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risali negli anni

14 settembre 2018

A.A.A. Alternative Agli Anglicismi

“Ognuno parla come vuole, ma per poter scegliere è necessario che le alternative vengano divulgate” è la frase più bella e condivisibile che ho letto sul Dizionario delle Alternative agli Anglicismi, un sito brand new (ooops… nuovo nuovo o nuovo di zecca) che Antonio Zoppetti dedica alle parole straniere di cui sembra che non possiamo più fare a meno.

Anche se non ci siamo mai incontrati, seguo Antonio da molti anni, da quando sul web eravamo in quattro gatti e noi che ci occupavamo di scrittura, comunicazione e lingua italiana ci conoscevamo un po’ tutti. Lui la lingua italiana la ama così tanto da aver dedicato un bellissimo libro alla sua difesa contro l’invasione delle parole inglesi, quella che sta trasformando l’italiano in itanglese. Un vero paladino, lancia in resta.

Antonio sa che verso le parole straniere io sono molto indulgente e che usarle (senza abusarne) mi piace, e vederle usate nel contesto appropriato non mi scandalizza per niente. Ma, appunto, io scelgo di usarle. Ora riuscirò a farlo ancora meglio.

Credevo che con Diciamolo in italiano Antonio avesse dato fondo a tutte le sue conoscenze e proposte in tema di parole straniere, ma il Dizionario è sorprendente per ricchezza, arguzia e passione: (per ora, e siamo agli inizi) 3.500 parole inglesi spiegate, con le possibili alternative in italiano. Suddivise per ambito – da Abbigliamento a Viaggi e Turismo – o ricercabili per singola parola o per iniziale.

Che lo consultiamo per trovare un’alternativa italiana, per scoprire parole inglesi che non conosciamo o sul cui significato siamo incerti, o per puro gusto, il Dizionario è una meravigliosa miniera.

In alcuni casi ti convince che sì, la parola inglese è irrinunciabile: in profumeria continuerò a chiedere un blush e non un belletto (parola della mia bisnonna) e nemmeno un fard (francesismo della mia giovinezza).

In altri, ti fa scoprire una parola nuova come belt bag, ma ti rassicura sul fatto che l’italiano marsupio è perfetta, e molto più evocativa.

Mi sono precipitata su outfit e le alternative non mi hanno tanto convinta: tenuta è triste, soluzione di abbigliamento troppo lunga, ma per chi non segue le fashion blogger e non sa cosa voglia dire la spiegazione è perfetta.

Come non cercare location? Spiegazione impeccabile e alternative validissime: scena, sfondo, ambientazione, luogo, ambiente, posto, sede, collocazione, area…

Ma basta con le frivolezze. Passiamo al Linguaggio aziendale, ben 482 voci. Se per alcune parole all’inglese ci dobbiamo proprio rassegnare, possiamo scoprire che per altre ci sono alternative italiane più precise e più eleganti:

Forecast > previsione, stima, pronostico, valutazione, predizione

Bonus > premio, gratifica, incentivo, omaggio

Commitment > impegno, motivazione, dedizione, senso di appartenenza, fedeltà, forte identificazione

Potete sbizzarrirvi nella ricerca, ma anche nelle proposte e nei commenti. Ce n’è per tutti, perché i settori sono 44. Sono sicura che c’è anche il vostro.

Che siate puristi ossessivi o accogliate volentieri le new entry, un altro blog che non potete perdere è Terminologia etc, dove Licia Corbolante praticamente ogni giorno pesca dal web e dalla strada gli esempi più vari di uso corretto o distorto dell’inglese nelle nostre vite. E li analizza in modo intelligente, colto e arguto.

8 risposte a “A.A.A. Alternative Agli Anglicismi”

    • Quando è capitato a me ho usato in un caso “attore” (era una frase del tipo “gli altri attori presenti in questo segmento di mercato” ) mentre altre volte ho scritto semplicemente “azienda”. Non so se possono calzare nel tuo caso ma spero di essere stato d’aiuto 🙂

  1. Una battaglia aperta, a mio avviso e non vincente, ahi noi.
    Non vincente per un paio di ragioni:
    – l’azienda ha promosso anglicismi
    – le persone pensano di essere moderne se li usano.

    Sono fortunata perché in azienda il responsabile era professore di italiano e perché AMO la nostra lingua e il suo suono. Certo non uso “belletto”, ma “fine settimana” sì 🌺

  2. Parlo anch’io da appassionata di lingua italiana, e anche di dialetti. Non ho letto il libro citato, ma da quello che ho capito l’obiettivo dell’autore è difendere la lingua italiana, la sua bellezza, la sua storia. Dimostrare che l’influenza della lingua inglese spesso sostituisce le parole italiane di uso quotidiano, e non sempre è una cosa necessaria. Credo che la nostra lingua sia veramente spettacolare, pregna di storia, di arte, di influenze (appunto) di altri popoli. Dai greci, ai latini, a noi, quello che abbiamo imparato è che la lingua è in continua evoluzione. Cambia di secolo in secolo, e se questo non avvenisse sarebbe un guaio molto serio perchè significherebbe che un popolo sta morendo, e con esso la sua lingua, che verranno sostituiti da altri popoli e altre lingue. Ci sono circa 6000 lingue al mondo, ed è praticamente impossibile che la maggior parte di queste non siano imparentate fra loro. Lo stesso italiano ha molto in comune con l’inglese. E lo stesso italiano non è uguale a quello che si parlava anni fa; e non c’è bisogno di arrivare a Dante, basti pensare a come si diceva quando un ragazzo cercava di entrare nelle grazie di una ragazza: “corteggiare”. Oggi nessuno direbbe “lui le sta facendo la corte”, si dice “ci sta provando” e simili. Sarebbe impensabile cercare di “salvaguardare” la nostra lingua rifiutando le influenze delle altre, perchè la nostra lingua in primis è in continua evoluzione. Ben vengano le parole inglesi, ben vengano le nostre radici

  3. Bellissimo e molto utile!
    Faccio la traduttrice e mi viene voglia di leggermelo dalla A alla Z 😉

    Grazie mille Luisa
    Annamaria

  4. Buffo che utilizziamo bonus come anglicismo, benché sia un termine latino. Della serie: ci rivendono quello che abbiamo già.

  5. Salve,
    alla signora Luisa Carrada mi permetto di suggerire che sarebbe preferibile – a mio avviso- usare il termine Italinglese invece di Itanglese a proposito dell’invasione delle parole inglesi nella lingua italiana.
    Cordialmente

  6. Signora Carrada,
    sarebbe una bella iniziativa (che io ho fatto durante gli anni di insegnamento dell’Inglese nelle scuole italiane) pubblicare un elenco delle parole italiane usate nella lingua inglese nella quale, tuttavia, hanno un significato del tutto diverso.
    Faccio alcuni esempi: “confetti”- in inglese=coriandoli; “fresco”= affresco; “gentile”=non di razza ebrea, e così via. Sono le cosiddette trap words: ce ne sono a centinaia.
    Cordialmente

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