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risali negli anni

6 luglio 2017

Oh, my darling!

“In writing, you must kill your darlings”: la citazione è famosissima, spesso attribuita a Stephen King. In realtà King cita a sua volta William Faulkner, che diede questo consiglio a un giovane scrittore. I darling sono parole, costrutti sintattici, espressioni cui ricorriamo spesso, fin troppo. Perché ci piacciono, tanto da esserne quasi innamorati e da non volerci separare da loro per nessun motivo. Invece, zac!, dovremmo, farli fuori tutti, come suggeriscono i grandi scrittori. Così non ci adagiamo, non diventiamo manieristi e monotoni.

Ora che scriviamo sempre più spesso testi brevi, e online, è più difficile coglierli. Quando invece scriviamo decine e decine di pagine e la revisione è curatissima perché consegneremo il testo alla stampa, i darling sbucano fuori tutti insieme. Alla fine di settimane scribacchine intensissime (di cui vedrete i frutti verso metà ottobre), la lista dei miei si è notevolmente allungata. Mi sono però sorpresa a pensare che in fondo non vi sono affatto affezionata. Anzi, sgusciano sulla pagina mio malgrado, infestano il testo senza che me renda conto e solo in fase di revisione inorridisco e mi dedico all’opera di taglio, sfoltimento e potatura.

Per ricordarmene e non cascarci più, rendo pubblica la mia lista:

  • sono leziosa (e sì che nella vita non lo sono affatto): tutto per me sarebbe delizioso, prezioso e squisito
  • spando a piene mani i superlativi assoluti: efficacissimo, chiarissimo, bellissima
  • comincerei ogni paragrafo, capoverso, periodo con la congiunzione se, soprattutto per esprimere un’opposizione: se sulla carta si legge per lo più senza troppe distrazioni, sullo schermo si legge in modo veloce e distratto
  • affermo un fatto, un’idea, una convinzione per il solo gusto di smentirla subito dopo con un deciso eppure: eppure dovrei saperlo che è un mio punto debole
  • sono la donna degli accumuli: nella prima stesura accumulo aggettivi, sostantivi, verbi, uno dopo l’altro (però mi serve per arrivare alla parola giusta – una tira l’altra – e in revisione taglio senza pietà)
  • il mio segno interpuntivo preferito sono i due punti, ne aprirei anche due uno dietro l’altro (una cosa che si può fare, comunque): è vero che alleggeriscono il testo, ma posso esprimere un rapporto di causa-effetto anche con un bel perché.

Forse questa mia confessione vi sembrerà strana (sembra anche a me), perché alla fine credo i miei testi si presentino al mondo abbastanza limpidi ed essenziali. Ma lo sono perché faccio di tutto per liberarmi dei miei darling e dei cascami della mia anima barocca.

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6 risposte a “Oh, my darling!”

  1. AH! I due punti!
    A volte mi sembra che siano una droga: non riesco a smettere di usarli dappertutto (ma mi costringo a limitarli e a non usarli a raffica)

  2. Credo che infarcire il proprio testo di darling, per poi sfrondarlo subito dopo, rientri nei piaceri irrinunciabili del copy editor, che trova pieno riconoscimento del proprio lavoro. Questo anche quando si tratta di scritti propri. Lo classificherei come riflesso condizionato.
    Per quanto riguarda i superlativi assoluti, cara Luisa, assolviti almeno parzialmente, anche perché come alternativa non resterebbe che il tandem avverbio+aggettivo, di gran lunga più pesante.
    Saluti a tutti e buona estate
    Marinella Simioli

  3. Due volte due punti e anche di più: lo fa spessissimo Carlo Emilio Gadda, sperimentatore pirotecnico della lingua e di tutte le sue possibilità espressive. Ma lo fanno molte volte anche i saggisti, per esempio Carlo Maria Cipolla. Possiamo farlo anche noi copywriter? Certo, certo: con oculatezza e molta misura: non dobbiamo sembrare inutilmente ricercati 😉.
    Paola (una delle molte fan di Luisa)

  4. Adoro i due punti, sono la regina del “dare un’occhiata” e abbondo con gli aggettivi. Ho anche altri di darling che ora non mi vengono in mente. Dovrei segnarmeli. La fase di revisione è la mia preferita, quasi mi diverte. 🙂

  5. Anche io ho la tendenza a iniziare con “se”, contraddire co “eppure” e usare una quantità indefinita di due punti. Mi rileggo e temo di essere noiosa. Credo che l’unico modo per uscirne è fare tanto esercizio, cioè scrivere la stessa cosa in modo diverso.

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