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risali negli anni

9 Giugno 2013

Della memoria, della coscienza e dei nostri limiti umani

Oggi nella rubrica Filosofia Minima della Domenica del Sole 24 Ore il direttore Armando Massarenti torna sul tema dell’attenzione e dei Bambini dimenticati in macchina. Parla della memoria, della coscienza e dei nostri limiti umani:

Sono diversi anni che un orribile, sempre identico a se stesso, fatto di cronaca emerge e si impone alla nostra attenzione collettiva: quella del bambino che muore disidratato perché viene dimenticato in macchina da un genitore. Le spiegazioni dei commentatori psicologi, psichiatri, sociologi, denotano un’incomprensione totale del meccanismo da cui dipende un tale tragico evento. Gli “esperti” del nostro paese sembrano non aver mai scorso, nemmeno distrattamente, un volume di neuroscienze o di scienze cognitive. Sono vittime di una visione dei meccanismi della coscienza umana che, benché abbia permeato quasi interamente la filosofia occidentale per millenni, è totalmente falsa. Invito a leggere la seguente paginetta tratta dal volume di Arnaldo Benini La coscienza imperfetta. Le neuroscienze e il significato della vita (Garzanti): “L’energia di cui il cervello dispone non è sufficiente a tenere attivi simultaneamente tutti i meccanismi della coscienza e della memoria. Un compito prevale sempre sugli altri. Pensare ai propri figli chiusi macchina al sole dovrebbe avere la preminenza assoluta: ma il criterio con il quale, nei meccanismi della coscienza, un compito prevale sugli altri, è sconosciuto. Probabilmente è casuale. Nel cervello dei genitori la concentrazione mentale su quel che dovevano fare ha ridotto l’attività dei meccanismi della memoria al punto da dimenticare i figli. Una tremenda coincidenza di eventi sfavorevoli ha portato i meccanismi del cervello a determinare un comportamento sul quale l’attenzione e la volontà non possono nulla perché essi stessi sono il prodotto di un meccanismo nervoso, in quel momento incapace di agire nella direzione giusta. La coscienza di quei genitori è vittima del loro cervello così come lo sono i loro bambini. Uno degli infiniti orrori cui la natura costringe la coscienza.” Non inventiamoci strambe spiegazioni sociologiche o psichiatriche. L’evoluzione ha selezionato una marchingegno con le sue regole, che possono esserci fatali. Quei genitori non meritano rimproveri e condanne ma pietà e comprensione. Quel che è successo a loro potrebbe succedere a tutti.

Che possa succedere a tutti lo dimostra anche uno splendido articolo che lessi uno o due anni fa su Internazionale. Mi colpì moltissimo, non solo per quello che diceva ma anche per come lo diceva. L’ho ritrovato ora: Bambini dimenticati. Leggetelo, anche se è lungo. Nel 2010 ha vinto il Premio Pulitzer nella categoria Feature Writing.

 

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0 risposte a “Della memoria, della coscienza e dei nostri limiti umani”

  1. Trovo l’articolo e la teoria di riferimento orrende. Non capisco perché non si possa ritenere, o almeno ipotizzare, che questi eventi siano frutto di una patologia e non il risultato di una roulette russa nella nostra testa (potrebbe capitare ad ognuno di noi….in un momento qualsiasi…). Come se una qualche macchinetta interna decidesse, in ogni momento, se è meglio soccorrere un collega che si è sentito mAle improvvisamente o meglio continuare a s

  2. Riprovo…..e concludo…..se debba continuare a prendere il suo caffè! Ma, scherziamo? Quindi per evitare che succeda anche a noi di fare qualcosa di orrendo, non resterebbe che pregare….. È scienza questa?

  3. E’ molto difficile accettare che a chiunque di noi possa capitare un evento del genere. Ci fa orrore pensare che si possa commettere un errore su qualcosa su cui è impensabile sbagliare. Il problema è che siamo piuttosto male informati su come siamo fatti “dentro”, cioè su come pensiamo, come prendiamo le nostre decisioni, come analizziamo e valutiamo la realtà, come stiamo attenti alle cose.
    Grazie Luisa per questo post e anche per aver riproposto l’articolo di Internazionale in cui si parla della “modello del formaggio svizzero”, un modello che ci aiuta a capire il percorso che conduce ad un errore (non a caso è dei cardini della prevenzione degli incidenti aerei) e che ci invita ad una maggiore consapevolezza in generale.

    Certamente dotare le auto di “un sensore di peso e temperatura che avverta con un suono simile all’allarme dell’auto, con un’allarme vocale, o con un sms inviato ai cellulari dei genitori” sarebbe una possibile soluzione per il problema specifico ma in quanti altri errori o incidenti potremmo incappare? Possiamo davvero credere che le nostre vite e quelle degli altri con tutte queste protesi della memoria sarebbero esenti da problemi?

  4. Ciao Fiorina,
    la scienza descrive i fenomeni, non è una filosofia positivista. C’è un brano nell’articolo originale che parla di chi ha il tuo stesso tipo di reazione (comprensibilissima).

    “Hickling is a clinical psychologist from Albany, N.Y., who has studied the effects of fatal auto accidents on the drivers who survive them. He says these people are often judged with disproportionate harshness by the public, even when it was clearly an accident, and even when it was indisputably not their fault.

    Humans, Hickling said, have a fundamental need to create and maintain a narrative for their lives in which the universe is not implacable and heartless, that terrible things do not happen at random, and that catastrophe can be avoided if you are vigilant and responsible.

    In hyperthermia cases, he believes, the parents are demonized for much the same reasons. “We are vulnerable, but we don’t want to be reminded of that. We want to believe that the world is understandable and controllable and unthreatening, that if we follow the rules, we’ll be okay. So, when this kind of thing happens to other people, we need to put them in a different category from us. We don’t want to resemble them, and the fact that we might is too terrifying to deal with. So, they have to be monsters.”

  5. Il mio sentimento prevalente quando accade un fatto simile é di profonda pena per il genitore cui é accaduto di “dimenticarsi” del figlio in macchina.
    Ho cercato le ragioni che spieghino questo accadimento anche perché mi succedeva spesso, facendo o pensando più cose insieme di scordarmi di alcune.

    Bene. Il nostro cervello NON é attrezzato per il multitasking. Deve resettarsi ogni volta e questo genera problemi. C’é ampia letteratura e casistica in merito e l’articolo citato riporta casi di questo tipo.

    Personalmente mi sforzo di fare e pensare una cosa per volta, punto. Non é facile, ma mi impegno. La saggezza antica delle nostre mamme “concentrati” non era casuale.

    Non devo dimostrare a nessuno di essere super-efficiente, quindi un’operazione per volta. Questo non solo va a beneficio di ciò che faccio, ma aumenta il piacere di ciò che faccio (*_))

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