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risali negli anni

21 ottobre 2010

Generazioni

Tony Wagner dirige il Change Leadership Group all’università di Harvard, che si occupa soprattutto di innovazione del sistema scolastico. Qualche giorno fa ho letto  in rete di un suo intervento alla Feast che si è tenuta il 15 ottobre a New York, una vera e propria festa dedicata alla creatività e all’innovazione.

Da lì, sono arrivata a un suo video, che mi ha attirata soprattutto per il suo titolo Sette abilità indispensabili agli studenti del 21° secolo. Eccole:

1.   Pensiero critico e problem solving

2.   Collaborazione e leadership

3.   Flessibilità e adattabilità

4.   Iniziativa e capacità imprenditoriale

5.   Efficace comunicazione scritta e orale

6.   Capacità di accedere e analizzare le informazioni

7.   Curiosità e fantasia

Come vedete, la capacità di esprimersi con le parole – a voce o per iscritto – è tra gli indispensabili.
Consiglio comunque a studenti e insegnanti di godersi l’intero intervento di Wagner (dura una mezzoretta). E lo consiglio anche ai comunicatori e a chi parla spesso in pubblico, perché è una lezione efficacissima: c’è solo lui, niente slide 😉

Tenevo l’appunto con le 7 abilità per un post, ma era come se mi mancasse qualcosa. Ieri ho trovato il qualcosa in un libro di oltre 400 pagine, con il quale ho appassionatamente trascorso il pomeriggio.

Un libro quasi di memorie, un po’ all’antica, anche per l’agio, il ritmo lento e lo spazio che si prende per raccontare le sue storie in un mondo in cui il senso sembra stare tutto nella velocità e nella superficie. Ne Gli anni ruggenti della pubblicità. I grandi creativi raccontano, Silvio Saffirio ha raccolto undici interviste ad altrettanti protagonisti del periodo d’oro della pubblicità in Italia, dagli anni sessanta alla fine degli ottanta. Grandi copywriter e art director.

Io l’ho preso soprattutto per dare sfondo e autori a pubblicità che hanno scandito la mia infanzia e adolescenza e un po’ più in là, ma poi sono stata catturata dalle persone e dalle loro storie, anche private. Verso i tre quarti del libro ho cominciato a rendermi conto che quei nove signori e due signore incarnavano proprio quelle qualità che il professor Wagner predica come indispensabili per i ragazzi di oggi.

Quasi tutti provengono da famiglie modeste, dove in casa c’erano pochi libri e sono arrivati alla pubblicità per puro caso, senza sapere bene cosa fosse, spinti dalla curiosità e dalla capacità di immaginare un futuro per sé e per gli altri.
Una vera e propria scuola – di grafica – l’ha fatta uno solo. Per gli altri c’è stata solo la pratica in agenzia, cominciando da una piccola newsletter, la cura della corrispondenza, magari da una piccola scrivania di fronte ai bagni.

Prima si sono adattati al lavoro che gli si offriva, poi a clienti e manager difficili. Quando si stufavano, intravedevano una stasi professionale o una migliore occasione, o litigavano con il capo, se ne andavano da un’altra parte, spesso a fondare un’agenzia tutta loro. Dove ritessevano rapporti, collaborazioni, solidarietà professionali.

La efficace comunicazione scritta, be’, va da sé, ma tantissimi sono gli esempi della capacità oratoria e persuasiva dei nostri nei confronti dei capi e dei clienti.
Quanto alla capacità di accedere e analizzare le informazioni, le loro passioni sono sconfinate, dal fumetto all’arte, dal cinema alla letteratura giapponese, dal cibo al volo.
Ti chiedi come facessero a coltivarle, se non fosse per quella miccia fatta di curiosità e fantasia capace di accendere, scaldare e alimentare di continuo il loro lavoro creativo.
Ah, i loro nomi: Anna Scotti, Marco Mignani, Emanuele Pirella, Pasquale Barbella, Fritz Tschirren, Milka Pogliani, Maurizio D’Adda, Giampietro Vigorelli, Franco Moretti, Mauro Mortaroli e Pietro Gagliardi.

0 risposte a “Generazioni”

  1. Ho da poco finito l'università e trovo che le sette caratteristiche elencate nel post siano davvero molto utili. Mi rendo conto che non ce le ho avute tutte sin da subito, anche se adesso che sono fuori sto recuperando. Paradossalmente sono più curiosa e fantasiosa adesso che mentre studiavo… forse c'entra che ero sempre sui libri di economia? 

