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risali negli anni

30 Gennaio 2012

Impermanenze

Jonathan Franzen, l’autore de Le Correzioni e Libertà, ha l’età mia.
Abbastanza grande da ricordare i sussidiari tristi, le edicole minuscole, la macchina da scrivere, wordstar, il motore di ricerca Altavista e il browser Mosaic. Ma non abbastanza per lasciarsi andare all’intemerata contro gli ebook di poche ore fa allo Hay Festival di Cartagena in Colombia.

Per Franzen il libro di carta assurge a estremo baluardo di  permanenza e certezza in un mondo in cui tutto diventa fluido e incerto:

“C’è chi ha lavorato sodo perché le parole fossero proprio quelle, quelle giuste. E ne era così sicuro da volerle stampare con l’inchiostro su carta. Sullo schermo sembra che le parole possano scomparire, cambiare, andare per conto loro. Per uno come me, pazzo per la letteratura, non sono permanenti abbastanza.”

E arriva ad affermare di augurarsi di morire prima di vedere il definitivo trionfo dei libri elettronici. Eh, mamma mia, che esagerazione!

Capisco tutte le perplessità, le domande, i dubbi. Li ho anch’io, per esempio quando sfoglio il libro interattivo di Pinocchio e penso che è talmente bello e ricco di suoni, immagini e movimento che mi chiedo cosa succede nella mente dei bambini quando la riempi subito così. E se questo non rischia di compromettere la loro capacità di immaginare e popolare il proprio teatro mentale.
Quel che non capisco è invece la mancanza di curiosità per quello che ci sta accadendo intorno in questi mesi e che segnerà il nostro modo di leggere, comunicare, studiare e scrivere nei prossimi anni.

Mi sono riempita l’iPad di libri per bambini e ragazzi, il campo di sperimentazione forse più interessante, e non resisto quando leggo di un libro costruito in modo realmente “nuovo”. Per capire meglio, ieri ho preso anche il pre-libro (sì, ora esistono anche quelli) di Peter Meyers Breaking the page. Transforming books and the reading experience.

Mi piace l’idea di avere più possibilità di scelta: il libro di cucina che parla così posso eseguire la ricetta punto per punto mentre ascolto, il libro-teatro cui assistere insieme ai miei nipoti, il saggio su ereader con il dizionario inglese incorporato, il romanzo di 600 pagine che non pesa e non spaventa, il manuale di yoga di carta, da sottolineare e tenere vicino al tappetino a ricordarmi che la coscienza e la mente sono anche nei miei polsi e nei miei polpastrelli.

Tutto fluisce e ci sfugge, inorridisce Franzen, ma è l’esperienza della lettura a essere meravigliosamente impermanente, diversa per ciascuno e diversa ogni volta. Lo ricorda un libro di un paio di anni fa, ma attualissimo in questi giorni:  Proust e il calamaro, della mamma e neuroscienziata Maryanne Wolf. Se non lo avete ancora letto, è arrivato il momento.

0 risposte a “Impermanenze”

  1. Stringendo, banalizzando, semplificando: il cambiamento spaventa. Non è successo così anche nel passaggio dalla macchina da scrivere alla tastiera del computer? Ma poi si accetta l’inevitabile. E dico inevitabile perché fa parte di noi, di Franzen che ha paura dell’ebook ma che parla di personaggi nevrotici che quell’ebook lo userebbero eccome. Tutto ciò che esiste è umano, come tale fa parte di noi. Anche l’ebook, con contraddizioni, pericoli e innovazioni, siamo noi.

  2. ….credo che per qualunque artista – lato sensu lo scrittore è comunque annoverabile tra essi – lo sviluppo dell’interattività elettronica abbia comportato nuove scelte. occorre saper sfruttare le opportunità, no? http://bit.ly/AwTMnE

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