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risali negli anni

5 Agosto 2020

Il museo sentimentale dei libri

Nel suo ultimo libro, Dieci splendidi oggetti morti, Massimo Mantellini dedica l’intermezzo a “uno splendido oggetto vivo”: il libro. In questa strana estate, stranamente fresca e più stanziale del solito, mi sto chiedendo se quel libro, quei libri, con i quali sono cresciuta, sui quali ho tanto investito fin da piccola e dai quali sono tutt’ora circondata, siano per me ancora così vivi. Almeno tutti, sempre e comunque.

Me lo chiedo quando oggi rifletto a lungo prima di scegliere tra carta e digitale. Me lo chiedo quando parto leggerissima e contenta, appagata dal mio Kindle pieno. Me lo chiedo quando arriva il momento tanto procrastinato di “tirare giù i libri” per spolverare. Me lo chiedo, quando, spolverando, mi rendo conto di non riaprire certi libri da decenni. Me lo chiedo quando mi accorgo di non riuscire più a tenere tra le mani un libro spesso e pesante.

Non ci sarebbe molto di strano se non che io nell’era Gutenberg non solo ci sono nata e cresciuta, ma ci ho sguazzato dentro per un sacco di tempo, perché sono stata una vera bibliofila fin da bambina. Quando mi immaginavo grande mi vedevo in una casa piena di librerie, con i libri fitti fitti, a più file su un solo scaffale. Per i libri ho fatto un sacco di sacrifici economici, mi sono trascinata volumoni d’arte su treni in tutta Europa e ho passato ore e giorni nei mercatini dell’usato e nelle librerie antiquarie.

Oggi ho esattamente quella casa, forse ancora più bella di come la immaginavo da piccola. Eppure quei libri mi pesano e sempre più spesso mi assale una grande ansia di leggerezza. Da un paio d’anni ho cominciato a regalarli quando so degli interessi spiccati di qualcuno; solo qualche mese fa due interi scaffali sono transitati nella libreria di un ventenne innamorato della poesia.

Ma continuo a percepirli sempre come troppi e un po’ soffocanti, una sensazione si è acuita nel periodo di clausura per la pandemia. Così in questi giorni ho affrontato l’improcrastinabile. Sto “tirando giù i libri” e facendo la cernita, uno a uno.

Tanti hanno preso la via del riciclo carta: quelli nei quali non mi riconosco proprio più, i moltissimi che negli anni mi sono stati regalati da aziende e case editrici, i doppioni, le guide turistiche datate, i tanti di lavoro superati dagli ultimi vorticosissimi anni.

Due però li ho tenuti, perché sono davvero due oggetti morti, da museo:

  • Guida ragionata delle librerie antiquarie e d’occasione d’Italia 1992, una splendida edizione della Biblioteca del Vascello con la prefazione di Umberto Eco.
    Non è mica la preistoria, il 1992, eppure credo che due terzi di quelle librerie non esistano più.
  • La Superguida di Internet di Supereva del 2001, edita da Apogeo.
    Pare incredibile ma nel 2001 cercavamo i siti belli in un libro o negli web address book allegati a Panorama, come “la prima superguida per navigare nella grande rete, oltre 1800 siti testati”. Mi è venuto da ridere e mi sono anche un po’ intenerita.

Le mie affollate librerie come tante stanze di un museo, pure polveroso? Non sia mai! — mi sono detta appollaiata sulla scala — se museo deve essere che sia vivo e che mi parli, un museo sentimentale ma non nostalgico. Così, riordinati per benino per temi e tutti in vista i libri sulla scrittura, il marketing, il branding eccetera eccetera, mi sono dedicata alla riorganizzazione-rivisitazione delle passioni della mia vita. Dalle arti visive, che la percorrono tutta, alla letteratura “al femminile”, espressione che oggi aborrisco, alla letteratura e alla lingua tedesca, la mia lingua del cuore, fino alla pletora di libri sullo yoga, che oggi per fortuna pratico molto di più e leggo molto di meno.

Alla fine ho ovviamente tenuto tantissimo, ma aver scelto di scartare ciò che veramente non mi parlava più mi ha dato un gran senso di libertà e leggerezza, persino una certa euforia. Certo, far prendere ai libri la strada del cassonetto mi fa ancora effetto e ho deciso questo destino solo per quelli di cui ero certa che sarebbero stati scartati anche dal mercatino dell’usato (che invece ne ha presi un sacco, alleviando il mio senso di colpa). Però oggi penso che il libro sia un oggetto come un altro: i belli possono farci compagnia anche se non li apriamo più, i brutti e gli inutili possono essere riciclati e diventare qualcos’altro.

Continuo a essere una lettrice curiosa e vorace, ma molto più selettiva. Soprattutto, sono guarita dalla sindrome dell’accumulo e mi sento molto meglio. Compro e mi godo i libri di carta se devo studiarli e annotarli, oppure quando sono molto belli, e per fortuna ce ne sono di bellissimi, molto più belli di prima. Per tutto il resto preferisco il digitale: la sua leggerezza accompagna il  nomadismo professionale che amo tanto e la sensazione di libertà che porta con sé.

16 risposte a “Il museo sentimentale dei libri”

  1. Anche a me è successa la stessa esperienza. Buttare un libro era un sacrilegio. Adesso, me ne libero senza sensi di colpa.
    Inoltre, in molti Caffè di Torino sono sorti scaffali di libero scambio, dove i nostri libri abbandonati possono trovare nuovi estimatori e vivere moltre altre vite.