  2. Bellissimo, se non fosse per la mia attuale situazione economica lo comprerei subito….

    eh quelle sette qualita' pero' prescindono dal fatto che chi le possiede sia una persona consapevole di se.

    altrimenti ciccia.

    e mi pare che la consapevolezza di se sia una qualita' ben scarsamente coltivata nei giovani come negli adulti.

  3. Mi correggo, o meglio, faccio una precisazione: la pubblicità dei Jeans Jesus raffigurata nella copertina del libro fu effettivamente affidata nel 1973 alla coppia Emanuele Pirella e Oliviero Toscani.

    Toscani nasce come fotografo (e, dal mio punto di vista, ci resta anche oggi): nel caso della campagna del 1973 aveva curato gli aspetti fotografici.

    Nel tempo, poi, ho sentito spesso Toscani citare la campagna semplicemente autoattribuendosela. Come fece per esempio nel 2008, quando la citò nella triste campagna di lancio del nuovo formato de L'Unità:

    http://giovannacosenza.wordpress.com/2008/11/04/lunita-vista-da-dietro/

    Di qui lo scivolamento del mio commento iniziale: pensavo a un errore dell'editore del libro. Ora ho controllato e ho meglio chiarito le cose  anche per me stessa. 🙂

  4. Peccato anche che l'immagine di copertina brilli per volgarità e uso "leggermente" scorretto della figura (si fa per dire, s'intende!) femminile…

    Ci sdegniamo e ci rammarichiamo su documentari quali "Il corpo delle donne" e non vogliamo dire che immagini e campagne come quella in questione – negli anni ruggenti della pubblicità – hanno fatto la loro parte nella decostruzione della dignità femminile?

    Mi spiace molto che questo aspetto della questione pubblicitaria sia stato del tutto sorvolato in questa sede, di solito attenta agli aspetti di "senso" e non solo di "forma" delle cose.

    Marina G.

  5. Paola,

    grazie della segnalazione dell'intervista, che mi appresto a leggere, e anche per avermi fatto conoscere il tuo blog 😉

    Marina G.

    capisco il tuo punto di vista, ma quell'annuncio appartiene a un'altra epoca e ormai fa parte della storia della pubblicità, che ci piaccia o no. Ti assicuro che il libro è davvero bello e interessante… cosa avrei dovuto fare? non parlarne perché la copertina può urtare e magari ce n'erano di migliori? oppure aggiungere un post scriptum per dire "bello, ma"?
    Suvvìa, contestualizziamo e godiamoci le cose positive!

    Luisa

  6. Gentile Signora Carrada, a parte la volgarità, è la grossolanità … dei criteri pubblicitari adottati  per l''immagine scelta per la copertina.  Perchè se è vero che Toscani è il fotografo, è inossidabile chela progettazione non può che essere by Pirella & Goetsche.
    Va detto che Pirella (& Goetsche) erano capaci di maggiori finezze e perchè no? humour, pur non divagando sempre centrando i santi decaloghi dei guru di Madison Avenue creatori in pratica dell''Advertising-Marketing, binomio che non si può scindere. 
    Toscani non è un pubblicitario. Checchè lo si celebri come tale. Sta alla Pubblicità come Cattelan alle arti figurative. Bolle speculative. Ma mentre a Wall Street  le bolle e le trasgressività prima o poi deflagrano con le conseguenze che tutti ben sappiamo, in un mercato dove la materia prima è il fumo colorato, è facile spacciare… fumo (Fumo, sic, alla lettera.)
    A meno di arrivare a mettere un Ogilvy e un Toscani sullo stesso piano.
    O un Michelngelo e un Cattelan. Dove peraltro penso sia bene precisare che lo stesso Ogilvy a sua volta non inventava niente, innestandosi su precedenti di esperienze assodate e di veri e autentici talenti del ramo. (La prova in assoluto per un copy? La vendita per corrispondenza o tramite annunci col tagliando: lì, il tagliando, è giudice inoppugnabile. E  negli USA, fin dall'Ottocento, sono esistiti degli autentici maestri, il più delle volte anonimi e i cui nomi nessuno mai conoscerà. Alla faccia dei Sèguelas e degli dei di casa nostra e se vogliamo, anche dei libri che li celebrano)
    Ho conosciuto Pirella, arrivò in CPV, Piazza degli Affari, Milano, un paio d'anni dopo. Ho conosciuto anche Sanna, era con me in Lintas. Ho conosciuto Mignani, anni dopo, perchè più giovane. E avrei molte cose da dire sulla Pubblicità, in generale e nostra, qui, in Italia ed Europea (Gran Bretagna a parte – ha una sua storia abbastanza parallela con gli USA). Ho fatto il copy, per quarant'anni, tutti e sempre in trincea col foglio bianco davanti da riempire, ma non di chiacchiere e accademie sulla Pubblicità, ma di parole che dovevano produrre. L'esperienza che ne ho tratto – dal punto di vista mestiere e in considerazione degli aspetti sopratutto più lati, in realtà i più importanti, tra l'altro anche  socialmente…  Beh, oggi come oggi, non la considero un'esperienza esaltante. A maggior ragione, rispetto al trionfalismo e ai miti nostrani imperanti e dilaganti acriticamente e superficialmente nel settore.
    Con questo, nonostante tutte le mie riserve, che qui solo accenno data la sede non certo più opportuna – mi consenta, gentile signora Carrada, di esprimerle  la mia stima per il suo blog e la dedizione.
    Fermo quanto disse Raymond Chandler a proposito del gioco degli scacchi, come spreco di intelligenza, e a cui la Pubblicità, sempre secondo Raymond Chandler, non era seconda.
    Sempre che lei me lo consenta, ovvio – sarò lieto dell'opportunità di tornare nel suo blog (riprova del mio apprezzamento per la sua  professionalità), spunti e argomenti non mancandomi.  
    Anzi, affollandosi come le ben note ciliege. (Che una tira l'altra)
    Vive cordialità.

