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risali negli anni

27 Marzo 2012

Sintassi più semplice, lessico più ricco

Oggi non ha più molto senso pensare alla scrittura per il web e a quella per la carta come a due cose radicalmente diverse, almeno nella scrittura professionale. Non lo sono e comunque lo saranno sempre meno. È utile però avere ben presenti alcune attenzioni di fondo quando sappiamo che le nostre parole saranno lette, almeno la prima volta, sullo schermo di un computer o di un tablet, dove la leggibilità è più difficile.

Quel tot di fatica cognitiva in più si può provare a toglierlo a monte, scrivendo testi un pochino più semplici. Quanto? Dipende. Quanto basta. Q.B. come il sale nelle ricette.
E siccome la prima chiave per la leggibilità di un testo è la sintassi, quando scriviamo per il web possiamo semplificarla un po’. Impaginati in una colonna normalmente più stretta di quella del foglio word che abbiamo sotto gli occhi, al lettore i nostri periodi appariranno più corposi, mentre quelli già lunghi quattro righe appariranno lunghi almeno sei. Troppe, perché l’occhio deve ricominciare sei volte prima di arrivare al punto.

Molti arricciano il naso all’idea di scrivere periodi meno infarciti di incisi e pieni zeppi di gerundi… “Con tutta questa semplificazione dove andremo a finire? E la ricchezza della nostra bella lingua italiana?”
Magari sono gli stessi che riempiono report, brochure ed email di verbi piatti piatti quali realizzare, sviluppare, attivare, configurare e di sostantivi quali attività, processiiniziativa, informativa, evento.

A loro propongo la mia personale ricetta: sintassi leggermente più semplice ma lessico molto più ricco. Gran parte della monotonia dei testi aziendali e di lavoro spesso è tutta lì, nell’accontentarsi della prima parola che viene in mente, senza cercare oltre.

Le parole sono potenti sempre, anche nei testi di lavoro, e vale sempre la pena di cercare quella giusta attingendo alla ricchezza della “nostra bella lingua italiana”. Per provare più gusto mentre si scrive e per animare il “teatro mentale” di chi leggerà.
Ovviamente la mia casereccia ricetta si presta a un’infinita gamma di varianti e ai più diversi dosaggi degli ingredienti, ma di solito funziona.

0 risposte a “Sintassi più semplice, lessico più ricco”

  1. Buonasera Luisa,

    è un po’ che seguo il blog, complimenti, non sono un professionista, solo un amante dello scrivere che trova nelle sue parole un senso di verità molto vicina al mio vedere.

    Fabrizio Magi

  2. Un punto di vista interessante, ed un consiglio che proverò ad applicare per poter valutare quanto si possa adattare al mio modo di scrivere.
    Abitualmente quando scrivo cerco di fare largo uso del vocabolario dei sinonimi e contrari, e vado poi a scartabellare il vocabolario per accertarmi di aver scelto il termine più adeguato a comunicare il messaggio che ho in mente.
    Magari facendo attenzione a snellire ulteriormente la costruzione (già ho dichiarato guerra a gerundi ed avverbi), potrei rendere la lettura più leggera e scorrevole.
    Una nuova annotazione nella lista dei buoni propositi.

  3. Questo spunto e’ davvero condivisibile. Una scrittura cosi’ puo’ essere anche molto poetica. La poesia infatti si e’ sempre concentrata piu’ sulle parole che sulla sintassi, o mi sbaglio?

  4. Mi piace l’aggettivo potente per definire la parola. Di questi tempi si scivola sulle parole senza mettervi radici e forse per questo si preferiscono espressioni a senso unico che sono insipide come la banalità. Condivido il senso del tuo scritto e ne farò tesoro.

  5. Io ho sempre creduto, fin da quando ho cominicato a bloggare,nel 2006, che la prosa da usare nei blog debba essere il più possibile concisa, per tutta una serie di motivi, tra cui il tempo che il lettore ha a disposizione per barcamenarsi nel mare magnum delle informazioni.
    Di contro, dev’essere il lessico ad avere valore aggiunto, a distinguersi per brillantezza ed efficacia.

