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30 Marzo 2013

Le 100 notti del Rijksmuseum

Martedì scorso è stata una bellissima giornata, di quelle che ricorderò.
Ho fatto una lezione di scrittura su un tema inconsueto ma che mi sta molto a cuore, come ben sa chi segue questo blog e un po’ mi conosce: Scrivere il museo. Ultima lezione di Comunicare il Museo, un percorso che l’Istituto per i Beni Culturali dell’Emilia Romagna, insieme a BAM, per il secondo anno dedica ai Musei di Qualità della regione.

Ad ascoltarmi e a dialogare insieme una sessantina di curatrici, curatori e responsabili della comunicazione di musei, dai minuscoli e specializzatissimi ai grandi e famosi.
Una settimana prima mi sono quindi  immersa con goduria nei loro siti e social media e in quelli dei maggiori musei del mondo. Ho visto e ho proposto loro cose meravigliose e cose così così, testi che rapivano e testi che respingevano. Insieme li abbiamo analizzati, strapazzati, ammirati, ma soprattutto abbiamo cercato di capire insieme perché funzionavano o perché no, con l’obiettivo di trarne spunti utili per scrivere online anche i “nostri” musei.

Di siti e testi magnificamente funzionanti ne abbiamo visti molti, ma il sito del Rijksmuseum di Amsterdam batte tutti e vince la Palma d’Oro. E sì che si tratta di un sito provvisorio, perché il museo riapre il prossimo 13 aprile dopo dieci anni di lavori. Non oso pensare a a cosa sarà quello definitivo visto che già con questo si può fare un’intera lezione di “nuove scritture”. Non è detto che non me la inventi 😉

Sintonia tra parole e immagini, testi brevi ma intensi, descrizioni di opere che uniscono semplicità ed emozione, navigazione non solo per opere, temi e artisti, ma anche per palette di colori, un laboratorio dove ciascuno può creare i suoi piccoli capolavori a partire da quelli grandi del museo, e persino un test che prova a indovinare quali opere ci piaceranno di più.

Ma quello che forse mi è piaciuto più di tutti sono le 100 notti.
Tra le slide della mia lezione ce n’è una su cui campeggia la scritta “meno testo, ma più concentrato e più strutturato”.
Le 100 notti la esemplificano alla perfezione.
Cento giorni prima dell’apertura, il museo ha postato tre-cinque righe al giorno centellinando un’informazione, un’opera, un’anticipazione, una piccola sorpresa come un lunghissimo e artistico calendario dell’avvento. Microtesti tutti diversi per stile e contenuto, tutti uguali per incipit e per lunghezza, secondo quell’equilibrio tra simmetria e varietà che richiede la logica modulare e combinatoria del web.
Vi chiederete perché sono notti e non giorni. Perché il 13 aprile il Rijksmuseum sarà gratuito e aperto fino a mezzanotte. Ma mi piace pensare sia anche perché il più famoso dipinto del museo è proprio una notte e perché è alle notti che si addicono i racconti indimenticabili.

0 risposte a “Le 100 notti del Rijksmuseum”

  1. In olandese, l´espressione `nog xxx nachtjes slapen` si usa con i bambini che non vedono l´ora di festeggiare il proprio compleanno. Capisco però che in altre lingue possa sembrare molto originale… 🙂

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