    Guido Sperandio

     
     

  7. il claim dei jesus jeans era chiaramente provocatorio…lapalissiano constatarlo ma mi stupisce come nel 2010 ci sia ancora gente che si scandalizza. come se certe frasi e certe parole siano ancora tabu'…

    anche i nazisti usarono "il lavoro rende liberi" con chiari scopi sarcastici…circa cio' che realmente avveniva nei campi di concentramento. eppure ancora adesso se osi solo dire che il lavoro rende liberi tac, quasi sicuramente vieni guardato storto. manco fossi un simpatizzante nazista, eppure furono i nazisti ad appropriarsi di un proverbio…per scopi non propriamente umanitari…anzi, la piu' grande tragedia del 900 direi…
    Pero' anche la chiesa e' responsabile di genocidi (vogliamo parlare dei catari?) tuttavia…guai in questo paese ad usare le parole di gesu'.
    Guai a parlarne mentre i nostri politici ne fanno di cotte e di crude dietro parole di difesa del matrimonio della famiglia a sostegno di una chiesa che equipara gli omosessuali ai pedofili…pedofili che la chiesa ha il suo interno e che ha coperto per anni.

    Mi fa schifo tutta questa ipocrisia.

    A parte questo, per rispondere a G.Sperandio, io non sono copy ma sono del "mestiere" e ammetto di essere ignorante…ed avere ancora molto da imparare. Come lei pero' gentilissimo Sperandio, mi sono ben guardata da mischiarmi a certe lobbies di "chiacchiere e accademie sulla Pubblicità" quelle del "trionfalismo e ai miti nostrani imperanti e dilaganti acriticamente e superficialmente nel settore" che hanno appunto reso il nostro settore quello che e'…ho aperto la mia piccola impresa individuale che ha l'ambizione di essere una mini agenzia pubblicitaria.
    Piuttosto ho fatto la ponyexpress, l'aiuto cuoco, la cameriera, la commessa, la pizzaiola.Ma non ho mai svenduto la mia passione….il mio lavoro….

    Anche io come lei sono affascinata dagli albori della pubblicita' propriamente detta. quella dei tagliandi…quella delle "inserzioni"…quella degli avvisi di cio' che offrivano le imprese…( da cui advertising) sui primi giornali a rotativa…

    di quella cartellonistica di Mucha delle cartine JOB….di inizio secolo… che ora fa molto radical-chic collezionare…

    mentre le grandi agenzie dimenticano il cliente per campagne fake ad uso e consumo dei premi internazionali dai quali manchiamo da una decina di anni, anche come "nominescion"…..

    forse per rendere di nuovo esaltante questo mestiere bisognerebbe semplicemente riappropriarsi degli obiettivi propri di questo mestiere…ovvero come Lei giustamente dice: produrre e vendere…
    attenzione agli obiettivi del cliente…

    pero' e' sempre interessante studiare e imparare no? con un occhio critico…;)

  8. Gentile Signora,

    non sono affascinato dalla Pubblicità dei lontani tempi (spesso era un qualsiasi ignoto agente immobiliare, e siamo negli USA!!!, e non un copy di mestiere… agente che scriveva lui stesso i suoi annunci.). Semplicemente dico che era gente pragmatica, al sodo. Lì, negli USA!!!
    Non c'entrano i giornali a rotativa, roba molto più recente di questo dopoguerra e tantomeno le cartine e la cartellonistica… che appartengono più al folklore europeo dei Tolouse Lautrec fino ai nostri Boccasile, Dudovich, ecc., artisti veramente in realtà, ma astralmente in orbita.   

