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risali negli anni

1 agosto 2018

Punti cannibali e virgole magiche

Le questioni di punteggiatura mi hanno sempre presa molto e credo di avere letto tutti i libri dedicati a questo tema usciti in Italia negli ultimi vent’anni. Con sempre più gusto, perché con la pratica e l’esperienza ho abbandonato parecchie (sciocche) regolette della mia gioventù per avventurarmi con più baldanza sul terreno delle libertà. Stranamente, cimentarmi sempre più spesso con testi brevi non ha ristretto la gamma delle scelte, ma l’ha ampliata. Oggi, riesco a usare il punto e virgola anche nei tweet, per non parlare degli amati due punti, del trattino lungo e delle parentesi quadre. Così anche tweet, post, titoli e sottotitoli diventano piccole architetture rigorosamente espressive, tutte diverse. Una cosa essenziale nel trionfo dei testi brevi che affollano gli ambienti digitali.

Credo che il libro di Leonardo Luccone, Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto, mi sia piaciuto così tanto (l’ho divorato in un pomeriggio) perché accanto a un piccolo nucleo di regole ferree sulle quali l’autore è di un’intransigenza perentoria, il resto è un invito continuo alla sperimentazione intelligente:

Vi esorto a lanciarvi, a sperimentare con la punteggiatura. Se con questi appunti vi siete fatti un’idea del vasto perimetro d’azione e di quanto la creatività sia in grado di allargare i confini delle norme, ora è il momento che siate voi a tirare l’elastico, che i vostri segni-lucciola diventino fari per illuminare per bene le vostre idee.

I segni interpuntivi come elastici è una delle metafore più indovinate di questo libro già molto immaginifico: “Le parole e le frasi sono unite da tanti piccoli elastici. È questo che fa la punteggiatura: tiene insieme le parole con diversi gradi di dilatazione; nessi estensibili tra le parti”. Così si capisce meglio perché è punteggiatura “tutto ciò che divide per unire”. E vien subito voglia di cominciare a tirare gli elastici per vedere fino a che punto tengano senza far scoppiare il periodo, e quali effetti producano sulla lettura.

Il libro si distingue dai suoi pur ottimi predecessori:

  • non è la solita rassegna dei segni interpuntivi: due terzi sono dedicati solo alla virgola, uno al punto e virgola. Vi si parla in realtà di tutti i segni, dal punto ai trattini, ma in una tessitura diversa dal solito. Più da assaporare che da consultare, quindi.
  • il sapore, anzi il gusto, deriva dal fatto che è un libro fatto soprattutto di esempi tratti dalla letteratura, quasi solo italiana. Si apre infatti con un magnifico verso dantesco che ha folgorato Luccone tredicenne.
  • ha un andamento più da pamphlet che da manuale: Luccone ha le sue idee sulle quali non cede di un millimetro e un tono un po’ sbacchettante, che gli perdoniamo volentieri tanta è la generosità con la quale ci inonda di esempi meravigliosi (, no, ma soprattutto perché)
  • collega in maniera forte le indicazioni al contenuto, sia dal punto di vista logico sia espressivo; ci riesce benissimo perché per ogni indicazione abbiamo tanti esempi
  • considera la punteggiatura in un’accezione molto ampia − la punteggiatura “bianca” − che condivido in pieno: non solo i segni, ma anche gli spazi, le andate a capo, i paragrafi, i capoversi.

L’accezione è ampia, ma la punteggiatura più è corretta, precisa e consapevole, più scompare ai nostri occhi, così come deve essere:

La punteggiatura corretta è invisibile. Non ci si accorge nemmeno che tutto sta filando liscio.

Le “questioni di virgole” possono sembrare a molti questioni di lana caprina, ma nel libro io ho trovato tante risposte e conferme non solo a domande che mi faccio da sempre, ma anche a domande che spesso mi vengono poste durante i miei laboratori di scrittura e che riflettono quelle “certezze” scolastiche cui anche persone adulte colte e intelligenti paiono restare aggrappate non si sa perché. Per esempio:

  • Se il soggetto è lunghissimo possiamo mettere una virgola prima del verbo? No, mai!
  • Le congiunzioni come infatti, tuttavia, quindi vanno tra virgole? Non è obbligatorio, ma possiamo sempre creare degli “incisetti”.
  • È vero che non si possono infilare due duepunti di seguito? Si può, invece, e Luccone li chiama i “due punti a cannocchiale”.
  • Prima del che ci vuole la virgola? Se la relativa è limitativa no, se è appositiva sì.
  • … e prima di un gerundio? Sì, se abbiamo l’intenzione di staccare i due momenti, temporalmente o emotivamente.
  • Si può cominciare un periodo con e e ma? Sì, purché non si esageri, pena manierismo e monotonia.
  • Gli incisi vanno tra virgole, trattini e parentesi? Dipende, e la questione è tra le più fascinose del libro.

