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risali negli anni

17 Ottobre 2022

Schermo micro: paragrafi brevi, sintassi leggera

Un testo è fatto di parole: vero. Un testo è fatto anche del numero di parole che mettiamo in un periodo, e in quale ordine: verissimo. Se da principianti tutta la nostra attenzione è presa dal vocabolario e dalla scelta delle parole, il livello avanzato della scrittura è la sintassi. Almeno per me, la cura della sintassi e la continua scoperta delle sue potenzialità è arrivata dopo.

Tra tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione per scrivere testi che funzionano, ai miei occhi la sintassi continua infatti a essere “la grande negletta”. Anche quando è grammaticalmente impeccabile, spesso causa ambiguità, monotonia, bassa leggibilità e inutile affanno per chi legge.

Trovo sempre abbastanza sorprendente quante persone caschino dal pero quando fai loro notare la lunghezza o la tortuosità di un periodo. Se difficilmente se ne accorgono da sole, in genere le cause sono due:

  • chi scrive già sa e quindi non riesce a immaginare la fatica di chi legge e ancora non sa (la famosa “maledizione della conoscenza“); così magari il dove, il come o il perché precedono il cosa, che dovrebbe arrivare per primo (nei podcast, per esempio, è tassativo)
  • la percezione di un periodo lungo si basa ancora su standard cartacei, gutenberghiani: abbiamo idea di quanto può diventare lungo sullo smartphone un breve periodo gutenberghiano? Due righe “normali” sul nostro foglio word diventano facilmente sei o sette sullo schermo del telefono.

Un paio di giorni fa la newsletter serale del Post esordiva proprio con questo tema, e sappiamo che attenzione ossessiva la testata online diretta da Luca Sofri dedichi alla qualità della scrittura:

Anche a chi scrive al Post non viene evidentemente naturale immaginare a dove e come verrà letto ciò che stanno scrivendo, tanto che la vicedirettrice riconosce che per controllare la lunghezza dei paragrafi (e dei periodi, mi sento di aggiungere) richiede “un certo sforzo e una certa presenza”.

Sforzo e presenza richiesti soprattutto quando la colonna di testo inevitabilmente si stringe o il testo deve sgomitare in un contesto affollato, cioè spessissimo.

Ma periodi brevi e sintassi lineare non significano affatto povertà e monotonia, come ben sanno quelli bravi. Ed è qui che, quasi sempre, la funzione espressiva della sintassi arriva in soccorso e riesce a trasmettere messaggi senza aggiungere parole, ma con la potenza della punteggiatura e del ritmo.

La sintassi di Nike è fatta soprattutto di ritmo. Sanno che le parole, isolate da un punto fermo, acquistano potenza e valore. Energia. Due righe, ben sei periodi. E quelle tre parole al centro, come una gemma brillante: Luxe. Sleek. Light.

Al MoMA ricorrono spesso a una “domanda trampolino”. Come non tuffarsi nella lettura?

L’Economist è il settimanale politico-economico più prestigioso del mondo, i suoi dossier sono famosi per ricchezza e completezza, nonché per la scrittura precisa e raffinata. Sulle due o tre righe dei tweet non sono da meno, soprattutto grazie alla sintassi, articolata anche nella brevità. Spesso l’ultimo periodo introduce un twist: spesso con un but, uno yet, qui con uno spiazzante puzzlingly. Tre periodi brevi, allacciati come gli anelli di una catena:

Allure. Dal primo periodo, una sola parola, Chanel costruisce un crescendo:

Oppure fa il contrario, con un periodo non si ferma mai per accumulare dettagli preziosi, uno dietro l’altro:

Lo so che Twitter non è à la page come Instagram, ma a me continua a offrire tanti spunti di scrittura concentrata, che mi sono utilissimi quando scrivo altro, da un titolo a una didascalia, a un incipit che fa un piccolo “bang!”.

