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27 agosto 2012

La macchina sonora della sintassi

Daily Writing Tips, a dispetto del titolo, non è uno di quei siti che ti scodellano quattro consigli striminziti. Ci sono post lunghi e approfonditi, tipo Altri venti modi per dire “tipo”, e giù altrettante possibili alternative, spiegate una per una con tutte le sottili differenze.
Qualche giorno fa c’era un post in cui mi sono molto riconosciuta, perché dedicato a un tema complicato ma essenziale nella scrittura: il ritmo.

Così, anche un po’ per riprendere la mano dopo la lunga pausa, ho tradotto 5 consigli per scrivere con ritmo di Mark Nichol. Eccolo.

Pensate a tutte le cose che fate ogni giorno, comprese le più banali quali vestirvi, cucinare e chiacchierare. Tutte seguono sequenze o schemi, come flusso e riflusso: in una parola, secondo un ritmo. Così è anche la scrittura. Come ogni altra attività, la scrittura trova il suo ritmo in modo quasi automatico, che però si può migliorare molto con l’attenzione consapevole. Ecco cinque consigli.

1. Variare la lunghezza dei periodi

Variare il numero delle parole all’interno delle frasi. Niente di matematico o di analitico, piuttosto di organico e naturale. Un buffo personaggio può essere introdotto con una frase che assomiglia a una persona goffa che inciampa su una scala, per poi chiudere la discesa con un commento secco e breve.
Una complicata procedura burocratica può essere descritta con una frase lunga e tortuosa, conclusa con una più brusca, come uno schiocco di dita.
Ci si può ispirare ascoltando musica e facendo attenzione alla varietà delle melodie, oppure discorsi, lavori teatrali, film, programmi televisivi e, naturalmente, leggendo ogni tipo di testo.

2. Spostare parole e frasi

La lingua è flessibile, un’opportunità da sfruttare. Anche se alcuni elementi hanno tra loro delle relazioni fisse, la posizione delle parole spesso è negoziabile. Quindi spostare parole e frasi finché non si è soddisfatti. Come ci si accorge che tutto è al posto giusto? Naturalmente leggendo ad alta voce.
Spesso si tende a mettere all’inizio l’elemento più importante di una frase. “Subito l’elemento chiave”, non si dice così? Non è sempre vero, né opportuno. Dov’è la battuta finale in una barzelletta? Sbagliato. Corretto: Se racconti una barzelletta, dove va la battuta finale? (Non è meglio, così?) 

3. W le frasi incomplete!
Una volta si aveva orrore delle frasi incomplete. Una volta, tanto tempo fa. In realtà, nessuna regola di grammatica le ha mai proibite, se non quelle contenute negli inflessibili manuali di linguisti tristi. Sul serio. La gente parla tutto il tempo con frammenti di frasi e, anche se la scrittura – tranne i testi più informali – dovrebbe riflettere una comunicazione strutturata con cura, si possono scrivere con consapevolezza frasi incomplete. Fanno eccezione solo i testi altamente formali. Passo e chiudo.

4. Sintonizzare il ritmo sullo stato d’animo
Lunghezza e ritmo delle frasi dovrebbero assecondare lo stato d’animo che desideriamo suscitare nel lettore. La descrizione di un bellissimo paesaggio e il racconto di un’esperienza trascinante dovrebbero ricadere come una fresca cascata o seguire l’andamento di una vallata costellata di picchi di immagini sensuali. Le frasi più lunghe, in cui si susseguono allitterazioni e assonanze, ricamate con metafore che evocano sensazioni, aiutano i lettori a immergersi nei luoghi e negli eventi che descriviamo.
Al contrario, la struttura di una frase che espone una sequenza di eventi inattesi o il brano che ci vuol far vivere un avvenimento emozionante si giova di frasi più brevi e di parole più semplici.

5. Giocare con tensione e distensione
Molte composizioni musicali si basano sull’alternanza di picchi di tensione ed emozione, seguiti da una discesa tranquilla in cui si tira il fiato. La scrittura può seguire lo stesso approccio e portare il lettore sulle onde di tensione e distensione.

Il ritmo non riguarda solo la poesia e la narrativa, anche la scrittura professionale. Solo che forse per accorgercene ci mettiamo di più e non è una priorità tra le nostre attenzioni. In Il mestiere di scrivere gli dedicai un breve capitolo da cui estrapolo questo brano:

In parte, il ritmo di un testo dipende anche dalla scelta delle singole parole, dal loro suono, e di come i diversi suoni si combinano, si chiamano o si respingono tra loro. A volte basta cambiare una parola, sceglierne una dal suono più leggero; altre volte invece, le parole vanno benissimo, ma bisogna cambiare l’ordine.
Per molti anni queste piccole operazioni hanno fatto parte delle mie di revisione e di editing, fasi che mi occupano sempre a lungo, ben più che la stesura vera e propria. Forse perché ormai il testo c’è, è lì sotto i miei occhi, l’ansia di non farcela è passata, e ora che mi rilasso posso persino divertirmi. Lavorare sui suoni mi ha sempre un po’ sfidata e divertita.
Solo col tempo ho acquisito più consapevolezza di questi aspetti interiori e sottili del testo. Vi hanno contribuito naturalmente l’esperienza, le letture, ma soprattutto la frequentazione di territori più lontani dalla scrittura professionale, quali lingue diverse dalla mia, le arti figurative, la poesia. Luoghi in cui è più facile staccare significato e significante, osservare le parole più da lontano, oggetti come altri, che hanno un colore, un suono, un peso. Con cui si può anche giocare, senza pensare all’obiettivo immediato che sono chiamate a ottenere.

Ho continuato su questi binari, soprattutto con due attenzioni. In primo luogo la scoperta continua di quanta parte del nostro messaggio può essere affidata alla sintassi, quindi non solo alle parole che scegliamo ma soprattutto al modo di combinarle tra loro. Un affascinante lavoro di montaggio e smontaggio per trovare la combinazione migliore. E poi l’osservazione dei “meccanismi” combinatori degli altri in tutti i testi che ci circondano, dagli articoli di giornale ai classici della letteratura.

Su questo sito leggi anche:

Questione di ritmi
Frasi di fiume e di mare
Dietro la porta della frase lunga
Murakami, le parole e il jazz
Re-visioni da non perdere
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Ritmi, danze e giochi di società

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