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risali negli anni

2 Giugno 2015

21 giugno: yoga per monti, per piazze, per valli e per mari

Marilyn Monroe in Danhurasana, 1948

Il 21 giugno si celebra il solstizio d’estate e anche la prima giornata internazionale dello yoga. L’ha proclamata l’ONU, su sollecitazione del premier indiano Narendra Modi. In tutto il mondo, milioni di persone si riuniranno nei posti più diversi a praticare questa disciplina millenaria nata nella valle dell’Indo intorno al 2500 avanti Cristo. Almeno, a questa data risalgono le prime testimonianze iconografiche: bassorilievi e sigilli con una persona seduta nella posizione del loto, le mani in grembo una sull’altra.

Anche in Italia le manifestazioni saranno moltissime: per celebrare, per chi già pratica; per accostarsi a una disciplina bellissima e autoeducativa, per chi ne ha solo sentito parlare.

In tanti anni ne ho scritto poco in questo blog, eppure la pratica ha determinato in maniera decisiva non solo la persona, ma anche la professionista che sono oggi. In questo post mi piacerebbe spiegarvi perché e magari spingere qualcuno di voi a comprare o a farsi prestare un tappetino e il 21 giugno scendere in piazza o in strada insieme a noi. Eh sì, perché la giornata mondiale dello yoga si celebra all’aperto e in posti bellissimi, come la Galleria degli Uffizi a Firenze, i prati della Val Badia, il parco Virgiliano a Napoli, il parco del Valentino a Torino, le Fondamenta delle Zattere a Venezia, il Forte Michelangelo a Civitavecchia. A Milano al consolato indiano, a Roma all’ambasciata.

Marilyn Monroe in Sirsasana 2, 1948

Se non avessi incontrato lo yoga probabilmente dieci anni fa non avrei fatto la scelta difficile ma provvidenziale di lasciare il mio posto sicuro in azienda per la libera professione. Non ci sarebbero più da tempo il sito, questo blog e nemmeno i miei libri. Per non parlare di tantissime altre splendide cose. Lo yoga è stato la mia “impalcatura” di sostegno nei due lunghi anni di preparazione al grande salto. Mentre irrobustiva il mio corpo faceva altrettanto con la mia mente e con la mia costituzione emotiva. Volitiva sì, ma anche tanto fragile. Una fragilità che mi aveva portato verso uno stile di yoga forte, radicato, architettonico e geometrico, molto “guerriero”, proprio per contrastare la mia tendenza allo scoraggiamento e alle lacrime. Quando è arrivato il momento, le impalcature erano pronte e il passaggio è stato naturale e io ho saltato senza alcuna paura.

Paura. Dallo yoga attingo moltissimo coraggio e capacità di affrontare le situazioni più difficili. Gli asana, quelle posizioni che dall’esterno sembrano impossibili e forse inutili acrobazie, sono una palestra per affrontare in una modalità protetta e studiata le emozioni più estreme: la resistenza, la delusione, il dolore, ma anche la gioia, e persino l’esaltazione. Solo che, appunto, puoi sperimentarle, studiarle, confrontarti pezzo per pezzo. Quando ti colgono e ti sorprendono nella vita, sei più preparata ad affrontarle.

Da libera professionista, ma non solo, hai bisogno di un’estrema flessibilità, di abbandonare gli schemi, di saperti entusiasmare per il nuovo e lo sconosciuto. Affrontare una posizione difficile è prima di tutto una sfida mentale. Certo che devi preparare il corpo, ma gli asana si conquistano piano piano – a volte lungo anni –, con pazienza, tenacia e umiltà esplorando le tue resistenze, conoscendo e spingendo in là con dolcezza i tuoi limiti, spesso accettando di non farcela, “almeno per oggi” come dice la mia maestra. Questo lavoro quotidiano ha smussato moltissime mie rigidità e mi ha resa una professionista molto più duttile e aperta.

