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risali negli anni

12 marzo 2012

Scrivere storie può cambiare un paese

La prima pagina del Sole 24 Ore di ieri ci ricorda uno dei più tristi primati del nostro paese, l’analfabetismo funzionale, che coinvolge circa la metà degli italiani. Funzionale significa saper leggere “tecnicamente” ma non capire quello che si legge e soprattutto non saperlo usare per fare cose importanti per propria vita, come compilare correttamente un modulo che vada oltre i dati anagrafici.

La convinzione che le capacità di esprimersi con la parola scritta, e quindi di organizzare i pensieri, sia alla base dello sviluppo dei singoli, di una comunità, di un paese, è alla base di iniziative concrete e di successo, che sarebbe bello fiorissero anche da noi.
Una la racconta il Guardian, sempre ieri. Lo scrittore irlandese Roddy Doyle ha creato Fighting Words in uno dei quartieri più poveri di Dublino: una scuola dove si insegna a scrivere e illustrare storie a ragazzi dagli 8 ai 16 anni. Con tanti volontari e risultati entusiasmanti.

Nick Hornby ha creato qualcosa di simile con il Ministero delle Storie nella parte est di Londra. Il payoff è giustamente ambizioso: Official Inspiration to the Nation. E il Chi siamo: We are an organisation dedicated to the creation of stories by a new storytelling generation. Fire your imagination, have a look around and get involved.

Il modello di tutti è 826 Valencia, associazione fondata San Francisco da Dave Eggers. Nei tanti laboratori gratuiti i bambini, soprattutto i più svantaggiati, acquistano fiducia in se stessi, imparano a imparare, a esprimersi con chiarezza e a far sentire la loro voce.

Come sia nata questa avventura, che sta prendendo piede anche in molti paesi in via di sviluppo, lo racconta lo stesso Eggers nella TED Conference Once upon a school (sottotitoli in italiano):

PS Non conoscevo l’esperimento milanese che Licia cita nel suo commento: La grande fabbrica delle parole.

0 risposte a “Scrivere storie può cambiare un paese”

  1. Noi ci siamo rovinati nel rinascimento.
    Abbiamo consumato quasi tutta la nostra vena creativa e culturale in quel periodo ed ora siamo entrati in riserva.
    Chissà, magari facendo un nuovo pieno …

  2. Tra le motivazioni del diffuso analfabetismo funzionale, metterei la prevalenza dei multiple choice tests nella scuola. Ai ragazzi non è più richiesto di scrivere pensieri logici, ma di spuntare la risposta giusta. Addirittura, negli esercizi ‘giusto/errato’, sono incoraggiati a dare comunque la risposta, data l’alta percentuale di probabilità, 50%, appunto, di indovinare. Stiamo creando generazioni di giovani che non sanno davvero scrivere e leggono poco e male. 🙁 Ben vengano le iniziative come quella segnalata da Licia. 🙂

  3. E anche le altre iniziative di cui parla il post. Scusate, non avevo ancora guardato i links e ascoltato il filmato. Meno male che ci sono anche insegnanti e altre persone piene di zelo ed entusiasmo che si impegnano al di fuori della scuola.

  4. […] sì, piuttosto nuovi. Consideriamo gli ambiti: Luisa Carrada pubblica un emozionante articolo sullo storytelling usato per educare ragazzi svantaggiati. E un altro, illuminante, sul quello che lo storytelling può fare per […]

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