  2. Ricordo che quando morì mio padre io ereditai la sua libreria, quei libri mi sembravano un lascito preziosa. Ora anche io sto facendo spazio, compro solo libri illustrati che sul Kindle non rendono come sul cartaceo. ma ho ancora tante Enciclopedie che nessuno vuole più. Cerco di liberarmi dei libri in più negli scaffali del libero scambio, li lascio senza rimpianti, altri invece li abbandono su una panchina o sul treno. Chi li trova può raccoglierli oppure buttarli, ma almeno do loro una chance. Ricordo che quando ero bambina volevo fare la bibliotecaria e mi facevo il riassunto di tutti i libri che leggevo, anche allora per me la scrittura era un fissare la memoria.

  3. Cara Luisa, ho un problema analogo al tuo: 10.000 libri visibili – altri nelle scatole e nel ripostiglio – non sono tollerabili. Non lo sono perché sono in doppia fila, quindi scarsamente individuabili e perché fanno polvere.

    Io però ho un marito a cui da tempo ho chiesto di darmi una mano a risistemare, a scegliere (cosa non facile, come sai) che cosa tenere nelle librerie, che cosa regalare.

    Spero di affrontare al più presto la situazione che mi crea ansia 🌸

  4. Cara Luisa. Ho letto sorridendo la descrizione di quello che, spesso, mi trovo a pensare. Così…l’ho ripensato. Prima o poi nella mia casa, piccola, e per la mia asma, coinvolta, avverrà questa trasformazione epocale. Oggi prenderò spunto per i libri che non mi rappresentano più. Per il digitale credo passerà ancora molto tempo. La lettura su carta per me è uno stacco delizioso come andar per librerie (a proposito a Marghera-VE un giovane intraprendente ne ha appena aperta una. In periodo COVID. Piccolissima e allegra). Tra spazi in casa congestionati&polvere e l’idea di ricominciare a leggere extra lavoro, guardando un monitor, per ora vince lo swiffer.

  5. Caspita, Mattia! No, non lo conoscevo e ti ringrazio tantissimo. Non mi interessa tanto scambiare, ma regalare sì, anche se devo pagare la minima spesa di spedizione.

  6. Eccomi di nuovo, scusa del doppio commento… Quando uscì la guida di Supereva non mi ricordo se c’ero anche io. Erano i miei primi tentativi di occuparmi, segnalare e scrivere di autobiografia. Ma non mi ricordo se la guida cartacea fu stampata prima o dopo la mia uscita dal network.
    Approfitto anche per ringraziarti della segnalazione del libro di Mantellini, l’ho comperato -in Kindle-, non solo per l’intermezzo “libro” ma anche perché mi ricorda tantissimo un laboratorio che feci ad Anghiari sugli oggetti e le cose da lasciar andare.

  7. Luisa cara certi pararellismi mi colpiscono ancora .. sara` la pandemia, sara` il desiderio di spazio ma sono giorni che ho cominciato questa impresa emotivamente tanto delicata. Perche` io nomade lo sono gia` e cio` che continua a seguirmi ha con se una specie di quid esoterico, quindi le selezioni sono al centimetro e al grammo ma per i libri non va cosi`. Pero` sono giorni che ho deciso per questa opera liberatoria sulla selezione delle selezioni e percio` non facile. A Berlino – terra di nomadi – il cassonetto per laqualsiasi e` un sacrilegio, figuriamoci per i libri. Non si conserva niente che non habbia il suo uso quotidiano e c’e` un giro vorticoso di scambi oltre che naturalmente siti magnifici per = ridare una nuova casa e nuovi partner = come diciamo qua, agli oggetti . Posti interessanti per capire molto dei berliner e dei loro abitat, anche se solo di passaggio. Ora vado, e` ancora tutto sottosopra e l’indecisione regna sovrana! Mi sei sempre nel cuore – Nishanga

  8. Il tuo post, cara Luisa, mi ha rimandato alle mie doppie file di libri. Da tempo mi chiedo che senso abbiano e pur non avendo una risposta, continuo a conservarle, là a troneggiare fiere e ingombranti.

    Sarà che ogni libro mi ricorda la fase della vita in cui l’ho letto, ciò che mi ha insegnato, le parole che ho imparato, separarmene sarebbe come gettare tutto il pacchetto compreso. In realtà non è così. Quello che ho imparato resterà per sempre con me.

    Chiedevi idee: eccotene una. Grazie a mio marito mi sono liberata di alcuni libri che non avrebbero avuto un’altra vita migliore: li ho venduti su http://www.libraccio.it. Non mi ci sono arricchita, ma è stato meglio che gettarli.
    Alcuni su argomenti tecnici o di nicchia li ho regalati a un mio “gemello di lettura”, con cui condivido l’nteresse per materie atipiche. È stato come non separarmene. So che li adotterà come meritano e li vivrà con le sottolineature e tutto il resto.

    Non mi sono ancora convertita a Kindle. Conservo residui di antichità: preferisco la carta che mi tiene compagnia.

    E ora buona estate a tutti. A chi resta e a chi parte.

    Marinella Simioli

  9. Luisa, come scrivi giustamente, se non devi prendere degli appunti per motivi di studio/lavoro, si sta così bene a leggere sul Kindle! La differenza principale sta nel momento in cui un libro lo vuoi regalare: è possibile inviare ad altri Kindle un ebook in regalo, ma non è la stessa emozione di un pacchetto da scartare. In ogni caso, contro l’accumulo, se proprio uno non trova un amico a cui regalare i titoli da eliminare, le carceri sono ben felici di accettare qualsiasi testo, basta contattare le associazioni di volontari che gestiscono le attività (io ne ho regalati tanti al carcere di Bollate, che accetta anche CD).

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