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22 Dicembre 2011

Racconto di Natale: la storia di Maria

È ormai più di un anno che sono stregata dal blog Brain Pickings, ma molti milioni di persone in tutto il mondo lo sono fin dal 2006, anno della sua nascita.
Curioso che faccia proprio tutto il contrario di quello che i manuali raccomandano per il successo di un blog: i suoi post hanno titoli affascinanti e misteriosi, per niente google-oriented, i post sono lunghissimi e si scrolla un sacco, i contenuti non sono per niente di nicchia, anzi spaziano dalla letteratura alla tecnologia, dalla scienza alla fotografia, dalla preistoria alla contemporaneità.

Eppure Maria Popova, che lo ha inventato e ci scrive dentro, è considerata la regina della content curation e grazie al successo di Brain Pickings scrive oggi su testate come The Atlantic e Wired.

Content curator, dicevamo. La Popova scova, naviga, legge, assembla e segnala. Quello che facciamo tutti in rete, dai post ai tweet. Quello che ci mette lei è quella che chiama la “creatività combinatoria”, cioè la sua capacità di assemblare in un solo post cose anche molto diverse, ma con un filo, uno sguardo, una prospettiva particolare che le unisce. E di saperle raccontare attraverso la scelta di immagini bellissime e un linguaggio evocativo, personale e raffinato.

Oggi, attraverso la lunga intervista che le fa Mother Jones, Maria Popova’s beautiful mind, scopro che l’inglese non è affatto la sua lingua madre e che lei ha solo 27 anni. È arrivata negli Stati Uniti dalla Bulgaria per fare l’università, ma invece di prendere l’MBA, come sognavano per lei i suoi familiari, si è districata tra mille lavoretti. Ha ancora un visto e fa ancora molti lavori, anche se migliori e sicuramente più remunerati di prima.

I lavoretti, insieme alla sua curiosità (e ai primi TED Talk che seguiva religiosamente) sono stati la sua fortuna. Lavorando part-time in un’agenzia di pubblicità, cominciò a pubblicare una newsletter settimanale per i suoi colleghi: solo cinque link commentati, ma su temi che nulla avessero a che fare con la pubblicità,  perché era già convinta che la curiosità può guidare e ispirare solo se va a scovare cose inesplorate e lontane. Quella newsletter apparentemente strampalata ebbe successo e cominciò a essere girata e girata a tante altre persone.

Così tante, che Maria decise che valeva la pena dare a quei link una casa sul web e fece un corso serale per imparare a costruirsela da sola. Così è nato Brain Pickings, con il suo inconfondibile logo su fondo giallo: una testa da cui con due bastoncini cinesi si piluccano cose per nutrire i pensieri e la creatività.

Le giornate di Maria, con i loro ritmi frenetici da mattina a sera, fanno un po’ paura. Twitta ogni 15 minuti, scrive 3 post al giorno, legge da 10 a 15 libri alla settimana. Ma lei è entusiasta e così racconta l’idea della creatività combinatoria:

Anche prima di chiamarla così, ho sempre pensato che la creatività sia soprattutto la nostra capacità di prendere tutti i pezzi di cose interessanti che incontriamo e accumuliamo nel corso della vita – conoscenze, idee, ispirazioni, altri lavori e altre abilità – e ricombinarli in nuove cose. Le idee e l’innovazione nascono così.
Quando ho cominciato Brain Pickings, nell’idea di cinque diversi temi multidisciplinari in una sola email c’era già la visione di poter arricchire le persone con risorse creative, e che nel tempo tutti questi mattoncini di Lego potessero costruire nelle loro teste un enorme e incredibile castello.

L’intervista racconta tante altre cose di questa bella storia vera, che fa bene – in questi tempi interessanti e difficili – leggere e raccontare anche ad altri (chissà se Mario Calabresi la conosce…).

PS L’ultima creazione di Maria Popova è Book Pickings, lo scaffale visuale di tutti i libri recensiti. Una meraviglia.

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