    Capisco perfettamente anche al di là delle sue parole la sua posizione nei confronti della grandi agenzie. Specialmente a partire da un certo momento, come free-lance, ne ho praticate decine e decine, da non starmi nemmeno più nella memoria, e ne ho un ricordo valoroso, di abnegazione e sangue per il cliente.
    E ricordo perfettamente la diatriba nei confronti delle Ammiraglie, effettivamente giustificata, a meno che a un'Ammiraglia-Agenzia non corrisponda un'altrettanto Galeone-cliente, generalmente multinazionale. Per la necessità di due adeguate dimensioni. (Anche qui ci sono comunque eccezioni per certi rami promozionali, ecc. ecc.)

    Resta che qui combaciano i discorsi, i miei e i suoi, strano ma vero: perchè inutile parlare del fuoco se il fuoco non lo si ha provato, ma veramente e non occasionalmente.  E chi lo fa indenne dall'esperienza è, suo malgrado, un millantatore. Come sta avvenendo con tutti questi scrittori… di Pubblicità, creatività e bla-bla-bla. Da cui non solo non c'è niente da imparare, ma anzi deviano e creano 'superstizioni', miti, false realtà. 

    Concludo, perchè daccapo il discorso diventerebbe troppo lungo: il talento o lo hai o no. OK, studiare e imparare, che anzi sono necessari e sempre, ma a corredo.  E sopratutto se il creativo non lo fai, e tutti i giorni, non occasionalmente, potrai essere un buon giudice, ma non saprai mai cosa si annida nel cuore del mestiere. È la differenza tra chi scrive di omicidi e il killer di mestiere. Tra chi usa la sciabola e ha effettivamente ucciso perchè si è trovato davanti alla morte e chi la impara fingendo improbabili avversari. 

    Ergo, troppa teoria. 

    Conclusione delle conclusioni, ripeto quanto le scrissi nel primo commento: «Fermo quanto disse Raymond Chandler a proposito del gioco degli scacchi, come spreco di intelligenza, e a cui la Pubblicità, sempre secondo Raymond Chandler, non era seconda.»

    Perchè resta il fatto di fondo: Pubblicità, Marketing et similia quanti soldi ed energie costano che potrebbero essere meglio impiegate?

    Da tempo mi viene da pensare che stiano giovando al progresso umano quanto il petrolio.  

     

     

     

  9. ehehehe
    ci tengo a sottolineare che sono, per mia fortuna, ancora una graziosa "Signorina"…
    io piu' che talento…parlerei di inclinazioni naturali e passione e curiosita' per la comunicazione che deve produrre…e non la sequela di blablabla perfettamente inutili.

    Io sono affascinata dalla pubblicita' semplice di un tempo, dove il testo era tutto…proprio perche' sono pubblicita' davvero pensate per produrre…

    Magari complessivamente presentavano una certa ingenuita' ma questa ben si sposava con il messaggio… era qualcosa di umano  in cui il consumatore comunque si identificava…erano messaggi che avevano un efficacia nel presente. nello status quo del consumatore…

    ad ogni modo le teorie di marketing poi devono essere testate ed applicate alla realta'. Ho in casa il Kotler…così come il manuale completo (1700 pagine) di PHP… tuttavia mi servono da consultazione…
    Cioe' li guardo solo quando servono ma e' poi nell'hic et nunc che io "adatto" certe teorie al presente…e al problema…

    sono altri i saggi che io leggo con passione crescente…;) come il trattato di fisica generale e sperimentale del Perucca…ecco quello me lo leggo di gusto per mio conto…e per mio interesse…

    Questo per darle ragione circa il concetto di aver toccato con mano una certa realta' prima di parlare…;) poi pero' io sono una che a pelle mi fido del mio istinto…;) quindi se un certo ambiente non mi pare che me la racconti "giusta"  ed ho l'impressione di perdere tempo… semplicemente evito di perdere tempo. Raramente mi sono sbagliata in questo….