8 risposte a “Schermo micro: paragrafi brevi, sintassi leggera”

  1. Anche a chi scrive al Post non viene evidentemente naturale immaginare a dove e come verrà letto ciò che stanno scrivendo, tanto che la vicedirettrice riconosce che per controllare la lunghezza dei paragrafi (e dei periodi, mi sento di aggiungere) richiede “un certo sforzo e una certa presenza”.
    Che ne dite di riscriverlo così:
    La naturalezza manca anche a chi scrive al Post. Non riesce a immaginare dove e come verrà letto il suo scritto. Perciò la vicedirettrice interviene. Chiede di controllare la lunghezza dei paragrafi. Noi aggiungiamo: anche quella dei periodi. Sapendo che questo richiede “un certo sforzo e una certa presenza”.
    Probabilmente si può fare di meglio.

  2. Grazie, Giuseppe.
    Vero, anche io avrei potuto scrivere un periodo più breve, ma forse a scapito della fluidità, che in un post cerco di non perdere mai di vista. Però sì, cogliendo il suo suggerimento, forse uno stacco ci starebbe bene dopo “scrivendo”. Non di più, in questo caso, altrimenti la lettura sarebbe un po’… a singhiozzo. Almeno in questo caso, perché in un contesto diverso dal post di un blog invece la sua riscrittura mi piacerebbe, tranne l’ultimo periodo, che mi sembra un po’ forzato.

  3. Buongiorno Luisa,
    ho letto con piacere questo articolo e subito mi è sorta una riflessione.
    Ho notato che i tuoi esempi sono tutti riferiti a testi scritti in inglese. Non credi che in questa lingua, per come è strutturata, sia più facile utilizzare una sintassi breve e asciutta?
    Spesso mi capita di dover elaborare testi in italiano e in inglese e devo dire che, per quella che è la mia personale esperienza, quest’ultima è senza dubbio una lingua che permette di esprimere un concetto in modo semplice e con poche parole, ma comunque completo ed efficace. Con l’italiano, invece, mi sembra di dover sempre allungare il periodo e costruirlo in una maniera più strutturata.
    È solo una mia impressione? Come ci si può esercitare a essere brevi ma completi anche quando scriviamo in italiano?
    Grazie!
    Angela Cagnetta

    • Ciao Angela,
      ho proposto esempi in inglese perché su Twitter seguo soprattutto fonti in inglese, semplicemente. Quanto alla maggiore “vocazione” alla semplicità dell’inglese rispetto all’italiano, credo sia soprattutto questione di abitudine. Quella asciuttezza possiamo perseguirla anche noi in italiano. Quei post possono benissimo essere tradotti in italiano, e funzionerebbero!

  4. Ti ho dato un like ancor prima di leggere l’articolo.
    Ne aggiungo un altro adesso.

    A me piace (ci provo!) dare anche ritmo e melodia. Piuttosto che lasciarlo in 2D, cerco il 3D.
    Immagino un’orchestra all’opera, con piatti, tamburi e silenzi. Ripresa rapida, punto. Si spengono le luci.

  5. Sarebbe interessante poter leggere degli esempi in italiano. Trovo che in inglese sia più facile “stringere” il concetto.

    • Ciao Melody, come ho scritto nella risposta ad Angela, su Twitter seguo soprattutto fonti e brand in inglese. Soprattutto l’Economist e Nike mi propongono sempre tweet superlativi, che mi ispirano molto nei miei testi in italiano proprio quando voglio “stringere” il concetto.

  6. Anche a chi scrive al Post non viene evidentemente naturale immaginare a dove e come verrà letto ciò che stanno scrivendo, tanto che la vicedirettrice riconosce che per controllare la lunghezza dei paragrafi (e dei periodi, mi sento di aggiungere) richiede “un certo sforzo e una certa presenza”.

    Il periodo precedente è infelice: non è chiarissimo chi sia il soggetto di “stanno”. Quel “per”, poi, è proprio sbagliato. Riformuliamo:

    Anche chi scrive al Post non trova naturale immaginare dove e come verrà letto ciò che sta scrivendo. La vicedirettrice stessa riconosce che controllare la lunghezza dei paragrafi (e dei periodi, aggiungerei) richiede “sforzo e presenza”.

    Se ti piacciono i periodi brevissimi, accetta questa provocazione:

    La naturalezza. Manca anche a chi scrive al Post. Non riesce a immaginare dove verrà letto il suo scritto. E come verrà letto. Perciò la vicedirettrice interviene. Chiede di controllare la lunghezza dei paragrafi. Aggiungerei: e dei periodi. Sapendo che questo richiede uno certo sforzo. E una certa presenza.

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