rassicurano tanto?

In questo blog trovate parecchi esempi di smontaggio: questo, questo, o questo.

Se invece volete avere un’idea di come smonta un maestro in carne e ossa o meglio di come legge un testo “ai raggi X”, Roy Peter Clark ci ha scritto uno dei suoi libri più belli, The Art of X ray reading, dove smonta per noi brevissimi brani da 25 capolavori della letteratura mondiale: li disseziona per farci vedere lo scheletro, i tessuti, i muscoli e le vene, frase per frase, parola per parola, virgola per virgola. Ogni capitolo un tema, che ci viene restituito alla fine in forma di strumento, di attrezzo che possiamo usare anche noi nei nostri testi quotidiani.

Scrivere nuovi testi con lo stesso meccanismo
Questo è quello che fanno fare in classe le bravissime prof che stanno portando nella scuola italiana il metodo Writing Reading Workshop e anche quello che faccio spesso fare io in un laboratorio di scrittura. Dopo aver smontato e riflettuto, riprodurre quel meccanismo in un nuovo testo è facile e anche in seguito attingeremo istintivamente ai modelli del nostro magazzino di testi maestri. Più testi maestri = più istruzioni per l’uso = più testi consapevoli, vari e versatili.

3 risposte a “Affidiamoci ai “testi maestri””

  1. Preziosi suggerimenti, cara Luisa, come sempre.
    Attingere da testi ben scritti ha una duplice utilità: pratica, nell’aiutarci a riprodurne di simili, e psicologica, per disattivare il censore che è in noi, stimolando la creatività.

    Come avviene in cucina, dove anche un pizzico di sale può compromettere un piatto, così anche nei testi basta una virgola per offuscarne il senso. Smontare e rimontare diventa così un irrinunciabile riflesso condizionato legato alla lettura.

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