Il punto e la virgola stanno divorando tutti gli altri segni, è vero, e questo rischia quasi di vanificare l’obiettivo per il quale la punteggiatura è nata: aiutarci a leggere e quindi a capire meglio. Una cosa di cui oggi abbiamo invece molto più bisogno di prima, immersi in un flusso di scritture e letture sempre più veloci e multicanale, circondati da un gran rumore di fondo. La “Grande Semplificazione” non è degna della ricchezza che le scritture digitali ci spalancano davanti se solo ce ne accorgessimo.

PS Oltre alle virgole “cannibali” ci sono anche quelle “magiche”, che sorprendono, e quelle “virtuose”, “statuarie ma vive”, capaci di ottenere da sole i più raffinati effetti espressivi.

PPSS Su questo blog ci sono molti post dedicati alla punteggiatura. Tira giù la tendina blu da “scegli cosa leggere” e segui il filo del tag Punteggiatura.

12 risposte a “Punti cannibali e virgole magiche”

  1. Grazie per questo articolo! Anche io mi sto avventurando “sul terreno della libertà”, come dice Lei, Luisa. C’è un evento particolare che ha messo in discussione la mia osservanza alle regole: mi è sempre stato insegnato che gli aggettivi vanno separati dalle virgole. Leggendo Oriana Fallaci, però, mi sono resa conto di quanto sia più interessante, a volte, non usarle.

    • Francesca,
      francamente non so se certe scemenze a scuola ce le abbiano realmente insegnate o se noi, bisognosi di regole, abbiamo fatto nostre per sempre cose orecchiate e pure male.
      Comunque il libro è un bel bagno di rigore e libertà messe insieme 🙂
      Luisa

  2. Grazie per questo suggerimento Luisa!
    Corro ad acquistarlo così finalmente potrò capire se le mie regole di non usare la virgola insieme alle congiunzioni coordinanti o subordinanti è solo una mia personalissima mania oppure no.
    🙂

  3. La mia libreria sul tema, grazie anche a te, cara Luisa, si sta sempre più popolando. Nella scrittura in generale, e nella punteggiatura in particolare, a ogni regola sembra corrispondere una trasgressione.
    Se leggessimo ad alta voce mentre scriviamo, cosa che risulterebbe goffa e innaturale durante il processo creativo, forse saremmo più puntuali nell’uso di alcuni segni di interpunzione. Lo confesso, se posso li dissemino tutti quando scrivo, cercando di non incorrere però nel sovraffollamento grafico.

    Grazie a te, Luisa, ho imparato a guardare un testo ancora prima di leggerlo. La punteggiatura è uno dei primi richiami visivi, oltre allo spazio che occupano le lettere all’interno delle parole e le parole delle frasi. Si tratta in fondo di allineare l’occhio e l’orecchio… cosa facile a dirsi ma non a farsi!

    Grazie sempre Luisa, per avermi disvelato un nuovo mondo delle parole.
    Marinella Simioli

  4. Libertà e …
    Non si può “usare libertà” se prima non si conosce la regola. Non posso dire di conoscere la regola, perchè mai ho avuto qualcuno che mi insegnasse la grammatica, ma ho letto tantissimo (e tutt’ora lo faccio) e con disgusto – permettetemi la pesantezza – leggo virgole messe a caso o virgole non messe nella traduzione di classici. Ho svolto anche il lavoro di editor e quand’anche non lavoro, trovare un errore mi rallenta, ferma e rende pensierosa. Dove finiremo? Nell’uso della libertà e nell’uso sapiente, invece, delle buone e vecchie e care regole?

  5. Grazie Luisa per gli spunti sempre interessanti.
    Personalmente mi ritengo “in crisi” con l’utilizzo del punto e virgola: la continua necessità di periodi o frasi brevi e di testi il più possibile diretti me l’hanno fatto chiudere spesso in soffitta. Sarà interessante leggere un tuo post futuro sull’utilizzo contemporaneo di questo segno di punteggiatura.

  6. Ciao, Luisa. Da parecchio tempo questa tua nota attendeva la mia lettura. Leggo SOLO quando non ho fretta: leggere è per me anche un piacere.

    Ovviamente acquisterò questo libro.

    Mi piacerebbe un tuo parere su come uso la virgola nel saluto. Grazie 🌺

  7. Simpatico e indovinato il richiamo a Montale nel sottotitolo. Ho letto che esiste un software capace di attribuire un testo al suo autore analizzando i bigrammi, ossia le coppie di lettere; chissà se qualcosa di simile è possibile esaminando la punteggiatura (per esempio, i gialli di Simenon sono pieni di puntini di sospensione…).

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