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risali negli anni

5 Ottobre 2014

Blog e libri pari non sono

In questo inizio di autunno mi sono impegnata a leggere di più, e non solo i post al volo, ma anche i libri che stanno uscendo sulla scrittura. Di The Sense of Style ho già scritto e scriverò ancora nei prossimi giorni; la sua densità impone di diluirlo in più post. Di Everybody Writes di Ann Handley vi dico ora.

L’autrice è la brava coordinatrice di Marketingprofs.com, ma quando scrive i libri rimane appunto una brava scrittrice di post. In Everybody Writes ci sono molte cose utili ma nulla di nuovo rispetto ai libri sulla scrittura che sono già sul mercato o a siti ricchissimi e gratuiti quali Hubspot o Copyblogger.

Di buono c’è la ricca sitografia: tantissimi link a ottime risorse e a singoli post di contenuto e di qualità (e quindi è un buono che rischia una rapidissima obsolescenza). Di cattivo assolutamente nulla. Di così così alcune abitudini di tanta manualistica anglosassone attuale, che mi piacciono sempre meno e riassumerei così:

  • la ripetizione ossessiva dei concetti, nel caso della Handley persino con le stesse parole
    (lo puoi fare, ma non quando predichi la sintesi e l’andare subito al punto)
  • la scarsità di esempi
    (lo puoi fare, ma non quando predichi lo “show, don’t tell”; in un manuale di scrittura “show” significa mostrare esempi, e tanti!)
  • il condire l’uscita di un libro con una pletora di gadget quali segnalibri, adesivi e altro
    (lo puoi fare, ma la grafica carina esalta un libro ricco, non salva un libro povero)
  • il tono talmente “conversevole” da diventare stucchevole
    (lo puoi fare, ma un libro non è un blog).

Un libro non è un blog, appunto. La percezione del tono di voce e della ridondanza cambia moltissimo dal digitale alla carta.

La voce di un autore rimane la stessa, ma il tono deve cambiare: le domandine continue (“eh, sai cosa?”), lo sbirciare nella mente del lettore (“sono sicura che a questo punto ti starai chiedendo se…”) e le espressioni tipiche del parlato (“Tutto chiaro? E allora vai!”), che funzionano così bene online, rischiano di far apparire lezioso e falsetto anche il più conversevole dei libri.

Online la ripetizione di parole e concetti ha un senso:  l’itinerario di lettura tocca luoghi diversi, si legge molto più a frammenti (anche temporali), il campo visivo che lo schermo ci pone sotto gli occhi è estremamente limitato… venti, trenta righe, tutto il resto è presto inghiottito e dimenticato. La lettura sequenziale di un libro evidenzia invece moltissimo la ripetizione; quando si esagera, ad alcuni dà solo fastidio, ad altri sembra un errore.

Il libro di carta è già ora solo uno dei tanti strumenti sui quali leggiamo. Fa parte del “media quintet” (carta, pc, tablet, smartphone, wearables), per usare una felice espressione di Mario García, e lo apprezziamo di più se ha un suo proprio tono di voce, una sua specificità. Per me, una sua specificità è l’architettura rigorosa, costruita attorno a un’idea.

Sulla scrittura, di libri così ce ne sono molti, anche in Italia, senza andare a prenderci l’ultimo prodotto del marketing Made in Usa. Qualche giorno fa una lettrice di questo blog mi ha chiesto di indicarle gli indispensabili. Non ho esitato nello stilare la mia lista:

Massimo Birattari non è una star come Annamaria Testa, ma ha scritto libri meravigliosi da cui ho imparato moltissimo. E Falcinelli non scrive di scrittura, ma è come se lo facesse. Ai loro aggiungerei i libri di Roy Peter Clark:

Clark vive, scrive e insegna in Florida, ma siccome è di origine italiana lo metto tra i migliori compaesani.

Tutti questi libri sono scritti all’insegna della conversevolezza e della leggerezza, ma da chi conosce perfettamente la differenza tra un libro e un post. Letti questi, puoi davvero scrivere qualsiasi cosa. Per tutte le technicality e le cose che cambiano in continuazione ci sono i blog.

PS Di libri bellissimi e utili ce ne sono tanti altri. Quelli che mi sono piaciuti sono tutti in questo blog.

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