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10 settembre 2014

L’usabilità delle piccole cose #1

Ho lavorato gran parte della mattina alla semplificazione di un modulo contrattuale. Due sole pagine, ma un vero campo di battaglia. Sapevo già che avrei dovuto togliere molte parole superflue (ivi comprese, la presente dichiarazione, le polizze suddette, ostativo, relativo a, pari a…) per far posto a elenchi puntati e ingrandire le terribili “small print”. Il tutto senza dilagare a pagina 3 e facendo “vedere” la trasparenza dell’azienda.

Però la cosa che mi ha dato più soddisfazione è avere dimensionato gli spazi da riempire. Vado sempre in bestia quando devo scrivere il codice fiscale in uno spaziettino e al contempo ho uno spazio enorme per il cap o per la provincia. Non parliamo poi del mio indirizzo email – mestierediscrivere.com –, che non entra mai da nessuna parte. A ogni informazione il giusto numero di battute.

L’usabilità del quotidiano è anche nelle piccole cose, che a volte hanno un impatto enorme. Mi ha molto colpito, ultimamente, l’indicazione “voi siete qui” nelle cartine che a Londra trovi a ogni angolo di strada. Non c’è il famoso pallino rosso, che non ti dà alcuna indicazione su come sei orientata, a cosa dai le spalle e cosa hai di fronte. C’è invece una lineetta con sopra una freccetta: sai subito che la lineetta è la tua schiena e la freccetta la direzione del tuo sguardo. Così non devi andare a vedere i nomi delle prime traverse per capire dove dirigerti.

0 risposte a “L’usabilità delle piccole cose #1”

  1. Sono arrivato alla conclusione, leggendo il tuo blog, che vi sia una connessione fra chiarezza del comunicare e attenzione e rispetto verso gli altri. Chi si pone il problema
    di agevolare l’altro ha già fatto metà percorso.

    • Sono molto d’accordo. La scarsa attenzione agli altri si rispecchia in una comunicazione inadeguata.
      Poi in un contesto di marketing e/o di ricettivita’, chi non mostra premura verso la clientela si da’ la zappa sui piedi.
      Ecco dunque, per esempio, l’importanza di rivolgersi ai turisti nella lora lingua, o almeno in inglese, perlopiu’ in una versione corretta e incisiva di cio’.

  2. @maurizio corte
    a volte basta ascoltare con “diversa attenzione” le persone che ci danno informazioni stradali per capire quanto poco siamo centrati sull’altro.
    un esempio per tutti “è semplicissimo, vai dritta e giri alla penultima a destra…”

  3. L’esempio degli spazi per i diversi campi mi riguarda direttamente: il mio indirizzo stradale con numero civico di 2 cifre richiede ben 38 caratteri se scritto per intero. Quando lo spazio a disposizione non è sufficiente bisogna anche sapere quali sono le abbreviazioni accettate perché altrimenti l’indirizzo non viene riconosciuto o si creano doppioni.

    La soluzione londinese mi pare intuitiva anche per chi usa ed elabora le indicazioni geografiche e stradali in modo diverso dal nostro (sull’argomento, un articolo di Slate che mi è piaciuto molto, When “North” Isn’t Actually North: Geocentric Direction Systems).

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