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risali negli anni

24 maggio 2014

Cambiate passo, ma soprattutto fiorite!

D’accordo, le pagine potevano essere anche un po’ meno, lei è furbissima e con la faccia di plastica, l’operazione editoriale altrettanto furba e di un tempismo perfetto, ma a me Thrive di Arianna Huffington è piaciuto e spero che anche qui in Italia – dove è pubblicato da Rizzoli con il titolo così così di Cambiare passo – lo leggano molte persone, soprattutto persone che comandano e che possono cambiare il modo in cui nelle aziende si vive e si lavora.

Il libro si apre con una scena cruenta: la donna prodigio Arianna, due anni dopo aver fondato l’Huffington Post, baciata dal successo ma abbandonata dal sonno e dalla tranquillità, crolla nel suo ufficio, batte la testa, si rompe una mascella e si ritrova in un lago di sangue.
Siccome la signora è molto sveglia e anche molto secchiona, una volta appurato che non ha nessuna grave malattia, capisce che così non può andare avanti, che deve cambiare vita e si mette a studiare come. Il libro racconta questo cambiamento dal 2007 a oggi, un cambiamento che parte da sé, ma poi investe la sua azienda, i suoi collaboratori e dipendenti e infine – dato che la signora è anche molto ambiziosa e non si ferma – il mondo delle organizzazioni e la stessa idea di successo.
Le due tradizionali metriche con cui abbiamo sempre misurato il successo, soldi e potere, non bastano più. Almeno non da sole. La terza metrica è data da quattro parole chiave: benessere, saggezza, stupore, dono.

Detta così sembra la tardiva scoperta new age di una cui la vita ha già dato tutto, ma il merito del libro è proprio quello di strappare temi come la meditazione, lo yoga, il benessere, la generosità dall’aura scemenziale new age e di portarle con forza nel mainstream cui oggi di fatto appartengono. La forza è quella di un lavoro da una parte straordinariamente documentato (un quinto del libro è fatto di note a libri, ricerche, articoli, esperienze di prim’ordine), dall’altra intessuto di emozioni, letture ed esperienze di vita, tra cui spiccano bellissime quelle della sua infanzia greca dominata da una mamma saggia e naive, che certe scoperte le aveva già fatte ben prima della sua coltissima e scafatissima figlia.

Il cambiamento è fatto di rivelazioni e attenzioni apparentemente semplici: rubare tempo al sonno non ci rende più efficienti, al contrario; lavorare senza interruzioni non ci rende più brillanti, al contrario; tenere le proprie competenze per sé non ci rende più preziosi, al contrario. La cosa interessante, dati alla mano, è vedere quanti disastri lo stress e un rapporto sballato con il tempo provocano non solo a livello individuale ma anche sul piano della produttività e dei risultati aziendali. Uno su tutti: i paesi europei più competitivi e produttivi sono quelli in cui si lavorano meno ore, l’Olanda, la Germania, i paesi scandinavi. Vivere di più fuori dall’azienda fa bene ai singoli, all’azienda e alla società tutta intera. Se poi in azienda è anche possibile fare dei sonnellini – come nelle nap room del’Huffington Post – si riparte rigenerati e brillanti.

L’appendice dedicata alle app meditative e antistress fa un po’ sorridere, anche se ci sono delle cose carine. Per cominciare a “cambiare passo” in realtà basta fermarsi dove si è e soffermarsi su una cosa che è sempre con noi: il respiro. Se appartenete alla schiera di chi è sempre in lotta con il tempo e si sorprende spesso con il fiato in gola ma è anche affetto da un inguaribile scetticismo verso le ricette facili e le americanate, allora cominciate da un bellissimo librino di uno psichiatra e psicoanalista italiano: Mindfulness di Gherardo Amadei, pubblicato dal Mulino.

Quanto alla nostra Arianna, potete guardare il video del Commencement Speech tenuto l’anno scorso allo Smith College, in cui invita le neolaureate a ridefinire l’idea imperante di successo:

 

Su questo blog leggi anche:

Un respiro tra l’essere e il fare

 

0 risposte a “Cambiate passo, ma soprattutto fiorite!”

  1. Che dire’?è la conferma che quasi sempre abbiamo bisogno che la Vita ci blocchi in qualche modo per farci riflettere su cosa è veramente importante…per riconsiderare la nostra scala di valori.Grazie del suggerimento,regalerò il libro ad almeno due persone”a rischio”…dopo averlo letto anche io Giò

  2. Senza niente avere contro la Mindfulness, è forse questa ‘un’americanata’, in quanto concepita da Kabat Zinn, e altri, partendo da concetti di meditazione vecchi di 2500 anni.

    A metà degli anni ottanta ero socio di una ditta di Multimedia, (anche se ancora non si chiamava così).

    Ora sono un incisore, e lavoro in una boutique della carta.

    Devo aver battuto anche io la testa, a qualche punto della mia vita!

    😉

    • Hai ragione, ma Kabat Zinn riconosce in pieno i suoi debiti… quello che ha fatto è un protocollo che rende la meditazione più accessibile e i suoi risultati più facilmente osservabili visto che il programma di Mindfulness nasce in un ospedale ed è adottato in moltissimi ospedali in tutto il mondo, Non mi sembra poco 🙂

      Luisa

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