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risali negli anni

2 Gennaio 2011

Un nome tira l’altro

Se come me siete appassionati di naming, cioè della disciplina per trovare il nome giusto ad aziende e prodotti, vi consiglio il blog di Lexicon, l’azienda che ha battezzato il panno Swiffer, il Febreze, il PowerBook, il Blackberry, il Pentium e tanti altri prodotti che usiamo tutti i giorni.
Aperto solo a ottobre, non contiene tantissimi post, ma tutti di alta qualità.

Ci sono arrivata attraverso l’articolo di dicembre della rubrica che Dan e Chip Heath, autori di Made to Stick, tengono su Fast Company. Titolo: How to pick the perfect brand name.

I due Heath descrivono il processo creativo di Lexicon per individuare nomi di successo.
Nessun brainstorming di tutti intorno a un tavolo a contemplare il prodotto e a buttare giù più nomi possibili. Al contrario, l’amministratore delegato David Placek ama far lavorare piccoli gruppi su temi e angolazioni diverse che riguardano il prodotto. I gruppi non comunicano e non si influenzano tra loro, ma percorrono strade diverse. Alcuni non sanno nemmeno di che prodotto si tratta, lavorano solo su un tema.

È quanto è successo anche con il Blackberry. L’obiettivo era trovare un nome che facesse dimenticare le connotazioni negative del prodotto: l’essere disturbati di continuo, la vibrazione, lo stress. Placek chiese a uno dei gruppi di lavorare sugli antidoti: gioia, relax, rallentamento dei ritmi.
La lista di cose piacevoli era infinita: fare un picnic, andare in bicicletta, fare un bagno con sali profumati, bere un martini, cucinare, raccogliere… fragole.

Fragola piacque, ma uno dei linguisti di Lexicon fece notare che la prima sillaba di strawberry è troppo lunga e richiamava parole di indugio e lentezza.
Ci fece una riga sopra e sotto scrisse blackberry. “Ehi! – fece subito qualcun altro – i tasti non sembrano i semi delle more?”
E Blackberry fu.

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0 risposte a “Un nome tira l’altro”

  1. Quando si tratta di trovare un nuovo nome, personalmente mi aiutano molto le mappe mentali. Le trovo un ottimo modo per aprire la mente. Poi c'è l'amico di sempre: l'insostituibile vocabolario. Quello di carta, impregnata di tempo e sudore, però.

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