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risali negli anni

17 Marzo 2013

Twittate, che vi fa bene!

Qualche giorno fa Poynter.org, il sito di riferimento per i giornalisti online di tutto il mondo, si è occupato di Twitter da un punto di vista un po’ diverso, che a me sta molto a cuore, cioè di come i tweet possano migliorare linguaggio e scrittura.
L’articolo prende le mosse da una tavola rotonda di qualche giorno fa e la redattrice di Poynter.org ne ha ricavato 5 ways that social media writing and language. Li condivido e quindi li traduco molto ma molto liberamente:

1. Rende molto più consapevoli degli errori e aiuta a prevenirli
Perché invece di concentrarci sulle sciatterie delle scritture brevi e veloci non apprezziamo Twitter come piattaforma per scovare gli errori? Il minimo refuso o un’inesattezza ti vengono subito fatti notare… che l’abbiate scritto in un libro, su un post o un tweet. Vi ricordate che tempesta scatenò il tweet il cui Roberto Saviano scrisse un con l’apostrofo davanti a un sostantivo maschile?
Aggiungo che Twitter ci obbliga anche a parlare bene. Quando parlo in pubblico e so che di fronte a me c’è qualcuno che sta twittando, mi preparo ancora meglio prima e sono ancora più attenta e sorvegliata durante.

2. Esalta la nostra diversità e la nostra qualità
Proprio perché su Twitter c’è molta sciatteria, scrivere bene i nostri tweet ci farà notare di più. Naturalmente, non si tratta della “bella scrittura” di una volta, ma della capacità di trovare il nostro inconfondibile stile di voce in testi brevi, ma compiuti, che sappiano unire naturalezza dello scritto, precisione del parlato, reattività immediata.

3. Raffina lo scrittore breve che è in noi
I tweet, con l’inesorabile contatorino, ci costringono a essere al tempo stesso autori, editor, curatori e a raffinare la nostra capacità di sintesi. Una competenza editoriale indispensabile per tutti i documenti e tutti i media, anche per il verbale della riunione che alleghiamo al messaggio di posta. Certe volte penso che bisognerebbe regolare e attivare il contatorino per ogni testo, compresi quelli più tradizionali.
Su Twitter ci esercitiamo anche nella “scrittura a strati”, quel millefoglie testuale di cui un tweet non è che la ciliegina sulla torta. Deve essere talmente piacevole e appetitoso da portare i nostri follower verso contenuti più lunghi e profondi: una pagina del sito, un articolo, un ebook.

4. Ci ricorda che la vera costante è il cambiamento
Forse, dopo cinque secoli di era Gutenberg ce lo eravamo un po’ dimenticato, ma anche Socrate non prese per niente bene la parola scritta, che temeva avrebbe ucciso la “parola viva”. Così ora temiamo che le conversazioni online distruggano le qualità che abbiamo sempre associato al testo scritto: organicità, coerenza, precisione, argomentazione.
Ma se ci guardiamo indietro, ogni nuova tecnologia ha cambiato e fatto evolvere la scrittura. Con tutti i timori e le incertezze associate ai momenti di passaggio.

5. Crea nuove parole e significati
“Se una parola è abbastanza convincente, il suo uso abbastanza provocatorio e sembra abbastanza plausibile, allora può prendere davvero il significato che vuoi” afferma la lessigrafa Erin McKean notando la quantità di parole nuove nate negli ultimi anni e arrivate ovunque grazie ai social media.
Il massimo del successo per un brand? Quando dà origine a una nuova parola: googled, liked, instagrammed, storified, friended.
E a proposito della parola “amico”, l’autrice dell’articolo ci fa riflettere su come questa parola si stia un po’ “annacquando”: friends rischiano di non essere più i nostri amici del cuore, ma le nostre conoscenze. Troveremo per gli amici del cuore una nuova parola?

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