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8 Luglio 2012

Una sbirciatina nel nostro cervello

The Lady Brain: è il soprannome di Susan Weinschenk, psicologa statunitense che applica le più recenti ricerche delle neuroscienze alla progettazione di siti web e presentazioni, e più in generale alla comunicazione.
Il suo libro Neuro Web Design non mi era piaciuto per niente, quindi prima di ordinarmi 100 things every designer needs to know about people mi sono fatta mandare l’estratto gratuito per Kindle. Le prime pagine promettevano bene e mi sono fidata (in realtà ho poi comprato la copia cartacea perché il libro è pieno di immagini).

Non sono una designer – è vero – ma credo che chi scrive oggi nel mondo del lavoro sia a suo modo anche un po’ designer: quando sceglie una font, usa gli stili del carattere, spazia i capoversi, decide la gerarchia di titoli e sottotitoli, compone i testi nella pagina o scrive testi che occuperanno un piccolo spazio in pagine affollate di immagini e altri testi.

Ho fatto bene a fidarmi, perché il libro è ricco di informazioni,  tutte basate sulle più recenti ricerche sul funzionamento del cervello, ma presentate in modo semplice e divulgativo in 100 capitoletti suddivisi in 10 sottosezioni: come le persone… vedono, leggono, ricordano, pensano, portano l’attenzione, provano emozioni, si sbagliano, decidono… e ancora cosa ci motiva e perché siamo animali sociali.

Nel capitolo sulla lettura ci sono molte cose che già sapevo, ma è stato interessante approfondire perché.
Per esempio che il TUTTO MAIUSCOLO è da evitare e che il testo Alto Basso si legge meglio. Il motivo però è diverso da quello che credevo: non è la forma tutta uguale della parola –  il “rettangolone”  – a rendere difficile la leggibilità, quanto la nostra abitudine. Di parole tutte maiuscole ne leggiamo meno, quindi il nostro cervello che legge quando ne incontra una, o parecchie di fila, si deve risettare e fa fatica.
Non sono convintissima, ma Lady Brain cita un sacco di ricerche in proposito.

Un’altra questione interessante è la leggibilità delle font, con le grazie o senza; ognuno ha le sue preferenze e sostiene la maggiore leggibilità di quelle che ama di più. Secondo Lady Brain non c’è la superiorità di una categoria rispetto a un’altra. Ci sono font con le grazie leggibilissime e altre  illeggibili, e lo stesso vale per quelle senza grazie. In realtà le più difficili da leggere sono quelle “decorative” e un esperimento mostra che questa difficoltà si riverbera anche sul contenuto.
Se le istruzioni sono scritte con una font decorativa, un esercizio fisico viene percepito come più lungo e quindi faticoso che se descritto con una font semplice e chiara:

Altre piccole sfiziose scoperte.
La percezione della grandezza e della chiarezza di una font è data dall’altezza x, cioè da quella della lettera x minuscola. Una font può sembrare più grande di un’altra solo per questo piccolo (si fa per dire) particolare. Tahoma e Verdana sono state disegnate con una altezza x molto grande e  per questo si leggono così bene sullo schermo.

Invece per la lunghezza delle righe siamo piuttosto contraddittori, almeno per quanto riguarda la lettura sullo schermo. Leggiamo molto velocemente quelle lunghe, intorno alle 100 battute, ma non ce ne rendiamo conto e diciamo di preferire quelle più brevi. Consiglio di Lady Brain: se volete che un testo sia letto velocemente, fregatevene delle false credenze dell’utente e dategli una sola colonna e righe lunghette.
Di cose così ce ne sono tantissime, tutte documentate, utilissime per scrivere (e leggere) con maggiore consapevolezza.

PS Scopro ora che il libro esiste anche in italiano. Lascio nel testo il link alla versione inglese perché ci sono molte più recensioni.

0 risposte a “Una sbirciatina nel nostro cervello”

  1. Legrenzi e Umiltà, in Neuro-mania, così scrivono, a proposito di “neurodesign”: “Ci sono poi i sottosettori del cosiddetto neuromarketing, ad esempioil neurodesign, quello che Norman chiama design emozionale. ….Si tengono presenti, nel progettare oggetti e rappresentazioni, non solo le funzioni ma anche le emozioni suscitate dall’incontro con l’utilizzatore. Si aggiungono poi un po’ di storie sulle basi neurali delle emozioni, si miscela il tutto e il cocktail è fatto”.

    • Sì, Angie, che con le emozioni il neurodesign (come tante altre cose) un po’ ci marci è senz’altro vero.
      Però ci costringe anche a riflettere un po’ di più quando progettiamo o scriviamo, il che non guasta, anche quando non siamo proprio d’accordo.

      Luisa

  2. Ciao volevo chiederti il parere su di una storia , grazie in anticipo anche se solo la leggerai , fammi sapere che te la mando ! è una storiella quindi è corta 😉 , la mia mail è zzarkino@yahoo.com ciao :*

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