    Per me comunque lo spreco di intelligenza e' quando essa e' male indirizzata…ovvero non e' funzionale all'obiettivo.
    Nel caso degli scacchi…puo' essere un buon modo di esercitare il pensiero…così come nella strategia teorica di marketing… come dicevo poc'anzi poi bisogna andare a verificare la cosa nella realta', sporcarsi le mani con la realta'…

    Il mio mestiere l'ho imparato lavorando.

  10. Sedotto dal graziosa "signorina" . Prendo senz'altro atto. E mi inchino.
    ——————————————————————————————-

    Gentile Luisa,
    mi prendo la libertà, tutta soggettiva e quindi discutibile, di selezionare il passo del suo commento-a-mio-commento che ha riscosso tutto il mio entusiasmo e solidarietà nei suoi confronti:
    Sono altri i saggi che io leggo con passione crescente…;) come il trattato di fisica generale e sperimentale del Perucca…ecco quello me lo leggo di gusto per mio conto…e per mio interesse… di cui  rilevo quel con passione crescente.

    Apprezzabile quel crescente, data la scarsa opinione di cui ritengo siano degni pubblicità & marketing, coerentemente con quanto le scrissi in chiusura del mio ultimo commento: Perchè resta il fatto di fondo: Pubblicità, Marketing et similia quanti soldi ed energie costano che potrebbero essere meglio impiegate? Da tempo mi viene da pensare che stiano giovando al progresso umano quanto il petrolio.

    L'altro punto: Io il mestiere l'ho imparato lavorando, mi aiuta forse a meglio esprimere quello che fin dall'inizio di questo scambio volevo significare e che sono conscio di avere male espresso:

    1) pubblicità, marketing ecc. lo sono un mestiere? nonostante i libri e le teorie e quintali di parole li trattino da farli apparire tali? Per non parlare di tutta una facoltà pomposamente chiamata Scienze della Comunicazione, con la parola Scienza… Pensa un po'. Non è come pretendere di dare consistenza a un fantasma?

    2) ammesso ma non concesso che un mestiere lo siano, torno al nocciolo-tormentone:  quanti soldi ed energie costano che potrebbero essere meglio impiegati? Da tempo mi viene da pensare che stiano giovando al progresso umano quanto il petrolio.

    Indubbiamente è una materia che può appassionare, figurarsi che no, io per primo ci ho speso tutta una vita, dentro fino al collo, e altrettanto è accaduto con tutti coloro e, non sono pochi, con i quali ho lavorato fianco a fianco.
    Questo non toglie che anche le corse dei cavalli lo siano appassionanti, per tutti, fantini e anche per chi li va a vedere e ci scommette. Resta da vedere fino a che punto siano utili in assoluto e se altrettanto appassionanti lo siano anche per i poveri cavalli. (Drogati o finiti con un colpo di pistola.)

    Niente di personale, è evidente, gentile Luisa.
    Anzi, voglio esprimerle la mia gratitudine per l'attenzione da lei riposta, solo che è di pane e acqua e aria pulita che si vive mentre noi ci dilettiamo tra consumer benefit e reason why, complici di un beato nulla.

    UN cordiale, sincero augurio, e in ogni caso complimenti e non mi consideri la zanzara che… solo quella ci mancava.

    Guido Sperandio

    PS: Forse non siamo noi a essere sbagliati, è l'epoca così e ubi major…

  11. Chiedo scusa, pure io, alla gentile Luisa, se rispondo al gentilissimo Sperandio…(considerando che sono atea hihihihi)

    Dunque:

    Scienze della comunicazione…mha…come dire dare aria alla bocca? io ho frequentato 2 anni di scienze dell'architettura (con l'obiettivo di studiare come applicare i principi propri di un impresa anche al proprio lato "architettonico" nei termini di architettura degli interni).

    Ho quasi l'impressione che si voglia dare questi nomi pomposi come dire: molto fumo e niente arrosto…corsi dispersivi in cui quello che fanno e' tutto meno quello di darti delle basi concrete ed oggettive da spendere nel mondo del lavoro….insomma me ne sono andata con le aspettative totalmente frustrate…c'e' che odio sprecare tempo e perdermi in oziose dissertazioni su Le Corbusier…oppure vedersi imposto di non usare uno stile perche' secondo il prof…assomiglia ad un architetto che lui disprezza…mha…di fatto rispetto alle scuole continuo a pensare che la cosa migliore sia imparare sul campo. Ho imparato a tenere in mano un pennello e dare luce ad un idea nello studio di Franco Testa…(Calendari erbolario…) non certo all'artistico. Ho imparato a costruire e progettare, costruendo e progettando la mia casa, in relazione ai miei bisogni, non certo nei laboratori di progettazione.