Marilyn Monroe in Paripurna Navasana, 1948

Lungo gli anni ho imparato a dosare tenuta e abbandono, un equilibrio necessario per stare stabili in una posizione, e goderla appieno. Il tuo scheletro deve essere allineato e aperto, i muscoli vicini alle ossa quasi a “nutrirle”, ma devi impegnare solo quello che serve e ammorbidire e rilassare tutto il resto. Anche nelle posizioni più difficili, schiena robusta, ma addome soffice e sorriso sulle labbra.
Nella mia attività di formazione, questo equilibrio significa prepararsi al meglio, senza trascurare un dettaglio, ma poi in aula essere pronta a lasciare tutto e a seguire il ritmo. Delle voci, degli sguardi, delle domande, delle perplessità e delle obiezioni. Quando devo affrontare un’aula nuova e che temo difficile, faccio una bella espirazione e mi dico “Hai fatto tutto quello che potevi, ora devi solo danzare.”

Viaggio tanto, dormo spesso in albergo, ma ho imparato che le cose fondamentali per stare bene e ritrovare la pace sono sempre con me: il mio corpo e il mio respiro. Sono cose talmente scontate che nella concitazione lavorativa rischiamo di dimenticarcene perché pensiamo solo alla nostra “testa” e a quello che c’è lì dentro. Invece, sapere che me li porto appresso ovunque vada mi placa l’ansia e mi dà un senso di tranquillità. Mi ricorda che sono solo un pezzetto dell’universo ma che, come un albero, posso piantare ovunque radici solide con i miei piedi e alzare le mie braccia verso il cielo. O aprirle come le ali di un gabbiano per sentirmi libera e leggera leggera.

Poco tempo fa un bravissimo maestro ha detto che praticare yoga ci fa risparmiare i soldi della palestra, dello psicanalista, del dottore e del dietologo. Proprio tutti no, ma la mia salute globale negli anni è incredibilmente migliorata e affronto le fatiche della libera professione con un piglio che non avevo quando ero più giovane, timorosa e fragilina. L’abitudine alla consapevolezza nel corpo e nel respiro mi fa riflettere anche su quello che metto in bocca e mangio il giusto e con gusto. Posso ricorrere a un numero infinito di rimedi – tanti sono gli asana che conosco – di fronte alle più diverse emozioni: mi curvo in un arco indietro se sono triste, cerco l’equilibrio sulle sole mani se sono allegra e tutta pimpante, mi accomodo a testa in giù se voglio cambiare il punto di vista.

Marilyn Monroe in Ekapada Sarvangasana, 1948

Su questo blog leggi anche:

Lo yoga dei copywriter
Zen and the city
Pensieri e progetti in movimento
Cambiate passo, ma soprattutto fiorite!
Un respiro tra l’essere e il fare
Le forze della scrittura, oltre le parole
Ascoltare nello spazio del silenzio
Veneriamo la spina dorsale
Concentrazione e/è felicità
Risvegli
Auguri al nostro io creativo
Ritmi
Solidi auguri
Potenza di un soffio
Il suono della vita
Fluire di forme
10 buone ragioni per praticare lo yoga

Oppure il quaderno Yoga e Scrittura.

0 risposte a “21 giugno: yoga per monti, per piazze, per valli e per mari”

  1. Grazie per questo post.
    Lo Yoga è un potente strumento per lavorare su se stessi, l’unico lavoro che un essere umano dovrebbe fare.
    Il 21 è un numero di cui innamorarsi, rimanda alla completezza dell’essere – vedi l’arcano maggiore “Le Monde” dei Tarocchi di Marsiglia restaurati da A. Jodorowsky e Camoin.
    Il 21 giugno è un giorno carico di energia, mi permetto di associarmi all’invito a godercelo fino in fondo.
    Grazie di cuore cara Luisa.
    giampiero

  2. Ciao Luisa.
    Un paio d’anni fa ho avuto il piacere di seguire una tua lezione di due giornate consecutive (il corso sull’editoria della Mondadori): in effetti, la solidità e la leggerezza di cui parli in questo post sono le stesse che ho sperimentato in quell’occasione. Un programma denso, pieno zeppo di cose interessantissime da rubare, l’una interconnessa alle altre in un’architettura della cui complessità mi sono reso conto solo in seguito, rimettendo in ordine gli appunti. Sì, perché durante la lezione, le centinaia di slide erano sfilate una dietro l’altra con l’apparente disinvoltura che in questo post definisci “danza”. Grazie ancora per quella bellissima esperienza e complimenti per il tuo lavoro
    matteo

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