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3 Aprile 2013

In clausura, per leggere e scrivere

Qualche giorno fa Luca Conti ha annunciato il suo ritiro da “quasi” tutti i social media per due settimane e spiegato molto bene il perché: “percorrere percorsi inesplorati o poco battuti e sperimentare nuove abitudini può generare scoperte inattese (serendipity in una parola) e generare appetiti nuovi”.

La parola “ritiro” mi è venuta spontanea, ma quando parlo con i miei amici spesso uso addirittura la  “clausura”. Mi capita spesso di chiudere tutto perché devo concentrarmi su un testo o un lavoro impegnativi. I miei ultimi due libri sono nati d’estate, in solitudine assoluta, durante giorni e giorni in cui non ho parlato con nessuno. È solo facendo il vuoto che riesco ad ascoltarmi, a collegare tanti stimoli che ho raccolto dalla rete, a far emergere il nuovo e a elaborare una voce.

Quindi capisco molto bene il bisogno di fermarsi, anche solo per un po’. Io magari non lo dico, ma spesso sparisco dal blog e da Twitter per qualche giorno semplicemente perché ho voglia e bisogno di leggermi un libro e non lo voglio fare a spizzichi e bocconi.

Nella mia dieta mediatica i libri sono infatti rientrati in massa. Per tanti motivi: perché se segui le fonti giuste, nessun buon libro ormai ti sfugge più; perché i libri di carta oggi spesso sono splendidi oggetti; perché è bello scriverci e disegnarci su con la matita. Sì, di carta. Come ho scritto un’altra volta, la narrativa e la poesia vanno sul reader, ma i libri di scrittura, di comunicazione e di design me li prendo tutti su carta.
Un paio di giorni fa mi sono concessa una clausura di parecchie ore per leggere un libro che ho trovato veramente utile:  The art of the explanation, di Lee Lefever, fondatore di Common Craft e ideatore dei famosi video che in quattro minuti sono capaci di spiegare gli argomenti più difficili, dai feed RSS alle assicurazioni, da come funziona la Borsa a Google Docs.
L’arte della spiegazione oggi serve a tutti, non solo a chi fa video: serve per presentare un nuovo prodotto, un progetto, un’azienda, un cambiamento organizzativo. Serve per uscire dalla “bolla dell’esperto” e mettersi nei panni di chi ancora non sa nulla. Serve per capire quanto progetto, quante riflessioni e quanto lavoro ci siano dietro i migliori testi brevi. Serve a ricordarci che la scrittura non è fatta solo per comunicare ma prima ancora per capire e chiarirci le idee.
A me – eterna smemorata – serve anche a ricordare quello che ho letto e apprezzato, e a farlo mio. Per questo, a lettura finita, ho elaborato i miei appunti e li ho pubblicati sul Mestiere di Scrivere: Spiegare è un’arte.

0 risposte a “In clausura, per leggere e scrivere”

  1. Luisa, hai colto esattamente il senso della mia scelta. Un effetto del ritiro dai principali social network è un effetto astinenza per la riduzione del volume e della qualità dei feedback, compensato da percorsi di lettura nuova, più tempo per riflettere e scrivere, oltre che leggere articoli lunghi e libri.

    Concordo con te che la lettura di libri, da mesi ormai, è diventata parte integrante e preponderante della mia dieta mediatica. L’attualità per l’attualità lascia il tempo che trova, figuriamoci il tempo reale sul nulla della vita quotidiana o della rincorsa della notizia.

    Buona lettura!

  2. Ogni volta Luisa ci doni un qualcosa in più, un valore aggiunto che arricchisce chi ti segue. Io ti invidio… di quella invidia che produce curiosità e vitalità intorno alla scrittura e alla creatività. Grazie per gli spunti che mi servono per compiere i passi che sono sempre tanti e distanti da te, ma che mi avvicinano sempre un pochino al tuo tesoro.

  3. L’estraniazione è ottima per concentrarsi.

    Quando scrivo, io lo faccio così. Mi isolo, non solo dai social, ma dalle mie stesse abitudini, anche solo per un’ora. Mi dedico anima e corpo al foglio bianco. Torno in terra solo quando ho scritto abbastanza da sentirmi soddisfatta.

    Un saluto Luisa!

  4. Concordo anche io con te, Luisa, e con i commenti che precedono il mio. Anche per me dedicare tempo alla lettura e alla scrittura vuol dire donarsi il tempo della riflessione. Questa è una buona abitudine. Mantenerla, costantemente, richiede però un ingrediente fondamentale: la motivazione. Essere motivati è il miglior carburante per avviare poi quell’atto di volontà che consente di “fare” qualcosa, anzi, ogni cosa. Potrebbe essere questo l’inizio di un circolo virtuoso che conduce al piacere di leggere e poi di scrivere con piacere? Più che “secchiona”, quindi, direi che possiedi molti secchi pieni di motivazione, e ti ringrazio di inondarci 😉

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