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13 Gennaio 2016

Cosa ci racconta di noi il nuovo Poynter.org

Poynter.org è il sito di riferimento per i giornalisti di tutto il mondo. Per me, uno dei pochissimi siti che mi hanno accompagnata ininterrottamente da quando ricordo di essere in rete. È ricchissimo e non leggo tutto, ma lo sfoglio spesso e leggo comunque gli articoli che vi pubblicano due delle persone dalle quali ho più imparato: il docente di scrittura Roy Peter Clark e il newspaper designer Mario Garcia.

Il sito si è rinnovato spesso negli anni e pochi giorni fa è arrivata l’ultima versione. È interessantissima, ma è interessante soprattutto leggere il perché dei vistosi cambiamenti: ci fanno capire dove va l’informazione online e dove andiamo noi lettori con lei. Come siamo cambiati in questi anni e cosa ancora ci aspetta. Vi raccomando almeno la lettura dell’articolo di Garcia Poynter: a new site for a new era e le FAQ sul redesign.

Già la scelta di questi due formati – l’editoriale e le faq – per lo stesso tema ci introduce alla prima novità: la coesistenza in ciascuno di noi del quick reader e dello slow reader, del “doppio ritmo” della lettura, per dirla con Garcia. Leggiamo al volo l’ultima notizia, ma in un momento tranquillo della giornata amiamo un articolo lungo, argomentato, ricco di link, di dettagli, di contesto. Il nuovo Poynter è stato creato per questo lettore.

Un lettore nomade e mobile, che legge velocemente sullo smartphone o lentamente sul tablet, che raramente passa per la home page ma che piuttosto piomba su un pezzo direttamente dai social:

  • i pezzi lunghi sono strutturatissimi e modulari
  • l’indicazione della tipologia è molto più evidente di prima (Tips/Training, Business, Storytelling, Fact Checking, Career, Commentary, Innovation, Culture, Ethics, Leadership, Legal, Safety); alla fine di ogni articolo c’è la proposta “What to read next”, per dare all’articolo quel contesto e quella gerarchia che la home page non gli fornisce più
  • la home non propone più l’affollamento di notizie, ma pochissimi pezzi con grandi titoli e grandi immagini:

The first 10-second impression for users will be one that combines visual appeal with a sense of hierarchical importance for the fewer, but more important, items on that home screen.

Il resto va esplorato e assaporato, comprese scelte raffinate (e molto ben spiegate) come il cambiamento del logo e della sua font.
Vi anticipo solo un’idea semplice ma indovinatissima, che fa capire l’attenzione alla nuova lettura a “due ritmi”: il Poynter organizza moltissimi corsi per giornalisti, ma ora ha aggiunto i Coffee Break Course, schede che si leggono in due minuti e che, sì, sono una promozione dei loro corsi a pagamento, ma danno da soli ottimi spunti e idee.

Mentre gironzolavo per Poynter.org in preda alla più abbandonata serendipità, mi ha colpita il payoff del redesign: Know more. Be more. Introducing the new Poynter.org.

Anche in piena era digitale, gli elementi della comunicazione efficace sono quelli enunciati da Aristotele oltre due millenni fa:

Logos: il tema, i fatti: Know more.
Pathos: come ti sentirai, l’emozione: Be more.
Ethos: la credibilità, l’autorevolezza dell’oratore o della fonte: Introducing the new Poynter.org.

retorica_tre

7 risposte a “Cosa ci racconta di noi il nuovo Poynter.org”

  1. Cara Luisa,
    ho visitato il sito che ci hai segnalato e che non conoscevo. Oltre al fatto che è utilissimo , e ti ringrazio per avermelo fatto conoscere, colpisce la democrazia comunicativa degli americani, sempre pronti a rimettersi in discussione per migliorarsi e offrire un servizio quanto più customer oriented possibile, con molta umiltà e totale assenza di pretenziosità.

    Bisogna ammetterlo: in alcune cose hanno solo da insegnare!
    Grazie ancora a te, Luisa, e buona lettura e scrittura a tutti

    Marinella Simioli

  2. Molto interessante la nuova versione. L’elemento più significativo è, a mio avviso, proprio l’eliminazione di articoli e articoli in home. Elemento che, a mio parere, non riguarda solo il rendere più snello il sito ma una cambiamento strutturale. I visitatori non arrivano più (se non in rarissimi casi) alla tua Home Page ma all’articolo (sia che arrivino da Google che dai social network) e, dunque, affollare la Home è inutile (e controproducente).

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