    Tuttavia…ovviamente ora il mondo della pubblicita'  porta un indotto non indifferente nelle tasche di molti. Meritevoli o meno.

    il punto e' che la pubblicita' come sappiamo ha un solo scopo: avvisare il possibile interessato che sul mercato ci sono determinati servizi che potrebbero interessargli, perche' utili o meno comunque, migliorerebbero la sua vita.

    Come questa possa diventare scienza non lo so. quello che so e' che io sono specializzata in questo tipo di comunicazione e posso aiutare l'imprenditore a indirizzare meglio i suoi sforzi per comunicare meglio con il possibile suo interlocutore allo scopo di raggiungere meglio i suoi obiettivi di vendita…..ma mi pongo come una consulente…non certo come una "pubblicitaria" scienziata della comunicazione…una consulente che fa spesso l'avvocato del diavolo…(sono una rompic….) su come meglio indirizzare questo suo avviso ai potenziali clienti, spendendo il meno possibile quindi ottimizzando le sue risorse. Cercando quindi soluzioni ottimali…sia dal punto di vista dei metodi che i risultati.

    Punto.
    la cosa finisce qui, per me, e non per banalizzare la cosa ma per dargli la giusta collocazione realistica, oltre la quale secondo me sono tutte vaccate costruite ad arte per sedurre…insomma la pubblicita' che usa se stessa per sedurre i propri stessi operatori…
    che circolo vizioso – o virtuoso a seconda dei punti di vista –  eh?

    Penso che il problema che lei indica, gentilissimo, ed e' quello che le da quella sensazione di "inutilita'" (mi scuso se uso tutti apostrofi per gli accenti ma ho la tastiera del portatile in panne) del "mestiere" di pubblicitario, e' appunto la mistificazione del voler assurgere a "mestiere" una professionalita' che e', come ben sa, fatta di tante professionalita' di base..che lavorano in sinergia per un unico obiettivo.

    Io mi occupo dell'aspetto formale… della comunicazione e per quanto riguarda la mia seconda professione (questa si che e' una professione) della parte visiva…perche' sono illustratrice, voi che scrivete della parte, per certi versi, contenutistica…

    Che poi il tutto e' puramente formale…perche' poi vi e' il prodotto o il servizio di cui si vuole dare avviso che e' la reale parte contenutistica.

    Se sento al mercato un commerciante che mi dice che le sue fragole costano meno e poi scopro che sotto il primo strato "bello" del cestino le altre sono tutte marce…bhe possono anche costare poco (a meno che il costo non corrisponda, rispetto alla concorrenza a quello effettivo delle fragole buone ma non e' mai così 😉 ) ma ovviamente andro' da un altro.

    Sono d'accordo con Lei. si spendono troppe risorse energetiche ed economiche secondo me a voler dare un aspetto "dignitoso" a quello che, senza arte ne parte…fanno i commercianti al mercato. 😉

    pero' e' affascinante….una sorta di sfida. forse e' quello che ancora ci appassiona.

    P.s. senza dimenticare l'aspetto etico ovviamente, io di mio non lavoro per ordini religiosi e per partiti politici, così come non lavoro per imprese che so truffaldine…

  12. Condivido lo spirito della sua ultima risposta.

    Unica precisazione che mi preme fare riguarda il capoverso: il punto e' che la pubblicita' come sappiamo ha un solo scopo: avvisare il possibile interessato che sul mercato ci sono determinati servizi che potrebbero interessargli, perche' utili o meno comunque, migliorerebbero la sua vita.

    Infatti così dovrebbe  essere. Mentre invece – come sappiamo o dovremmo sapere – non sempre questo accade.  Non fosse così, giusto per fare un esempio, non si sarebbe dovuti arrivare a proibire con la forza della legge, la pubblicità alle sigarette. O sempre per fare un altro esempio, la Coca Cola, nonostante il suo gusto estraneo a qualsiasi nostra tradizione, non si sarebbe imposta a soppiantare e a danno delle nostre ottime arance di Sicilia che non da oggi, ma da decenni finiscono a tonnellate al macero, benchè e senz'altro più giovevoli alla salute del truguglio americano.   Fino ad arrivare, vedi caso, proprio a quel «Chi mi ama mi segua». A meno di non dimostrare che circolare con le chiappe lustre e tirate al sole, sia un servizio sociale utile agli occhi e quindi ai sensi. (Passando dalle suore libidinose del pubblicitario guru Toscani).

