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risali negli anni

26 Novembre 2012

Troppo semplici per un mondo complesso?

Va assolutamente letto lo speciale di apertura della Lettura del Corriere della Sera di ieri, dedicato ai Nuovi analfabeti.
Per capire, al di là degli allarmismi e della colpevolizzazione di rete e tablet ormai di rito, in quali contesti la semplificazione del linguaggio è d’obbligo e in quali invece può essere piena di insidie.
Che siate comunicatori pubblici, editor aziendali o insegnanti, e questi temi vi interessano, vi raccomando la lettura di un libro illuminante: Proust e il calamaro, di Maryanne Wolf, di cui non dimentico mai questo brano:

Dobbiamo insegnare ai nostri bambini a essere bitestuali o multitestuali, cioè capaci di leggere e analizzare i testi in modo flessibile in modi diversi, con istruzioni più ponderate, a ogni stadio di sviluppo, sugli aspetti inferenziali, impegnativi, di ogni testo. Insegnare ai bambini a scoprire il mondo invisibile che si nasconde nelle parole scritte… Temo che molti nostri figli rischino di diventare proprio ciò da cui Socrate ci aveva messi in guardia – una società di decodificatori di informazioni, la cui falsa impressione di conoscenza li distrae dall’impegnarsi a valorizzare fino in fondo il loro potenziale intellettuale. Ma non è detto che avvenga, se li istruiremo bene.

Se li istruiremo bene, appunto.

Sul MdS leggi anche:

Alzare l’asticella dei concetti, abbassare quella del linguaggio

E su questo blog:

Non farmi rileggere!

Sintassi più semplice, lessico più ricco

0 risposte a “Troppo semplici per un mondo complesso?”

  1. Ricevere i suoi aggiornamenti del blog è sempre un piacere. Tanti spunti di riflessione utili anche per chi non scrive per mestiere.Grazie.

  2. Avevo già letto su “nuovo e utile” e riporto il commento.

    “Desidero sottolineare che i giornalisti (?) televisivi hanno una responsabilità veicolando una lingua in cui congiuntivi, accenti e altri PEZZI dell’italiano si sfaldano quotidianamente” (*_))

  3. La lingua riflette la società che la usa. L’impoverimento dei “linguaggi” dei bambini è lo specchio di una società povera culturalmente. Stanti così le cose, quegli stessi bambini -da adulti- potrebbero non essere più in grado di capire la poesia, leggere il sarcasmo e l’ironia o modificare il modo di parlare in base al proprio interlocutore, fino ad un totale intorpidimento di espressioni e… di pensieri.
    Bellissimo articolo! Grazie

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