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risali negli anni

7 Gennaio 2011

Il risveglio delle metafore

As we close the books on one year and begin another… l’incipit, così semplice, del discorso di Obama del 1 gennaio 2011 (tre minuti tre, non un secondo di più) mi ha ricordato un recente post del blog CreativityWorks in difesa delle metafore semplici e quotidiane, persino un po’ consunte, come il libro che si chiude a fine anno.
A prenderle di mira è stato soprattutto George Orwell nelle sue citatissime regole di buona scrittura (Politics and the English Language, 1946):

1. non usare mai metafore, similitudini o altre figure retoriche che sei abituato a vedere sui libri
2. non usare mai una parola lunga se ce n’è una più corta
3. se puoi tagliare una parola, tagliala sempre
4. non usare mai la forma passiva quando puoi usare quella attiva
5. non usare mai una parola straniera, un termine scientifico o un’espressione gergale quando c’è un’equivalente nella lingua quotidiana
6. rompi immediatamente queste regole prima di dire qualcosa di tremendo.

La prima si riferisce appunto alle metafore e alle altre figure retoriche “visive”. Se vuoi ricorrere a una metafora, sembra dirci Orwell, che sia originale e non scontata, altrimenti tutto riesce a fare fuorché attirare l’attenzione, spiegare un concetto, evocare un’immagine.
Una regola che tutti i manuali di Plain Language e di scrittura professionale fanno propria, tanto da portarli a stilare vere e proprie liste di metafore stantìe.
Io stessa, nel mio piccolo, le censuro sul nascere.

Eppure è stata proprio l’immagine del libro nel tweet di Obama di inizio anno ad attirarmi verso il video con il discorso. Sarà stata la brevità della frase di 140 caratteri a farla risaltare?

“As we close the books on one year and begin another, I wanted to wish you a happy new year and talk about what lies ahead.”

O ha ragione il blogger di CreativityWorks quando afferma che molte metafore non sono morte ma solo dormienti e basta il contesto giusto a risvegliarle?
Credo che “giusto” significhi soprattutto “senza esagerare”, né con le immagini consunte né con quelle originali e inedite.
Se sono troppe, le prime annoiano, le seconde mettono a dura prova il povero lettore che dopo un po’ rinuncia all’interpretazione.
I bravissimi speech writer di Obama lo sanno.

0 risposte a “Il risveglio delle metafore”

  1. Anche per la scrittura vale il principio di non sprecare … dell'ecologicamente corretto ….. consumare carta inutilmente anzi danneggiando il lettore che fatica a capire  tra tante parole ……di scarso significato …
    grazie per la tua disponibilità ….

  2. Spero di non essere pedante, ma nella metafora di Obama "book" non è da intendersi come un libro generico ma come libro contabile. L'espressione "close the books" in senso economico significa "chiudere i conti" e in senso metaforico anche "concludere/mettere fine a qualcosa".

     

    Anna

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