    Certo, di contrappunto, c'è la sua (di lei, Luisa) condotta lineare e ineccepibile e che lei, Luisa, dichiara. Completa di note personali. Sincere e appassionate, aspetto umano davanti al quale non possono non esprimere la mia considerazione e rispetto.

    Buon lavoro!

    Guido Sperandio 

     

  13. Gentilissimo,
    mi permetta di dissentire…
    lei sta ponendo dei giudizi personali su dei prodotti mentre io critico l'evoluzione concettuale della pubblicita'…i suoi metodi…i suoi perche'.

    a me la pubblicita' dei jeans jesus piace molto, non fosse altro per lo sdoganamento di una celebre frase "religiosa" tralasciando l'uso del corpo femminile che pero' negli anni '70 si era ancora agli albori….(le faccio notare a questo proposito di osservare bene i manichini di un qualunque negozio di intimo: perche' i manichini femmina hanno sempre i capezzoli turgidi e i maschietti non hanno un bel pacco in erezione? eh? a me, come donna, piacerebbe molto vedere un bel pacco in erezione sotto i boxer esposti, contrari al buon costume? bene allora toglietemi anche i capezzoli turgidi delle donne, grazie)

    La cocacola e' un prodotto…come lo puo' essere il te' infre'…o la redbull…sono prodotti.

    Le sigarette? fino a 20 anni fa si fumava ovunque.adesso oh oh ci si e' resi conto che fumare fa male: magari c'e' meno pubblicita' ma intanto per me che fumo sigarette e tabacco sono ancora un libero acquisto e come sono del tutto "ADVproof" dai messaggi "positivi" ovvero compra questo e quello, lo sono anche da quelli negativi: ovvero le scritte ridicole sui pacchetti.
    e veniamo al punto:

    il punto e' che la gente non usa il cervello ed almeno nel nostro paese, dove la cosa e' straevidente rispetto all'estero, e' abituata a delegare la responsabilita' della propria vita all'esterno da se.

    Insomma prendono decisioni…ma la responsabilita' non e' mai loro ma di altri. SEMPRE. di Dio, della mamma, della societa', della pubblicita'. La pubblicita' e' un mezzo e se e' diventata tale…e' anche perche' come tutte le cose umane sfrutta e segue appunto l'umano divenire.

    Il punto e' che prima di tutto dovremmo noi elevarci dalla nostra propria minorita' mentale e imparare ad assumerci gli oneri oltre che gli onori di cio' che siamo, cio' che diciamo e facciamo. Nel bene e nel male…

    questa e' precisamente la mia linea…
    inutile cercare capri espiatori…il problema e' che e' necessaria un inversione di rotta nostra, personale, intima. Pubblicita' e tutto il resto, politica compresa, seguira' a ruota….

  14. Ripeto quanto ho scritto:

    «Condivido lo spirito della sua ultima risposta.
    Unica precisazione che mi preme fare riguarda il capoverso: il punto e' che la pubblicita' come sappiamo ha un solo scopo: avvisare il possibile interessato che sul mercato ci sono determinati servizi che potrebbero interessargli, perche' utili o meno comunque, migliorerebbero la sua vita.»

    Ergo, c'è la condivisione almeno per quanto concerne il precedente vostro post e questo sia almeno chiaro. Quindi buona parte dei vostri discorsi ultimi sono ampiamente superati.

    Ma sia altrettanto chiara  la mia riserva sulla frase che daccapo ho voluto sopra riportare e cioè sul fatto che la pubblicità ha un solo scopo ecc. 

    Frase che resta tutt'ora inevasa perchè chiaramente molto-molto azzardata.

    PS: Rivolgendovi a me, invece del "gentissimo" si dica pure "esimio", almeno l'ironia sarebbe tanto palese da risultare umoristica e darmi lo spunto per una gran risata. 

       

  15. veramente ero sincera…non ero per nulla ironica. 🙂
    cioe' raramente si trovano persone con le quali colloquiare di temi che vanno oltre il megero parlottare…di qualcosa a cui tengo…ovvero la pubblicita' senza scadere nella solita conversazione da bar sport. o nel vittimismo.

