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risali negli anni

30 Marzo 2011

Dove sono le ragazze?

Torno da Smau Business qui a Roma e mi accingo a ripartire.
Era veramente tanto che non andavo a un evento di quel tipo. Pensavo che gli stuoli di maschi in divisa d’ordinanza nera appartenessero a un’altra epoca. E invece no: mentre facevo la fila al desk intravedevo solo qualche sparuta femmina, quasi sempre nera anch’essa.
Eppure io in azienda ci ho lavorato. Era piena di ragazze e signore. E anche in rete ne incontro un sacco.
Dov’erano stamattina? Forse le aziende non le fanno uscire?

0 risposte a “Dove sono le ragazze?”

  1. Amo i colori, il pensiero libero e i movimenti anche.
    Un bel post che ne contiene tanti altri, grazie Luisa.
    Chissà quando si capirà che corporate non vuol dire solo corpo ma anche e soprattutto spirito;-) E quello nessun vestito nero lo tiene dentro.
    … Com'erano le facce? Tristezza e rassegnazione o anche sorrisi, energia e qualche ideale?

    ciao
    Alessia

  2. No no, le facce erano normali, allegre, di tutti i tipi 😉

    Al mio workshop c'erano persone attente, coinvolte e anche calorose.
    Ero perfettamente a mio agio e alla fine molto contenta.

    Ma la predominanza maschile era impressionante e mi ha sorpreso.
    Mi è parso di tornare indietro, allo Smau anni novanta…

    Luisa

  3. Cara Luisa,

    cambiare tutto per non cambiare nulla a quanto pare 🙁

    Lo Smau Business (allora si chiamava anche Smau Impresa) era un po' grigio, triste e in giacca e cravatta (anche per le signore più o meno).

    Allora le ingegnere (il plurale così è voluto) erano circa il 4 per cento nelle aule universitarie. E pochissime nelle imprese.

    Oggi sono l'11 o il 14% non ricordo: sempre troppo poche. E poi diminuiscono nei percorsi di carriera nelle imprese business. E più la tecnologia è di tipo business più ci sono ancora gli uomini, ingegneri ovviamente!

    E così via…

    La prossima volta vengo io con un po' di amiche…giusto per metterci un po' di colore 😉

    Baci Mariella

  4. …è la stessa domanda che mi faccio, ogni volta che leggo i nomi dei relatori di alcuni eventi dedicati allo sviluppo del web, che hanno luogo a Milano. Io non ho le referenze ma…possibile che ci siano così poche donne dalle quali io possa – volentieri!-prendere esempio? Adoro gli uomini e spesso apprezzo le loro capacità oratorie, ma vorrei adorare allo stesso modo il mio genere…;)

  5. ero anch'io allo SMAU oggi, di donne ce n'erano,
    ma come hostess…
    ed in effetti ho notato molti uomini in nero,
    e mi sono veramente chiesto: PERCHE' SONO TUTTI VESTITI UGUALI?
    specialmente chi partecipa ad un corso, workshop…,
    a cosa serve presentarsi così in tiro?
    che c'hai un appuntamento con il TOP Manager della FORD…non sò..!!

    Comunque grazie Luisa dei tanti spunti che sono riuscito a prendere in soli 20 minuti e mi sono anche divertito.
    Complimenti, ralazione molto coerente..;)
    a presto
    Giovanni

