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risali negli anni

30 Settembre 2013

Su e giù per la scala dell’astrazione

Ho scritto già della scala dell’astrazione, cioè di quella scala ideale sui cui pioli si collocano le parole, dalle più concrete vicino a terra alle più astratte vicino al cielo.
Pensare alla scala mentre scrivo mi è molto utile, perché così le parole tra cui scegliere mi si aprono davanti come un ventaglio: poi ne sceglierò solo una ma, appunto, posso scegliere.

Se panepranzo, mangiare sono sui pioli in basso, cibopasto sono un po’ più in alto, mentre nutrizione, sazietà e appagamento sono ancora più su. Vedo tutte le parole disposte in ordine e questo mi rassicura. Del resto è per immagini che noi pensiamo.

L’idea l’avevo rubata a Roy Peter Clark, perché la scala è uno dei suoi famosi 50 attrezzi, nella mia personale versione:

22. Su e giù per le scale.
Descrivere e raccontare non basta, bisogna anche mostrare.
Per questo c’è la “scala dell’astrazione”, che va percorsa rapidamente in su e in giù. In basso ci sono gli oggetti e le cose, in cima le idee e i concetti. In mezzo c’è il regno del gergo e della burocrazia, delle “monete divisionali”, delle “ampie gamme di prodotti”, delle “firme in calce”. Da saltare a pie’ pari, per mescolare invece con sapienza le cose e le idee.

Un bell’esempio di “su e giù per le scale” l’avevo trovato nella pagina dei bravissimi di Duarte Design dedicata al loro team:

Prima la concretezza: lavagne bianche, dolci decorati, biscotti vegani, cheeseburger a raccontare la varietà di esperienze e di gusti. Poi, a metà scala, la riunione del pomeriggio e l’idea delle quattro del mattino. E infine il volo verso l’alto con parole più astratte: potere, persone, cambiamento, mondo. Astratte, ma potenti, grazie al propellente delle parole concrete.

Da poco Duarte ha cambiato il sito e anche i testi sono nuovi di zecca. La scala però c’è sempre, anzi ancora più raffinata perché i sostantivi lasciano spazio ai verbi, più forti e dinamici:


Loro “fanno”. Cose semplici e quotidiane: disegnano, bevono vino, chiacchierano, fotografano, risolvono problemi, ridono, piangono, raccontano storie in un crescendo che alterna cose astratte e cose concrete, fatti e sentimenti, e sfrutta bene anche ritmo e ripetizioni.

E poi, osservate la sintassi: in basso ci son tante cose in un periodo lungo. Ma tutte queste cose convergono in un obiettivo più alto, che trova forma in un periodo breve e in parole astratte, come sulla sommità della scala. Fino al picco simmetrico finale: facciamo tanto per arrivare proprio lì, al nostro obiettivo. Anzi, al vostro.

Qualche giorno fa ho reincontrato la scala: in un lungo articolo di Six Minutes, un utilissimo blog dedicato al public speaking. Dall’autore, Andrew Dlugan, scopro che l’immagine della scala dell’astrazione è del linguista americano  S. I. Hayakawa che la espose nel suo libro Language in Action del 1939.
Dlugan la spiega molto bene, ma soprattutto ci dà alcuni suggerimenti per andare su e giù per la scala. Eccoli:


SCENDERE

SALIRE
  • Adotta la frase “Per esempio…”
    Esponi le tue idee con esempi concreti.

  • Usa un linguaggio sensoriale.
    Aiuta il pubblico a vedere, toccare, sentire, assaggiare e odorare.

  • Sii specifico.
    Fornisci tanti dettagli.

  • Racconta storie e aneddoti.
    Le storie aggiungono emozione e realismo a qualsiasi teoria.

  • Cita dati, statistiche, casi.
    Supportano le teorie.

  • Aiutati con oggetti e fotografie.
    Le parole sono sempre astratte rispetto alle cose. Usa anche le cose (per chi scrive sono le immagini).

  • Scrivi una forte call-to-action.
    Mostra come tradurre in pratica il tuo messaggio.

  • Rispondi alla domanda “Come?”
    Chiedersi come funziona costringe a spiegare in maniera concreta.

  • Rispondi alla domanda “Perché è importante?”
    Così spieghi il significato di fatti e dati.

  • Offri il quadro complessivo.
    Così illustri il contesto e orienti la lettura.

  • Rivela schemi e relazioni.
    Aiuti il pubblico a vedere come le idee si connettono. Tra loro e con le nostre vite.

  • Mostra dei diagrammi.
    Così il pubblico si fa dei modelli mentali di cose e processi.

  • Mostra dei grafici.
    Oltre i semplici dati, mostra le tendenze.

  • Svela la lezione.
    Estrai il senso da ogni storia o caso concreto.

  • Estrai deduzioni.
    Applica la logica per andare dal particolare al generale.

  • Riassumi in principi e linee guida.
    Aiuta il pubblico a imparare dalla tua esperienza fornendogli principi che possono riapplicare.

  • Fai appello a ideali condivisi.
    Connetti il tuo messaggio con le aspirazioni del pubblico, come giustizia, verità, libertà.

Alla scelta delle parole è dedicato il mio libro Paroline & Paroloni. E una bella fetta del Digital Update che terrò a Bologna il prossimo 19 marzo.

Su questo blog leggi anche:

Pensare e scrivere vivido

Una vision da vedere

Lo scrittore e il suo terzo occhio

Il cervello che legge, e noi che viviamo

Su e giù per le scale

5 risposte a “Su e giù per la scala dell’astrazione”

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