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12 settembre 2015

Le parole precise di Carofiglio

figlio

Mi era piaciuto molto La manomissione delle parole, saggio di Gianrico Carofiglio sul linguaggio e i nostri maltrattamenti. Ora lo scrittore, politico e magistrato torna sui temi che gli sono più cari con un altro saggio, pubblicato da Laterza: Con parole precise, breviario di scrittura civile (arrivate in fondo perché c’è una breve clip di presentazione dell’autore).

Chi ha già letto La manomissione ritroverà molte cose note, così come chi si interessa – per lavoro o per passione – alla chiarezza e alla precisione del linguaggio. I riferimenti sono quelli molto amati e molto citati anche dall’autrice di questo blog: Italo Calvino, Tullio De Mauro, Bice Mortara Garavelli, Michele Cortelazzo, Emanuela Piemontese.

Il “breviario” è un testo leggero e divulgativo, e questo è il suo pregio. Io l’ho letto in un paio d’ore, ma appunto perché parla di cose che studio da anni e l’ho preso come un piacevolissimo ripasso. Infatti, tutto quello che dice lo dice veramente bene, in modo preciso, convincente e molto semplice. Questo fa sperare che le sue raccomandazioni su come e perché dobbiamo riflettere sulle nostre parole – e averne la massima cura – arrivino dove i libri dei pur bravissimi linguisti non sempre riescono ad arrivare. Ne abbiamo tutti un gran bisogno.

La parte che mi è piaciuta di più è quella sul linguaggio dei giuristi. Linguaggio che Carofiglio conosce fin nelle pieghe più riposte e che considera “esemplare nella sua antidemocratica bruttezza. Una lingua che racchiude in sé, più di ogni altra, i vizi dello scrivere male come conseguenza del pensare male”.

La lingua dei giuristi è la lingua del potere per eccellenza, perché condiziona le nostre vite e può arrivare a stravolgerle. Gli esempi sono tanti, qualcuno tragicamente ridicolo: Carofiglio ne mostra tutti i vizi e riscrive parti di leggi e sentenze per mostrarci come si può e si deve scrivere in modo più semplice e comprensibile. Sapere come fare può aiutare tutti noi a scrivere meglio (e la seconda parte del Breviario è prodiga di consigli), ma soprattutto fa cadere il velo della falsità e mostra per quella che è (quando è brutta e disonesta) la lingua delle leggi e dello stato: “una lingua sacerdotale e stracciona in cui formule misteriose e ridicole si accompagnano a violazioni sistematiche della grammatica e della sintassi”.

È un appello a non rassegnarsi e a pretendere che lo stato e i suoi rappresentanti ci parlino con una lingua trasparente e precisa. Un appello a praticarla in prima persona:

“Ciascuno di noi dovrebbe prestare una cura disciplinata della parola, non solo nell’esercizio attivo della lingua – quando parliamo, quando scriviamo – ma ancor più in quello (apparentemente) passivo: quando ascoltiamo, quando leggiamo. Anche perché solo parole che rispettino i concetti, le cose, i fatti possono rispettare la verità.”

Molto godibile anche il capitolo sulle metafore e il linguaggio politico, in cui Carofiglio non risparmia nessuno, soprattutto la sua parte politica. Per gli specialisti non sono cose nuove, ma a tutti gli altri l’autore spiega benissimo perché le metafore di Renzi si spengono lì, quelle di Bersani sono solo giochetti di parole, quelle di Obama sono trascinanti e trasformative, quelle di Berlusconi geniali invenzioni (non a caso ci sono costate tanto care).

Chiudo con la citazione iniziale del libro, tratta dai Quattro quartetti di T.S. Eliot:

E ogni frase
e sentenza che sia giusta (dove
ogni parola è a casa, e prende il suo posto
per sorreggere le altre, la parola
non diffidente nè ostentante, agevolmente
partecipe del vecchio e del nuovo, la comune
parola esatta senza volgarità, la formale
parola precisa ma non pedante
perfetta consorte unita in una danza).
Ogni frase e ogni periodo è una fine e un inizio,
ogni poema un epitaffio.

Per i romani: Gianrico Carofiglio presenta il libro martedì prossimo 15 settembre alle 18.30 alla Feltrinelli di Piazza Colonna. Con lui il giurista Stefano Rodotà e il linguista Giuseppe Antonelli.

PS Qualcuno ora deve scrivere qualcosa di simile per il linguaggio accademico. Fa danni d’altro tipo, ma ne fa.

Su questo blog leggi anche:

Parole-materia
Limpide parole sull’oscurità dei giuristi
Dì qualcosa di sinistra… anzi no
(quest’ultimo post ha dieci anni, ma il linguaggio della sinistra, ahimé, non sembra abbia fatto mezzo progresso dalla impietosa analisi di Luca Ricolfi)

0 risposte a “Le parole precise di Carofiglio”

  1. “…perché le metafore di Renzi si spengono lì, quelle di Bersani sono solo giochetti di parole, quelle di Obama sono trascinanti e trasformative…”. Grazie, Luisa! Questo tuo post mi ha fatto venire voglia di comprare e leggere Carofiglio: sono una paladina della chiarezza e della precisione del linguaggio… italiano! E lo segnalo per #adotta1blogger

  2. Oggi devo passare in libreria e lo cerco sicuramente!
    Il linguaggio accademico. È un linguaggio fondamentalmente autoreferenziale. Non comunica all’esterno ciò che porta con se ma lo fa circolare in modo vizioso e asfittico. E un linguaggio che non riesce a comunicare ha perso la sua funzione.

  3. Carofiglio parla prevalente di linguaggio giuridico e politico, dicendo che spesso non dicono quello che vogliono dire o dicono altro incomprensibile. Infatti. ma nel linguaggio comune delle conversazioni fra persone, quante parole inutili, sprecate, che dicono altro di quello che vorrebbero dire? Avete presente il gioco del telefono senza fili? in cerchio uno dice all’orecchio all’altro qualcosa e si fa girare la frase, l’ultimo ripete qualcosa che non c’entra nulla con l’inizio, fra le persone e’ uguale, uno dice una cosa a un altro, un altro la riporta in modo diverso, se lo si dice a tre, tutto cambia…

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