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risali negli anni

25 Giugno 2011

Memorie di un nonagenario

William Zinsser l’ho incrociato innumerevoli volte negli ultimi anni. È un signore newyorkese di 91 anni, che ha passato gli ultimi 60 a scrivere articoli e libri, ma soprattutto a insegnare a scrivere a intere generazioni di giornalisti, insegnanti, educatori, editor.
Il suo On Writing Well ha venduto più di un milione di copie in trent’anni.

La sua lezione introduttiva all’anno accademico 2009-10 al corso di giornalismo della Columbia University mi entusiasmò, tanto che ci scrissi subito un post. Un signore così anziano chiamato a ispirare i giovani futuri giornalisti della scuola più prestigiosa del mondo.

On Writing Well era sul mio tavolo da mesi, nella posizione più alta dell’alta colonna dei libri da leggere. Stamattina ho deciso che il momento di cominciare era arrivato.
Le sole prime quattro pagine di introduzione di questo libro tutto testo, senza mezza figura e mezza infografica,  senza didascalie né richiami, né grassetti, mi hanno fatto capire perché continua ad affascinare anche noi che traffichiamo tutto il giorno sul web e ci riteniamo lettori impazienti e distratti. Da quelle righe tutte uguali tante immagini e suggestioni hanno cominciato ad affollare la mia mente.

Solo qualche frammento:

I computer hanno sostituito la macchina da scrivere, il tasto “cancella” il cestino della carta, e tanti altri tasti inseriscono, spostano, risistemano il testo. Ma nulla ha sostituito la persona che scrive. Lui, o lei, si confrontano sempre con lo stesso antico compito di dire qualcosa che qualcun altro sentirà il desiderio di leggere.

Siamo sommersi di testi e ognuno di noi sta oggi continuamente scrivendo a qualcun altro. Questa ondata di testi è un’ottima cosa. Ogni innovazione che riduce la paura di scrivere è la benvenuta. Ma c’è un problema: nessuno ha detto a tutti i nuovi scrittori che l’essenza dello scrivere è ri-scrivere. Scrivere velocemente non vuol dire scrivere bene.

Chi già scrive bene si gode così il dono di poter rilavorare e migliorare all’infinito il suo testo senza la schiavitù di doverlo ridigitare. Ma gli altri? Rischiano di diventare ancora più verbosi perché scrivere appare loro improvvisamente così facile e le frasi così perfette e carine sulla luminosità dello schermo.

Ci sono le tecniche, e le buone indicazioni, ma per scrivere bene ci sono anche i valori intangibili: la fiducia, la gioia, la volontà, l’onestà.

A questi ultimi Zinssner dedica l’ultima parte dell’ultima edizione del suo libro, come il frutto della saggezza dell’età.
Il nonagenario ha un bel sito che si apre con queste parole “Semplifica il linguaggio, e troverai la tua umanità”. E ha anche un blog, che aggiorna ogni settimana: Zinsser on Friday.

3 risposte a “Memorie di un nonagenario”

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