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risali negli anni

20 Novembre 2010

Leggo e mi porto a casa

Se nell’ultima settimana non ho postato, non è solo per il gran lavoro e per essere stata spesso blindata in aula, ma anche perché grandi stimoli non ne ho avuti.
Ho tanti libri interessanti a mo’ di torre sulla mia scrivania e, quanto alle navigazioni, solo ieri sera sono riuscita a spulciare il mio Google Reader.

Tra le cose rimaste dal repulisti c’era il libro interattivo realizzato dallo staff di Google Chrome 20 Things I Learned about Browsers & the Web. Lo hanno già segnalato in tanti, per cui non pensavo di farlo anch’io. Me lo ero riservato per una sfogliata sorseggiando il caffè, una specie di diversivo dopo una mattina passata a preparare una presentazione su un argomento complicato di comunicazione al pubblico.

Quindi tutto mi aspettavo fuorché un capolavoro di scrittura divulgativa, che si riallacciava perfettamente a quanto avevo fatto nelle ore precedenti.

Dopo aver girato la copertina e ammirato le bellissime illustrazioni di Christoph Nieman, sono state le parole a conquistarmi.

Il libro è denso di soluzioni testuali per spiegare a tutti in maniera semplice, immediata e piacevole concetti difficili. Da analizzare, studiare e fare proprie riga per riga.
Prima di tutto, decine di esempi di quel magico meccanismo che è partire da qualcosa che già conosciamo nella nostra quotidianità per portarci verso quello che ancora non conosciamo.
Ecco solo alcuni esempi, che mi sono divertita a tradurre:

TCP/IP somiglia molto alla comunicazione umana: quando parliamo con un’altra persona, le regole della grammatica strutturano quello che diciamo e ci permettono di capirci l’uno con l’altro e scambiarci idee. Nello stesso modo, TCP/IP fornisce le regole di comunicazione che permettono ad apparecchiature interconesse di capirsi l’un l’altra e di scambiarsi continuamente informazioni.
Queste apparecchiature interconnesse sono man mano cresciute: da una stanza a molte stanze, e poi a molti edifici, a molte città e poi ancora a molti paesi. Così è nata internet.
(notate il parallelismo delle frasi e le sapienti e consapevoli ripetizioni, fino al crescendo e alla breve frase finale)

Infatti, probabilmente ci sono tante pagine web quanti neuroni nel nostro cervello, e stelle nella Via Lattea!
(due esempi, uno dentro di noi e uno lontanissimo da noi)

Sicurezza e privacy sono due cose molto simili, ma non identiche.
Pensa alla sicurezza e alla privacy di casa tua: serrature e allarmi ci proteggono dai ladri, ma le tende e le persiane proteggono la nostra vita privata dai passanti o dai dirimpettai.
Nello stesso modo, la sicurezza del browser ci protegge da malware, phishing e altre insidie, mentre le funzioni di privacy ci aiutano a tenere riservata la nostra navigazione.
(i due termini sono annunciati, paragonati a qualcos’altro che ci è molto familiare e su questa base infine spiegati)

Diamo da vicino un’occhiata  alla privacy. Ecco un’analogia: mettiamo che tu sia uno sfegatato di jogging, che corre un bel po’ di chilometri al giorno. Se corri munito di un GPS, puoi tenere traccia di tutti i tuoi itinerari, e avere una specie di diario di corsa sul GPS: dove corri, quanto a lungo, a che velocità media, quante calorie bruci.
Quando navighi sul web, crei sul computer un diario simile, dove immagazzini tutti i dati della tua navigazione: siti visitati, cooky inviati al tuo browser, file scaricati. Se hai chiesto al browser di ricordare password o altri dati inseriti in una form, sul diario ci sono anche questi.
(lente sulla privacy ora, e con quanti particolari!)