  6. Ci provo e non è semplice! Ma con tempo e pratica sicuramente riuscirò a portare il lessico dalla mia parte!
    Intanto mi aiuto gestendo anche la parte grafica con fantasia: suddivisione in paragrafi, margine giustificato, parole chiave evidenziate, immagini trafugate da flickr…

  7. Ma quali sono le i verbi e i sostantivi piatti? Le parole utilizzate troppo frequentemente? O quelle troppo formali? Mi sto avvicinando alla scrittura e non voglio stancare i lettori (sempre che ce ne saranno 🙂 ) con un lessico noiossimo.

  8. Sono appena arrivato in questo blog grazie al suo libro “Il mestiere di scrivere” e devo dire che mi ha fatto venir voglia di scrivere scrivere scrivere…

  9. Ciao a tutti,

    devo dire che sono abbastanza stupefatta dalla eco ricevuta da questo piccolo post scherzoso. Gli accessi sono schizzati come non mai.
    Segno che quello della ristrettezza lessicale è un problema che sentiamo tutti, anche quando non ne abbiamo piena consapevolezza.

    Devo dire che anche per me quella sul lessico è una riflessione degli ultimi anni. Non che prima attingessi a un vocabolario povero, ma non ci pensavo abbastanza.

    Non credo si tratti tanto di scartabellare dizionari dei sinonimi e dei contrari (io non lo faccio mai), ma di riscoprire una ricchezza che è già in noi quando leggiamo, parliamo o comunichiamo al di fuori del lavoro.

    Quali sono le parole non piatte, ma ricche e potenti? Quelle precise, come scriveva Italo Calvino, quelle ricche di dettagli, che fanno “vedere”. Cosa è meglio: abbiamo “attivato” o “inaugurato” un servizio di alfabetizzazione informatica per gli anziani? Attivato sa di macchina, inaugurato sa di persone, e sa di festa.

    Comunque, per quanto riguarda la sintassi ho detto Q.B. mica all’osso 🙂

    Luisa

  10. Come sono d’accordo!!! Scrivo per un blog “di nicchia”, su argomenti molto particolari con una terminologia tutta sua… e quante volte mi scopro annoiata dai miei stessi testi, e inizio a pensare che questo lavoro mi sta impoverendo a livello lessicale. Allora mi lancio una sfida: provare a cambiare quello che ho scritto con qualche espressione più audace ma anche più divertente, con qualche parola che faccia volare il cervello e la mente, con immagine che suscitino nuove idee. Non è semplice, ma mi rende felice!

  11. o semplicemente rendere potenti parole e lessico seguendo il nostro infallibile orecchio e gust, ogni tanto levare qualche spazio, sbagliare la grammatica, inventarsi un aggettivo, tanto tutti capiscono e capiscono anche perchè hai sbagliato e cosa volevi aggiungere alle varie sfumature del tuo scritto col tuo errore troppoevidente o le parole inventate. personalmente è uno dei piaceri più grandi che ho/avevo nello scrivere
    http://agrimald.tripod.com/budapest

  12. Da insegnante e aspirante scrittore dico la mia: lo spirito dei tempi in scrittura è condensare. Eliminare i fronzoli, aggettivi e avverbi innecessari, incidentali e subordinate sovrabbondanti. Resta il succo, forte e chiaro. Potente. Netto. Che il vostro modello sia Montale, gli Haiku, Marziale oppure Oscar Wilde, andate al sodo con grinta e originalità. Come diceva Hemingway: “La prosa è architettura, non decorazione d’interni, e il Barocco è finito”. Una delle tante cose nelle quali noi italiani siamo rimasti indietro.

  13. […] Io credo che questa semplicità sia alla base della tua opera di webwriting. Che non significa essere banali: un testo semplice può superare le 1.500 parole e spiegare bene un argomento complesso. Quelli che combattono contro l’eccessiva semplificazione dell’italiano? Li blocco con Luisa Carrada: […]

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