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risali negli anni

3 gennaio 2012

Il contesto nelle presentazioni zen

Dopo aver passato i miei primi anni lavorativi nella totale incapacità di mettere insieme una presentazione decente, devo dire che col tempo ci ho preso molto gusto e ora con Powerpoint me la cavo piuttosto benino. Il merito della conversione è dei miei due mentori: Garr Reynolds e Nancy Duarte. I loro libri sono tra i più studiati e gonfi di post-it. Di sottolineature no, perché soprattutto Slideology e Resonate sono troppo belli per scriverci su.

Da loro ho imparato che su una slide devi mettere solo quello che serve davvero, nemmeno una virgola in più. Esco quindi pazza quando vedo slide con il 25% dello spazio occupato da cose inutili come fascioni, loghi, nome del relatore e altro. E ce ne sono ancora, eccome se ce ne sono. Io sono drastica: dopo che hai messo gli elementi di contesto in copertina, hai già dato. Le singole slide devono essere zen sul serio.

Ho condiviso quindi molto il post (leggetevi anche i commenti) che un’esperta come Cristina Rigutto ha dedicato a questo tema nel suo blog Tuttoslide.  I famosi elementi di contesto li analizza uno per uno e consiglia puntualmente se ometterli, quando e perché.
Ho solo un’idiosincrasia del tutto personale verso il menu di navigazione, così come verso l’agenda-indice piazzata invariabilmente all’inizio. Non mi piace anticipare per filo e per segno di cosa si parlerà, né far sapere esattamente a che punto siamo. Per lo stesso motivo detesto i numeri di pagina: è una presentazione, non un libro.

 

0 risposte a “Il contesto nelle presentazioni zen”

  1. Luisa, apprezzo anch’io l’impegno con cui Cristina porta avanti il suo blog. Riguardo ai numeri di slide e al rapporto con il numero totale di slide (5/45 ecc) non essendoci sudi o ricerche inequivocabili al momento dobbiamo basarci sulla nostra esperienza o sulle nostre personali riflessioni in merito.

    Sul prima prima posso dire che tutte le persone su cui ho testato la presenza o meno dei numerelli mi hanno confermato che li preferiscono.

    Sulle seconde, mi viene da dire osservare questo: la prima cosa che notiamo in un libro è probabilmente il suo volume, e quando lo leggiamo sappiamo sempre a che punto siamo. Con le slide questo non accade, ed è per questo che consiglio caldamente di dare sempre ai partecipanti gli elementi per capire in che punto sono. Dopotutto stiamo lavorando anche con il loro tempo.

    ciao 🙂

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