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4 Luglio 2021

Fallow time e 24 storie di bici

Libro 24 storie di bici

Una settimana fa mi sono tolta la mascherina all’aperto e ho concluso le mie attività formative e direttamente produttive prima dell’estate: le due cose insieme, dopo quindici mesi in cui ho vissuto e lavorato come un soldatino obbediente, mi hanno dato un’euforia di libertà pari soltanto alla fine dell’anno scolastico quando ero piccola.

Anche allora, ero felice non solo per le vacanze imminenti, ma perché avrei potuto fare tutto il giorno quello che mi piaceva di più: leggere. Leggere per ore, leggere di tutto, soprattutto romanzi lunghissimi. Oggi accanto alla lettura ci sono molte (troppe) altre cose: recuperare film, serie tv, ascoltare podcast, rivoltare il mio sito, imparare finalmente a usare Instagram in maniera decente, mettere ordine tra i mille spunti che l’anno strampalato mi ha regalato. Per questo ho deciso di dedicarmi un luglio di libertà operosa: fare, studiare, preparare, scrivere, ma senza to do list, quando mi pare, dove mi pare, per il tempo che mi pare.

Mi sono detta che avevo ben diritto a una “lunga licenza” ma, pur in sintonia con il mio stato d’animo da soldatino, il gergo militaresco non mi piaceva. Poi oggi è arrivata la newsletter di Ann Handley, che mi ha offerto un’altra espressione: Fallow time, tempo a maggese, a riposo. Ho fatto subito mia la metafora agricola. Handley l’ha rubata a sua volta da un’opinionista del New York Times:

Il tempo a maggese è necessario per coltivare qualsiasi cosa, dai raccolti reali a quelli figurati, come libri e bambini. Per fare il lavoro, abbiamo bisogno di riposare, leggere, riconnetterci. È il lavoro invisibile che rende possibile la vita creativa.

Non sto parlando di noia, anche se questa ha la sua parte nel tenere viva la creatività. Sto parlando di un rifornimento attivo che può sembrare in contrasto con la nostra feticizzazione della produttività.

E io sento di non poter ricominciare davvero a settembre senza questo lavoro invisibile, che mi porti anche lontano dal mio lavoro per poterlo rivedere con occhi freschi e meravigliati. Allora, per cominciare, dalla torre di libri che mi attendono ho scelto quello che mi sembrava più distante e al tempo stesso più allettante: 24 storie di bici.

Più distante: dopo l’ultima vacanza in bici, in Danimarca cinque anni fa, non sono più salita in sella e in più vivo in una delle città più bike-unfriendly che ci sia, Roma.
Più allettante: il libro me lo ha inviato uno dei due autori, Pierpaolo Romio, che ha fondato Zeppelin e Girolibero, rispettivamente la più importante agenzia italiana di viaggi attivi e turismo consapevole e il suo figlioletto dedicato ai viaggi in bici.

Qualche anno fa, nella loro sede di Vicenza, ho fatto una giornata di docenza sulla scrittura di quelle che ti restano nel cuore. Prima di cominciare fui portata in garage: un mare sterminato di biciclette, oltre 2.000 mi dissero i meccanici e Pierpaolo, tutte mantenute perfette per i viaggi in Europa. La seconda sorpresa la ebbi quando i meccanici salirono in aula anche loro: per quel giorno l’agenzia si fermava e tutti, dal primo all’ultimo, si dedicavano alla scrittura, con pausa pranzo in cucina intorno a un tavolone a mangiare una favolosa focaccia al radicchio.

Un capo azienda così, che scrive un libro di storie, valeva la pena di leggerlo. Prima però sono tornata sul sito di Zeppelin dove ho letto: In pausa, solo per quest’anno. Ripartiamo nel 2022.

In questo lungo periodo di pausa forzata per il suo settore Pierpaolo Romio ha scritto questo libro in tandem con Alessandra Schepisi, giornalista di Radio 24 e conduttrice della trasmissione settimanale A ruota libera, dedicata alla bici. Insieme – posso ben sbilanciarmi – hanno dato vita a un libro bellissimo, incoraggiante, istruttivo e pieno di ispirazioni.

