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risali negli anni

15 Giugno 2014

Scrivere: una visione e una conversazione

Il video con l’intervento dello psicolinguista Steven Pinker che Edge ha pubblicato nei giorni scorsi è stato citatissimo e segnalatissimo in rete, ma 37 minuti e la lunghissima trascrizione nelle mie dense giornate lavorative proprio non ci stavano. Così ho tenuto la lettura per il fine settimana. Ho apprezzato molto alcuni libri di Pinker e il titolo del video, altisonante e banalotto, era comunque invitante: Writing in the 21th century.

Pinker si chiede subito come debba essere oggi un manuale di scrittura e quali i consigli per una “prosa limpida e moderna”. Sicuramente qualcosa di molto diverso dai manuale prescrittivi che ci accompagnano da almeno un secolo e che ci dicono quello che si deve o non si deve fare. La differenza la fanno gli studi scientifici sul linguaggio, la mente, il cervello e tutto quello che sappiamo oggi su cosa succede lì dentro quando scriviamo e leggiamo. Un punto di partenza che mi è piaciuto molto, visto che le cose più interessanti sulla lettura, e quindi sulla scrittura, negli ultimi anni le ho imparate soprattutto da una scienziata.

Scrivere è un modo in cui una mente fa accendere idee in un’altra mente.

Non è questione di regole, ma di collocazione
Le poche regole cui attenersi si imparano in fretta. Tutte le altre sono fatte per essere infrante, come ci dimostrano gli scrittori che valgono qualcosa. Quel che è più difficile ma necessario imparare è decidere come e dove ci collochiamo quando scriviamo. “Scrivere è cognitivamente innaturale” afferma Pinker, perché non abbiamo di fronte una persona che reagisce alle nostre parole come in una conversazione; nessuno ci lancia uno sguardo di approvazione o riprovazione, ci interrompe o ci fa una domanda. Dobbiamo andare avanti da soli, scommettendo su un pubblico che potrà esserci o non esserci.
Ma qual è la posizione migliore in cui collocarci, l’atteggiamento da assumere? È una combinazione di visione e conversazione. Scrivendo dobbiamo immaginare di vedere nel mondo qualcosa di interessante e portarvi l’attenzione del lettore attraverso le sole parole, cioè gli strumenti della conversazione.

Cercare e studiare le irregolarità
Un’altra chiave per scrivere in modo limpido è leggere con attenzione. Il linguaggio è fatto di due meccanismi diversissimi: regole rigorose, che possono essere applicate come un algoritmo, e irregolarità lessicali, che si memorizzano solo con la forza bruta, cioè leggendo tanto e con consapevolezza.

Ogni lingua possiede regole logiche, potenti ed eleganti per combinare le parole in modo che il significato della combinazione scaturisca sia dal significato delle parole sia dal modo in cui sono disposte.

Scrivere bene non è solo questione di aver imparato le regole logiche per combinare le parole, ma soprattutto di aver assorbito decine o centinaia di migliaia di costruzioni, espressioni, parole, infinite irregolarità dalla pagina scritta (il “magazzino dei modelli testuali” l’ho chiamato in Lavoro, dunque scrivo!). Leggere tanto non basta. Bisogna leggere tanto e con tanta attenzione, fermarsi a riflettere sul perché un testo ci piace o non ci piace, smontarlo per capirne il meccanismo. E dopo rileggere una frase, un capoverso con la consapevolezza del perché scorre così bene.

Andare oltre la maledizione della conoscenza
La maledizione della conoscenza è ciò che ci impedisce di immaginare com’è non sapere qualcosa che noi già sappiamo, cioè di metterci nei panni e nella mente giustamente “ignorante” di chi ci ci legge. Superare la nostra “onniscienza” di autori ed esperti. È presuntuoso e quasi impossibile farcela da soli. Bisogna avere il coraggio e l’umiltà di chiedere, di fare domande, di sottoporre le nostre bozze a chi ne sa poco o niente, di selezionare editor tra colleghi ed amici. Resteremo stupefatti: moltissime cose che ci sembrano ovvie non lo sono affatto per gli altri.

L’auspicio del riccioluto psicologo del linguaggio è che le discipline scientifiche e umanistiche superino conflitti e barriere e il suo lungo intervento dalla scrittura si estende anche alla musica, alle arti visive, alle scienze sociali. Leggere, vedere e ascoltare conoscendo meglio i meccanismi di funzionamento della mente può solo aumentarne gusto e godimento.

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