  6. Non sono mai stata alla Smau di Bologna (a quella di Padova si… ricordo di aver riso durante un rinfresco per l'essere stata l'unica donna, ma in jeans, tra uomini elegantemente vestiti), non so com'erano le cose negli anni '90, ma da laureata in ingegneria elettronica non posso pensare fossero meglio di come sono oggi! Le donne certo, ci sono, ma sono così poche che se ne possono fare i nomi e cognomi… e io vedo che persino gli amici non si fidano di vederti mettere le mani sui loro pc e accettano un aiuto solo dopo essersi fatti un preventivo da un uomo.
    le aziende si informano bene sui piani per il futuro delle ragazze e a patto che non siano particolarmente consigliate da parenti o colleghi non le inseriscono nei loro team, non le chiamano ai colloqui, perchè notoriamente destabilizzanti (e non prendiamoci in giro, una ragazza in un gruppo di 20 uomini deve fare doppia fatica per farsi rispettare e accettare… le questioni di genere esistono eccome e più passa il tempo più si sta degradando il livello delle relazioni). Quindi un uomo medio ce la può fare, una donna media non può neanche provarci.

  7. Cara Luisa,
    nenche immagini quanto ho desiderato partecipare….
    ma ovviamente la mia presenza in ufficio era indispensabile…purtroppo alcuni capi molto miopi non capiscono l'importanza della formazione e tante altre cose!
    Grazie comunque! Io ti seguo da…sempre e con il tuo blog ed il sito riesci comunque ad arricchirmi
    Raffa

  8. Io, in jeans e sneackers, mi sono sentita un'imbucata a una festa di gente bene. Gente bene, troppo bene.

    Non ho fatto tanto caso alla poca presenza di donne quanto piuttosto al nero opprimente di tutte quelle giacche e cravatte. Come se sbottonarsi un attimo denotasse mancanza di professionalità.

    Un saluto, Luisa cara.

    Valentina

  9. io ero quello con il girocollo alla Marchionne di colore arancione ANAS… non sopporto la cravatta come indumento né come "simbolo" di appartenenza ad una sorta di status di eletti… appunto come dice lei, mica uno senza cravatta diventa meno professionale…

    0disse0

  10. Cambierà mai?
    Nella mia azienda si parla di diversity da tempo, ma gli unici cambiamenti avvengono solo perchè sono imposti dall'alto ('perchè bisogna far vedere agli azionisti che noi siamo all'avanguardia').
    Con il risultato che le donne individuate per coprire le 'quote rosa' sono scelte dal management (uomini), con i criteri dei maschi, che continuano a pensare che le donne che fanno carriera lo fanno grazie a precisi 'meriti'

  11. Cara Luisa, ho assistito al tuo magnifico workshop: sei una donna estremamente congruente tra quello che esprimi con le parole ed il tuo paraverbale… complimenti sinceri:-)
    Io in effetti mi sono sentita allo smau una mosca bianca ( una delle poche donne sinceramente interessata alla fiera )I compenso c'erano tante hostess di contorno in stile motor show :-)) 

  12. Ciao Luisa,
    il tema mi è caro, da tempo e lo rilevo a praticamente tutti gli eventi in cui intervengo. Perché anche nelle occasioni in cui donne in sala ce ne sono,  quando ci si sposta sul palco – cioè tra chi interviene/presenta/parla/insegna/ecc – il rapporto è di una a sei nei casi migliori. Penso che i motivi siano tanti: da un lato riflette la situazione in tante aziende, in cui effettivamente la professionista in quanto donna è considerata meno valida, meno affidabile, meno meritevole del collega uomo. Quindi fatica il doppio ad emergere. Dall'altro è anche un nostro personale tirarci indietro, un imprinting che ci arriva da cultura ed educazione: non ti mettere troppo in mostra (per competenze e meriti professionali, s'intende. Perché per i meriti di conformazione fisica, invece, spazio ed incoraggiamenti ce ne sono), stai al "tuo posto" ed eventualmente "aiuta" da dietro le quinte.  Questa lezione l'abbiamo imparata molto bene e spesso siamo noi a non proporci abbastanza.
    Un abbraccio,
    Miriam

  13. Benvenuta nel mondo delle battaglie di gender… 😉

    È a furia di (ri)vedere situazioni come quella che descrivi, che tre anni fa mi sono arrabbiata. E da allora combatto al fronte.
    🙂
    Ciao Luisa, a presto

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