Attraverso la bici parla di innovazione, quella delle idee, dei materiali (non credevo che titanio e grafene fossero così interessanti!), delle difficoltà che si trasformano in opportunità di business.

Attraverso la bici parla di libertà ed emancipazione: vi incontrerete più donne che uomini, da Alfonsina Strada, prima e unica donna a partecipare al Giro d’Italia nel 1924 alle imprenditrici del settore, tra abbigliamento frivolo e comodo e bike cargo con i bambini dentro, dalle indomite cicliste afgane alle ragazze di tutte le età del movimento Fancy Woman Bike Ride, che pedalano abbigliate nei modi più fantasiosi. Ah, invece tra i ladri di bike sharing non è stata beccata nemmeno una donna…

Attraverso la bici parla di coraggio: vi leggerete di una traversata della Siberia in solitaria e di una signora pienotta e diabetica che di punto in bianco si mette in sella e da Gemona del Friuli arriva a Lampedusa.

Attraverso la bici parla di ingegno italiano: è italiano l’assessore alla mobilità di Valencia, che l’ha resa una delle città più bike-friendly d’Europa; è italiano l’AD dell’azienda francese leader dei contatori di ciclisti; è italiana l’azienda che vende più e-bike in Europa.

Economia, innovazione, mercato, business e umanità sono tenuti insieme da un’invenzione narrativa, il meccanico titolare di Cicli Beccaris, un personaggio cui ci si affeziona pagina dopo pagina. Romano trapiantato a Mantova, appassionato di caffè quanto di bici, ha un fratello gemello, una moglie calabrese gelosa e affettuosa, un ex-dipendente molto intraprendente e una collaboratrice che sa tenergli testa, curiosa e ciarliera, grazie alla quale riusciamo a sapere un sacco di cose sulle bici e i personaggi che incontriamo.

A lui, che trabocca di concreta saggezza, ho rubato questo consiglio:

Lo so che non si dovrebbe fare; leggo un libro all’anno, strappo letteralmente la pagina che più mi ha colpito e la appendo a un chiodo della bacheca. Poi ripongo il libro con la pagina strappata in un mio scaffale personale. I libri di cui non metto via almeno una pagina strappata, non li conservo.

Proprio perché leggo più di un libro l’anno, il consiglio “strappo di pagina” mi convince assai.

4 risposte a “Fallow time e 24 storie di bici”

  1. Molti spunti. Tempo a maggese, ozio utile che serve a creare, ho provato a spiegarlo a chi non può stare seduto un minuto, mi hanno guardata…con sospetto. Ah che bello vivere in una azienda del genere, quella delle bici. Il mio ambiente è il contrario, ultimamente più parlo e più vengo fraintesa, ovvio che mi è venuto il dubbio di parlare male. Se non avessi la scrittura, se non l’avessi avuta l’anno passato, molte giornate, non si dovrebbe pensare, le avrei gettate nel cestino…
    Le tecnica, ce l’ha insegnato Primo Levi, è interessantissima se ben spiegata, leggerò il libro. Saluti

  2. E mi sa che mi hai convinto: l’ho ordinato nella speranza di riuscire a ritagliami un po’ di fallow time. Grazie per gli spunti e che il maggese sia per te fruttifero. 🙂

  3. Parto dal titolo del tuo post, cara Luisa, in cui “fallow” mi rimanda alla contiguità grafica con “follow”, seguire, parola che invita a fare e a proseguire. Tanti spunti, as usual, nelle tue parole, che ci ricordano la preziosità dell’otium creativo, fecondo nella sua apparente immobilità.
    La finestra descrittiva che hai spalancato sul mondo delle biciclette esorta a esplorare tutti i campi esistenti, evitando pregiudizi e snobismo intellettuale. Ogni sapere ne scova e scava altri, che si concatenano, sovrappongono, stratificano fino a darci un senso di ricchezza mentale.
    Mi hai anche ricordato le mie estati da liceale, in cui trascorrevo mesi immersa nella lettura dei classici. Se non li avessi letti allora, probabilmente non lo avrei fatto in seguito. Ebbene, gran parte, se non tutto quello che ho immagazzinato in quelle lunghe estati apparentemente oziose hanno tappezzato il mio archivio culturale, quindi bentornato a te, otium creativo!
    Buona estate a tutti

    Marinella Simioli

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