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14 dicembre 2016

Leggere sullo smartphone: qualche sorpresa

Sono piuttosto sorprendenti i risultati dell’ultima ricerca di Jakob Nielsen & Co. sulla leggibilità dei testi sullo smartphone, ma ci dicono molto sulla straordinaria capacità di noi umani di adattarci al nuovo, anche se all’inizio facciamo sempre un sacco di storie.

La sorpresa, infatti, è che stiamo imparando a leggere sugli schermi piccoli. Non proprio tutto, ma quando i testi sono semplici e non trattano argomenti particolarmente complessi, la capacità di comprensione e la memorabilità del contenuto letto sullo smartphone è addirittura uno zic migliore dello stesso contenuto letto sul desktop.

Uno dei motivi potrebbe essere il minor tasso di distrazione: sullo smartphone, non abbiamo altre finestre intorno e questo aumenterebbe la concentrazione durante la lettura. Concentrazione che ci aiuterebbe a recuperare quanto perdiamo nella difficolta di ricostruire e memorizzare il contesto del pochissimo testo che vediamo nel minischermo.

Altri possibili motivi: scrollare con le dita è molto più comodo e naturale che farlo con il mouse, la definizione sugli smartphone è molto migliorata.

Quando però i testi sono particolarmente lunghi e trattano temi più complessi con un linguaggio appena più ricercato, le cose cambiano: sullo smartphone la velocità di lettura è più bassa, si torna spesso indietro a rileggere, la comprensione è decisamente migliore sullo schermo grande.

Questo per i testi cosiddetti “lineari”, come gli articoli dei giornali, da leggere e basta. Invece sullo smartphone i testi spesso ci chiedono di agire e interagire (vedi comprare), cosa che sul desktop facciamo ancora molto meglio e con più tranquillità.

Takeaway: allentiamo pure un po’ l’imperativo della brevità e concisione assolute per i testi che si rivolgono al grande pubblico, con obiettivi informativi e di intrattenimento. Per tutti gli altri, continuiamo a tenere alta la soglia di attenzione sulle difficoltà e i limiti dello schermo piccolo e a scrivere di conseguenza.

Una replica a “Leggere sullo smartphone: qualche sorpresa”

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