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22 Maggio 2011

La chiarezza del legislatore. Sembra facile.

Sul Sole 24 Ore di oggi il senatore del PD Luigi Zanda invoca per le leggi la nitidezza del linguaggio come un diritto del cittadini: Le leggi? Scriviamole in italiano. Occhiello: La nitidezza del linguaggio è la prima riforma, tra l'altro a costo zero.
Lo spunto è l'illeggibilità del decreto sviluppo e Zanda cita Tullio De Mauro secondo il quale "la chiarezza della lingua del legislatore è, al tempo stesso, l'indicatore e il presupposto dello sviluppo di un paese." Senza chiarezza non c'è sviluppo.
Difficile, ovviamente, non essere d'accordo. Solo che De Mauro queste cose le dice e le scrive da decenni. Se i politici, anche quelli di sinistra come Zanda, gli avessero dato ascolto, avremmo da tempo non solo testi legislativi più limpidi ma anche una scuola migliore e uffici pubblici che si fanno capire.
E poi la riforma non è a costo zero: per scrivere leggi limpide ci vogliono impegno, attenzione, tempo e formazione. Perché scrivere semplice è, appunto, terribilmente impegnativo.

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0 risposte a “La chiarezza del legislatore. Sembra facile.”

  1. io credo che ci sia anche una buona parte di malafede nello scrivere leggi in legalese criptico. quello di mantenere una casta, che usa un suo codice specifico, quello di fare leggi "interpretabili" per cui basta una virgola per cui a seconda di come interessa cambia il senso.

  2. Lo stesso linguaggio dei requisiti referendari è nebuloso, immagino "ostico" per gli anziani. Probabile retaggio dell'epoca pre-unitaria, che ritrovo fin dallo Statuto albertino. Mi chiedo se gli intellettuali (dx o sx) possono davvero far qualcosa. Grazie.

  3. Concordo.
    Malgrado le buone intenzioni della P.A. , leggi, decreti e note ministeriali continuano ad essere nebulose e a tratti contraddittorie.
    Ho avuto a che fare di recente con una circolare congiunta dell'Agenzia delle Entrate e del Ministero del Lavoro, la n.3/E del 14/02/2011, la quale pur essendo stata emanata il giorno di San Valentino dimostra ben poco amore sia per la chiarezza espositiva, sia per i poveri utenti/contribuenti che sulla base di quella disposizione hanno dovuto programmare azioni immediate.
    Nei momenti di maggior sconforto, penso che alla fine saremo noi utenti a dover spendere impegno, attenzione, tempo e formazione per cercare di adattarci al burocratese!

  4. La mancanza di chiarezza nelle leggi nasconde una mancanza di democrazia. Se leggere una legge, a partire da quelle che si vogliono abrogare con i referendum, per il cittadino è un'impresa impossibile, una giungla intricata di cavilli – ricordo il mio tentativo, abbandonato dopo una ventina di minuti, di comprendere le conseguenze della passata riforma della giustizia, anch'essa oggetto di referendum – allora non resta che affidarsi a partiti, giornalisti o chiunque altro ne parli in buona o cattiva fede. Siamo di frontea un politica esoterica che impone atti di fede?

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