Quando vai a prendere i soldi al bancomat, di sicuro prima ti guardi dietro le spalle per essere certo che nessuno stia lì a sbirciare per rubarti il PIN (o i soldi). Naturalmente fai anche attenzione a che lo sportello appartenga a una banca e si trovi in un luogo sicuro.
Quando navighi sul web ed esegui transazioni online, due rischi da non perdere mai di vista sono il malware e il phishing, cioè attacchi da parte di individui o organizzazioni che sperano di rubarti informazioni personali per introdursi nel tuo computer.
Nel mondo fisico, puoi vedere le persone con cui scambi informazioni. Gli parli direttamente o le incontri in un luogo sicuro come una filiale bancaria. Così ti fai un’idea della loro affidabilità prima di dargli fiducia.
Online può essere molto difficile capire chi c’è dietro un sito. Gli indizi visivi sui quali siamo soliti basarci possono essere contraffatti. Per esempio, una pagina web visualizzata sul telefonino potrebbe copiare il logo, le icone e il design del sito della tua banca, proprio come se qualcuno avesse messo in piedi solo la facciata di un negozio che conosci.
(due luoghi a confronto: sembra di vederli)

La maggior parte di noi non ha chiaro che impatti può avere sulla nostra vita e sicurezza online un browser vecchio e non aggiornato. Eppure, nessuno di noi guiderebbe per anni una macchina vecchia, con le gomme consumate e cattivi freni. Correre gli stessi rischi quando navighiamo sul web è una pessima idea.
(cosa ci allerta di più di un pericolo incombente?)


Non paghi delle loro stringenti similitudini, gli autori usano spesso la frase “ciò significa” e la parola “cioè”, cosa che amo molto fare anch’io e che spesso mi fa sentire un po’ maestrina. Invece funziona benissimo, soprattutto quando si scrive per il grande pubblico. Chi non sa capisce, chi già sa capisce meglio.

E ancora. Se dovete annunciare un nome difficile, un’espressione o una sigla misteriosa, meglio tranquillizzare prima:

Un Uniform Resource Locator — quello che tutti conosciamo come URL — suona come una cosa complicata. Ma niente paura: è semplicemente l’indirizzo web da digitare nella barra di navigazione del browser per raggiungere una pagina o un’applicazione.
(faccio un po’ la stessa cosa quando in un’aula mi accingo a spiegare il concetto della “piramide rovesciata”)

Ancora, l’uso (parsimonioso) delle domande, a partire dalla copertina, dove sul segnalibro spiccano le principali domande cui il libro darà risposta:

Cos’è un cookie?
Come mi tutelo mentre navigo?
E soprattutto: cosa succede se un camion passa sul mio portatile?
Per tutto quello che avresti voluto sapere sul web ma non hai mai osato chiedere, vai avanti a leggere.
(il segreto è scompaginare l’ordine e lo stile: due domande serie e una strampalata)

Ognuno dei venti capitoli ha un titolo breve e informativo e un sottotitolo scherzoso o misterioso.
Il bello è la coerenza al rigidissimo modello, che somiglia a quello di un romanzo di fine settecento:

 

Cos’è internet?
ovvero, “Io dico Tomato e tu dici TCP/IP”

Web Apps
ovvero, “Vita, Libertà e la ricerca dell’Appiness”

Browser cookies
ovvero, grazie per i ricordi

Plug-in
ovvero, pepperoni per la tua pizza

Scrivere l’indirizzo web per stare tranquilli
ovvero, “il mio nome è URL”

Infine, magistrali i raccordi tra un capitolo e l’altro. Il segnalibro stuzzica la curiosità, l’introduzione annuncia i contenuti del libro, puntualmente ripresi uno dopo l’altro, fino alle ultime due pagine, con i tre finali takeaway, parola che non riesco mai a tradurre, ma che mi piace tantissimo, perché indica quello che dopo la lettura ci portiamo a casa, cioè con noi, da tenere, pensarci su e riusare al momento giusto.

Ah, che testi migliori leggeremmo se l’autore pensasse prima ai takeaway ideali per i suoi lettori!
Io intanto ne porto a casa tantissimi, e solo per questo valeva la pena di scrivere questo lungo post.

0 risposte a “Leggo e mi porto a casa”

  1. ho appena scaricato il libro, oltre ad essere molto bello è anche chiarissimo. grazie per questo prezioso suggerimento
    roberta

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