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risali negli anni

2 Marzo 2014

Da che punto guardi la lingua tutto dipende

Solo qualche post fa accennavo a quante situazioni comunicative diverse ci troviamo ad affrontare rispetto al passato, anche vicinissimo, e a come è difficile sintonizzarsi ogni volta su un registro diverso.
Non ci sono più solo il linguaggio formale e quello informale, ma anche il formale email (comunicazione al fornitore), il formale relazionale email (comunicazione al cliente), l’istituzionale social (l’azienda su twitter e facebook), l’sms tra amici e l’sms aziendale (quando la compagnia mi avverte che la polizza sta per scadere), il tablet formale ma diretto (l’app per i correntisti della banca), il formalissimo ma semplice e preciso (un contratto), il precisissimo ma caldo e diretto (la comunicazione interna sull’intranet), il conversational di un blog come questo… la nostra capacità di modulare secondo il registro viene messa a dura prova.

Ci sono cose accettabilissime in una situazione e censurabili in un’altra. Dipende. “Dipende” mi trovo sempre più spesso a rispondere di fronte ai più diversi quesiti in un’aula di formazione. E “dipende” risponde anche un bel manuale “sull’italiano giusto in ogni situazione”, Si dice? Non si dice? Dipende. L’autore Silverio Novelli di quesiti ne riceve infinitamente più di me e sa di cosa parla perché cura le pagine dedicate alla lingua italiana sul sito Treccani, consulenza linguistica compresa.

È quel “dipende” a farne un manuale diverso dagli altri, oltre che uno stile particolarmente brillante e divertente. Ogni quesito è analizzato lungo l’intera gamma delle situazioni comunicative più attuali, dalla classe di liceo all’email, dall’articolo di giornale alla lingua parlata, alle canzoni, sempre con esempi molto appropriati. Si può leggere tutto di seguito – dalla pronuncia alla preposizione, passando per articolo, verbo, aggettivi, pronome… – o cercare il nostro quesito nell’indice ragionato finale. E se andiamo proprio veloci, ci sono le icone a dirci , no o tollerabile nelle diverse situazioni.

In Si dice? Non si dice? Dipende ci sono i temi più classici come il congiuntivo o il genere femminile nelle professioni, le eterne questioni che riguardano la “norma scolastica sommersa” come “ma si può cominciare un nuovo periodo con E e con Ma?”, la deriva del piuttosto che, l’uso corretto degli accenti e una montagna di altre cose. Quello che mi ha colpito di più però sono state cose che si sono insinuate pian piano nella lingua negli ultimi anni senza che ce ne siamo accorti. Ho sorriso quindi quando alla fine del libro ho letto buona serata.

È proprio così, ho pensato. Tra le cose che sono cambiate di più sono proprio i congedi, i saluti. Più diretti, più caldi e personali anche nelle email formali. Oltre a buona serata, io ho buona giornata e persino buon inizio di settimana, quando sbrigo la posta in una domenica come questa. Ecco cosa ne scrive il nostro Novelli:

Negli ultimi vent’anni si è fatta largo, rispetto alla tradizionale coppia buon giorno/buona sera, la coppia buona giornata/buona serata. Coppia che possiede due caratteristiche tra di loro collegate in una relazione di causa ed effetto: poiché il suffisso -ata attribuisce valore di durata (la giornata è il giorno considerato in tutto il suo svolgimento, dall’inizio alla fine con tutto quel che c’è in mezzo), il saluto di congedo può suonare come un augurio vero e proprio. Infatti, come nota Lorenzo Renzi, buon giorno e buona sera, saluti “puri”, vogliono una risposta identica (o, eventualmente, arrivederci, arrivederLa), mentre buona giornata e buona serata inducono a rispondere grazie, grazie altrettanto, grazie anche a lei. L’elemento augurale contenuto in buona giornata e buona serata risente forse dell’inglese (I hope) you have a nice day; in ogni caso bisognerà tenere conto del fatto che in francese esistono i calzanti corrispettivi bonne journée e bonne soirée. In definitiva, buona giornata e buona serata mi sembrano buoni acquisti, aggiungono qualcosa di nuovo. Solo che io non posso sapere se adesso che state finendo di leggere questo libro è giorno oppure sera. Continuo a pensare che sia meglio un bell’arrivederci/arrivederLa.

Già, ma per email non ci sta. Ecco perché scrivendo mi piacciono tanto buona giornata e buona serata.

0 risposte a “Da che punto guardi la lingua tutto dipende”

  1. Fatalmente colpisce sempre di più l’ultima osservazione.
    “Continuo a pensare che sia meglio un bell’arrivederci/arrivederLa.”
    E io non contravvengo alla norma, esaminerò questa affermazione.
    Io in questi casi, sigillo la comunicazione occasionale con un “buona giornata/pomeriggio o serata “. Nelle tue espressioni c’è implicito l’augurio di rivedersi. Secondo me, non va bene

  2. Buongiorno Luisa,
    recentemente ho scritto un post relativo agli assi di variazione della lingua all’interno del mio piccolo blog.
    Il post vuole essere un punto di partenza per chi, come il sottoscritto, si occupa di redazione tecnica e scrive spesso per utenti NON omogenei.
    Comprendere dove si colloca l’italiano standard, sui tre assi di variazione, credo possa chiarire alcuni dubbi.
    Nel post ho fatto un breve accenno anche a “prestiti” e “calchi”, da cui forse driva anche l’augurio con cui saluto:
    Buona giornata 🙂

  3. Molto carino, Luisa!

    Due osservazioni.

    Ricordo Carofiglio che ironizzava su SALVE, non lo uso più.

    Quando scrivo, in un rapporto uno a uno, per esempio un messaggio di posta elettronica, inizio e concludo sempre con un saluto di qualsivoglia natura o definito dalla formalità o meno in rapporto al destinatario.
    Mi sono accorta da tempo non il saluto, ahimè, non è usuale.

    Saluti a tutti (*_))

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