    Perche' ci tengo.

    molto azzardata in che senso?
    o non ho capito una cippa io… sino ad adesso…o non so.
    pero' per me davvero concettualmente la pubblicita' e' quello. Poi il come e' un altro discorso. il fatto di averci poi costruito sopra imperi e' un altro discorso ancora. Chiaro che tutto ha un proprio sviluppo e un divenire legato a fattori esogeni ed endogeni…

    Ma quando cominciano ad arrivare gli accademismi…non e' solo una questione che e' passato abbastanza tempo per fare storia, ma ci sono anche persone che sulla leva del passato cercano di innalzare se stessi e il proprio ruolo. come appunto e' successo per il pomposo nome della facolta' di "scienze della comunicazione" (gia' scienze dell'architettura ha tutt'altra genealogia ma l'approccio e' il medesimo)

    La teoria della comunicazione per me ha ancora origine dalla scuola di palo alto, il MRI e gli studi di Bateson e compagnia bella (ricordo lui perche' anche legato da una questione personale)…ovvio che poi le teorie si mischiano nei riscontri reali.

    Lei dice che e' un inutile spreco di energie? e perche', la pubblicita' e' naturalmente connessa al commercio.

    come diceva henry ford: "Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l'orologio per risparmiare il tempo."

    le chiedo di rispiegarmi quindi visto che evidentemente non ho capito.
    e non e' sarcasmo il mio…sono davvero stanca mentalmente…
    🙂
    intanto buon ponte a tutti e soprattutto alla titolare che regala sempre ottimi spunti….di discussione e riflessione con il suo blog.

    p.s. geniale l'idea che ogni post che entra uno viene cancellato e messo via…;-) come fare con un blog/diario? ci pensero'…

  16. Ripeto ancora per la terza volta, e la voglio ripetere tale e quale, la frase che mi è stata scritta : « il punto e' che la pubblicita' come sappiamo ha un solo scopo: avvisare il possibile interessato che sul mercato ci sono determinati servizi che potrebbero interessargli, perche' utili o meno comunque, migliorerebbero la sua vita.»

    E spiego perchè è azzardata, forma garbata che scelsi per non definirla assurda, folle: 
    avvisare il possibile interessato che sul mercato ci sono determinati servizi  che potrebbero interessargli perchè UTILI? UTILI? E ripeto :UTILI? E quali? Dove?
    Come, per esempio, le merendine Ferrero o il Mulino Bianco? Il quale Mulino Bianco…. creazione e orgoglio di un certo creativo che va per la maggiore e se ne attribuisce addirittura la paternità, peraltro, pur non avendola?  Perla nella perla?  – dico io. Giusto per fare un esempio.
    E dimentincandoci che a forza di queste sonore palle ci siamo dimenticati di quello che è veramente il pane, IL PANE, specie per chi non ce l'ha (mezzo mondo). Salvo poi fare un'altra campagna per le fibre utili all'intestino…. ecc. …. e già. Perchè a forza di merendine abbiamo bambini ipertrofici bulimiici, e alloora via alle campagne per vendere servizi UTILI e farli dimagrire dopo averli ingrassati….

    I servizi utili che migliorebbero la sua vita ….

    Suvvia, diamoci una mossa. Continuiamo pure a trastullarci. Tutti complici coscienti o peggio ancora, incoscienti. A forza di migliorarci la vita si vedono facce in giro sorridenti? Vado in metrpoloitana e mi pare di vedere il contrario. Sarà che non mi drogo….

    Forse prima ancora di insegnare a tutti a scrivere (cosa? palle?) insegnamo (aggiungeteci pure la i in mezzo) a tutti a rendersi conto a che punto siamo con i nostri giochetti, tutti, di furbizia spicciola, di SUV e apparenze. Di grandi e piccole conquiste di vantaggi, che poi sono in realtà piccole e grandi truffe,  in cui tutti stiamo vivacemente collaborando a mandare il pianeta in palla.  

    Guarda un po' i premi Nobel dell'economia che casino hanno combinato, Wall Street con i guru grandi veggenti dello sviluppo senza tregua, del ciclo economico sempre in impennata…. I grandi esperti!!!! Della comunicazione, dell'economia di questo e di quell'altro.

    Chiudo col famoso fin troppo (ma anche questo ahimè spesso malamente usato): se incontri il Buddha per la strada uccidilo.

    Guido Sperandio

    PS: la politica è meno distante di quanto si pensi da quello che è il substrato che quella politica rappresenta.

    ——————————————————————————

    Nota finale, questa sì personale: Cara amica, se sono qui ancora a scriverle è perchè le sue righe sono state…. gentili (lo dico senza… ironia) e umane. Che alla fine è l'unica dote che riesco ancora ad apprezzare pronto a coglierla dovunque si manifesti.
    Non finirò mai di essere un sentimentale, e pazienza se il mondo va come va, e amen.  
    (Penso ai poveri uccelli incatramti, ai genocidi quotidianamente perpetrati di esseri umani indifesi, uccelli, animali, foreste….)  

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