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risali negli anni

21 Febbraio 2015

Quando il molto è fin troppo

The Sense of Style di Steven Pinker sarà pure una mattonata, ma è stata la mia lettura decisiva del 2014 e ancora continuo a piluccare indicazioni utilissime, non tanto per il cosa scrivere o non scrivere, ma soprattutto per i suoi perché.

Io istintivamente tendo a eliminare dai miei testi e da quelli che scrivo per i clienti gli avverbi che intensificano la quantità: molto, estremamente, altamente. Scrivendo testi promozionali è facilissimo lasciarseli scappare, ma rassicurano soprattutto chi scrive. Ben poco aggiungono per chi legge. Anche a me capita di scriverli, ma in fase di revisione li peso uno per uno e spesso li elimino. Pinker mi ha aiutato a spiegare ad altri perché questi avverbi possono essere di troppo.

Perché introducono un limite che smorza l’assolutezza dell’aggettivo. Se l’interfaccia è intuitiva, lo è in modo netto, senza sfumature, ma se è molto intuitiva, c’è qualcosa che manca perché sia perfettamente intuitiva.

Gli aggettivi non modificati dall’avverbio sono interpretati in modo categorico. Ma se li modifico con un avverbio di quantità trasformo la dicotomia tutto-o-niente in una scala graduata.

E conclude con un consiglio di solito (ma erroneamente) attribuito a Mark Twain:

Ogni volta che sei tentato di scrivere molto, scrivi invece accidenti! L’editor lo eliminerà e così il testo sarà proprio come deve essere.

 Su questo blog leggi anche:

Gli aggettivi, lasciateli a noi
Test londinese in versione romana
Insidiosi e formali aggettivi
Prima il nome!

0 risposte a “Quando il molto è fin troppo”

  1. Pesi gli avverbi, Luisa. Non solo da Pinker, ma anche dal chimico Primo Levi continui ad imparare (“pesare, separare, distinguere”).

  2. “Mio suocero le portava spesso Paolo in automobile, qualche volta con me. Lei ci accoglieva sotto il porticato del giardino. Trovava che il nipote facesse progressi grandissimi, ma il suo entusiasmo finiva per deludermi. Avesse detto progressi le avrei creduto. È l’eccesso a tradire la menzogna, la verità non ama i superlativi”.

    Giuseppe Pontiggia, Nati due volte

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