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risali negli anni

22 Febbraio 2012

Gli occhi non mentono

Quando visitiamo un sito la prima impressione è decisiva, lo sappiamo. Ma è sorprendente sapere in quanto tempo questa impressione si forma: due decimi di secondo ci dice una nuova ricerca condotta con il metodo dell’eye tracking dall’Università del Missouri e segnalata ieri da Ragan.com.
Un po’ di più, 2,6 secondi, ci mettiamo per spostarci verso altre zone calde della pagina, che sono:

1. Il logo: l’occhio ci si ferma circa 6.44 secondi.

2. Il menu di navigazione: 6,44 secondi.

3. La box di ricerca: 6 secondi.

4. I link ai social network: 5,95 secondi.

5. L’immagine principale: 5,94 secondi.

6. Il testo: 5,59 secondi.

7. Il footer: 5,25 secondi.

Per saperne di più, si può scaricare l’intera tesi Eyes don’t lie: understanding user’s first impressions on website design using eye tracking. In attesa della nuova ricerca del Poynter Institute sulla lettura sui tablet, anche queste piccole ricerche possono essere utili per capire che lettori stiamo diventando.

Ciò di cui sono sempre più convinta è che siamo ormai lettori diversi anche quando leggiamo testi molto più tradizionali, quelli che scriviamo in azienda e che noi autori leggiamo e rileggiamo sul formato verticale del nostro foglio word, senza pensare all’impatto sui lettori: email, progetti, proposte commerciali, report, memo per il management.

Anche questi documenti sono oggi sottoposti al primo e severo esame dello sguardo. Anche se non abbiamo nemmeno un elemento grafico e solo testo, possiamo fare moltissimo per orientare la prima impressione e l’itinerario del lettore: uso funzionale degli stili del carattere, uso espressivo delle font, titoli e sottotitoli informativi e brillanti, attenzione ai capoversi, tabelle, liste, caption, didascalie, box, link e soprattutto quello strumento magico e trascuratissimo che è lo spazio.

Si pensa al design sempre in rapporto alla grafica. E invece esiste anche il design del testo. Sarebbe bello impararlo già a a scuola.

0 risposte a “Gli occhi non mentono”

  1. Considerando che molto spesso vedo la gente scegliere un libro dalla casa editrice, dal titolo o dalla copertina, farli arrivare all’impaginazione ed alla veste grafica del testo è già un gran bel passo avanti.

  2. Perdonami, interessantissimo l’articolo, ma l’espressione”Si pensa al design sempre in rapporto alla grafica. E invece esiste anche il design del testo” non ha alcun senso.
    La progettazione grafica implica la sapiente organizzazione degli elementi visivi, e i caratteri -il testo- ne fanno parte. Quello del graphic designer è un mestiere serio (ma considerato superfluo e solo mirante al “bello”), le regole di base della percezione visiva e il loro possibile utilizzo in campi come l’impaginazione sono però molto semplici e intuitive.
    Sono d’accordo: dovrebbero far parte dell’educazione scolastica (e alcuni professori infatti le insegnano).

    • Ciao Maria,

      se mi devo spiegare, vuol dire che mi sono spiegata male 😉
      Forse avrei dovuto scrivere “del solo testo”.

      Non ho affatto detto che quello del grafico non è un mestiere serio o mirato solo al bello, come scrivi tu. Ci mancherebbe altro! Ma solo che quando scriviamo della forma del testo ci preoccupiamo molto poco. Non varrà per te, ma per la stragrande maggioranza delle persone che scrive per lavoro è così. Frequento tantissime aziende e ne so qualcosa…

      Luisa

      • Cara Luisa
        anche per me è fondamentale la grafica del testo.

        Se la forma è accogliente, se è ariosa, se contiene piazzole di sosta mi fermo.
        Altrimenti vado oltre.
        E rischio di perdere contenuti anche importanti.
        Per la paura di affondare in una palude.

        Il testo in pagina è come un distillato, un olio essenziale.
        E’ un prodotto raffinato, limpido.
        E un maestro del mestiere di scrivere questo lo sa.

        Per fermare un lettore ci vuole attenzione al suo sguardo, al suo fiato, al suo tempo.

        Mi viene in mente il parallelo col galateo a tavola.
        E’ inutile preparare il menu più buono del mondo e scordare la cura per la tovaglia, i piatti, le posate, i bicchieri.

        Grazie per il tuo lavoro!

        Saluti sardi

        Miriam

      • Scusa Luisa se rompo ancora, a questo punto è solo una questione di terminologia (perchè comunque di base la pensiamo uguale!), però non ha proprio senso dire “design del testo” o “del solo testo”. Design è un termine ampio che significa “progettazione”… Quello di cui parli (riferito al testo di un libro) è impaginazione / formattazione.

        Sono anche d’accordo con te sull’importanza di diffondere i concetti del tuo post (lo spazio bianco, così sottovalutato!:))…

        Io penso che, per lo meno in Italia, ci sia un problema culturale, nei confronti delle “presentazioni” e dell’importanza della forma grafica in generale. Lo mostra anche la poca chiarezza che hanno le persone quando si spiegano concetti come “progettazione visiva” e “design grafico”… Sono convinta che la forma veicoli il contenuto scritto, e sono la prima a cercare di farlo capire alle aziende o alle persone con cui lavoro. Penso inoltre che, in un documento, l’ordine, i i livelli della titolazione coerenti con lo scorrere delle pagine, il corpo e il carattere leggibili in proporzione alla grandezza della pagina, siano il primo indice di una mente lucida e ordinata (un po’ come prima lo era la “bella calligrafia”).:)

  3. È ormai da ottobre scorso che penso alla possibilità di una forma del testo migliore. Sto temporaneamente lavorando per il Censimeno 2011, e non t’immagini minimamente la confusione che ha generato il questionario: troppo lungo; cratteri piccoli.
    Senza poi dire del contenuto: domande contorte e rimandi invisibili.
    Il testo e la sua forma dovrebbero interagire con lo stile di vita generalizzato di una società politicamente confusa e totalmente distratta e indifferente al minimo senso civico di una nazione.
    Su più di trecento questionari, che ho revisionato e inserito nel programmone Istat, solo uno era perfetto.
    Per questo, consiglierei ai signori Istat non di considerare il “quanto” ma il “come” i cittadini hanno risposto.
    Nella varietà delle biffature, la fantasia di un popolo alla “deriva”.
    Simonetta

    P.S.: In un questionario una signora si è dimenticata il figlio…

  4. Strano come nel paese del sonetto e della terzina dantesca non si riesca a comunicare con efficacia, ordine e pulizia grafica quel che si scrive. Pure, così è.

  5. articolo interessante…ed ora ho provato a “scaricarmi” il testone in inglese. Mi chiedo come mai qui in Italia si vada sempre a rilento su queste cose..sempre poca informazione e aggiornamento. Direi che oltre al buon design (grafico) una buona struttura lessicale non farebbe male di certo. Poi dipende sempre dai contenuti…ciò che uno ha da proporre lo proponga al meglio e nel modo corretto.

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