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risali negli anni

7 Febbraio 2014

Sapere o non sapere?

Molti anni fa, al colloquio decisivo per la mia assunzione in azienda, a un certo punto chi mi intervistava pronunciò una parola misteriosa: house organ.
Che fosse quella, la parola, lo capii un po’ di tempo dopo, perché allora feci solo finta di capire. Va da sé che non capendo l’oggetto principale della mia futura attività, non capii alcune altre cose importanti.
Ma quel lavoro lo volevo e tutto volevo apparire, fuorché ignorante. Bluffai bene, perché il lavoro lo ebbi e scrissi articoli per l’house organ e una montagna di altri strumenti per un buon numero di anni. Fino a non poterne più.

Parecchio tempo dopo, quando mi trovai di fronte a una schiera di dirigenti della nostra banca centrale che mi proponeva un lavoro bellissimo e difficile, non ebbi invece alcun problema a informarli che avevo solo una pallida idea di cosa fosse quella cosa così importante che si chiama Disposizioni di Vigilanza e appena qualcosa di più su servizi bancari fondamentali quali un conto corrente e un mutuo. Nel frattempo avevo infatti imparato non solo che la sincerità professionale paga, ma anche quanto può essere prezioso non sapere praticamente nulla su un’organizzazione, un prodotto o un servizio quando ci dovrai scrivere su. Ti mette più facilmente dalla parte del cliente o del cittadino che non sanno nulla.
Certo, poi su quella iniziale ignoranza dovrai lavorare, e sodo, ma lasciare sempre dentro di te qualcosa di quella prospettiva iniziale, di quella curiosità ancora del tutto insoddisfatta.

Ci pensavo in questi giorni in cui sono saltata da un sistema ERP a una catena di alberghi di lusso fino ad approdare, tra poco, a mostre e fiere. I sistemi ERP so cosa sono, per aver lavorato per anni in un’azienda IT, ma sono lontanissima dalla perizia dei tecnici; gli alberghi di lusso li guardo solo da fuori; di mostre e fiere non so niente ma stasera ne saprò qualcosa di più.

“Ma serve o non serve conoscere a fondo un settore di mercato per lavorarci bene come copy o editor? Bisogna specializzarsi? E se ci si sente ignoranti e inadeguati, allora non è meglio lasciar perdere e dire no grazie?” Sono domande che mi sono state spesso rivolte e che a lungo mi sono fatta anch’io.
Oggi posso rispondere che no, non ci sono settori che non si possono affrontare, anche se altamente specialistici. Nessuno ti chiede di diventare un superesperto, ma di studiare per saperne “abbastanza”. Studiare poi sta a te, e anche conservare e valorizzare il tuo sguardo esterno, quello un po’ candido, che si fa le domande che si farebbe il cliente e che gli esperti non riescono più a farsi.

Se quella mattina in Banca d’Italia avessi ceduto alle mie paure – che erano proprio tante – e mi fossi tirata indietro, non sarei diventata un’editor e una docente che oggi si muove con una discreta disinvoltura tra normative antiriciclaggio, documenti di trasparenza e credito ai consumatori.
E siccome non puoi affrontare sempre temi nuovi, quella disinvoltura ti aiuta non poco quando hai molti lavori diversi contemporaneamente. Sui settori che conosci vai tranquilla e puoi dedicare più attenzione e impegno a esplorare quelli nuovi. Dopo un po’ non saranno più così nuovi, e arriverà il momento di affacciarsi su qualcos’altro…

Per rassicurarvi, so ormai per esperienza che i clienti sono solo felici di raccontarvi tutto del loro lavoro, di farvi parlare con chiunque in azienda, di rispondere alle vostre domande, anche le più ingenue. Parlare, ho detto, non digerire quintalate di slide. Le cose più interessanti sono ancora e sempre nella testa delle persone e nel modo in cui ve le raccontano.
Bene, vado a prepararmi all’ascolto del prossimo racconto 🙂

 

0 risposte a “Sapere o non sapere?”

  1. La sostanza è che in questo caso c’è consapevolezza di non sapere mentre in molti casi ci sono personaggi che credono di sapere e si atteggiano a specialisti, ottengono ruoli rilevanti e aziende e enti ci cascano anche.

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